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MotoGP, Rossi: "Le 500 mi sono rimaste nel cuore, ma il mondo va avanti"

"Sono contento di avere lottato con Stoner, uno dei piloti più veloci e selvaggi della storia. So che a Valencia sarò triste, ma devo pensare che Misano è una gara come un'altra"

MotoGP: Rossi: "Le 500 mi sono rimaste nel cuore, ma il mondo va avanti"

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Domenica, a Misano, Valentino Rossi disputerà il 430° Gran Premio della sua carriera, l’ultimo in Italia prima del ritiro. Il Dottore è l’ultimo dei piloti ancora in attività ad avere corso con le 500, moto che sono rimaste leggendarie per ogni tifoso. Proprio oggi, Stoner ha detto come l’introduzione dei 4 tempo nel motomondiale abbia reso la guida più ‘facile’ e quindi meno emozionante.

L’unico che può certificare questa opinione è proprio Valentino.

Ho corso con Casey durante tutti i suoi anni in MotoGP, in cui ha dimostrato di avere un talento naturale incredibile fin dall’inizio. Sono stato contento di avere lottato con lui, uno dei piloti più veloci e selvaggi della storia  - gli riconosce i meriti - Per quanto riguarda la diatriba tra 2 e 4 tempi, potremmo stare qui a parlarne a lungo. È chiaro che i 2  tempi avevano un grande fascino sia per i tifosi che per i piloti, a partire dal umore, erano più moto da corsa. Però a un certo punto il mondo è cambiato, è stato uno shock per tutti i piloti, perché amavamo le 500, anche se quando le portavi al limite non ti sentivi mai completamente a tuo agio, in accelerazione erano pericolose”.

E le MotoGP?
Le 500 mi sono rimaste nel cuore, ma mi piacciono comunque, sono più controllabili, ma anche incredibilmente veloci. Alla fine è la normale evoluzione delle cose.

Tutto finisce, anche la tua avventura nel motomondiale sta per farlo.
“È un po’ strano, anche perché è il secondo GP qui, ma nell’ultimo anno ci siamo abituati. Per me sarà una grande occasione per salutare tutti i tifosi italiani. La mia è stata una lunga storia e devo ringraziare tutti i miei fan perché ho avuto e ho ancora un supporto incredibile, in tutto il mondo. Ho sempre dato il massimo, ci siamo divertiti molto insieme. Domenica sarà emozionante, ma rimarranno altre due gare. Quando arrivi alla fine ti senti sempre un po’ triste, ma ci divertiremo ancora.

Hai dichiarato di essere in paranoia pensando a Valencia.
Non è andata proprio così, hanno estrapolato una parte. Non ho usato quel termine in senso negativo, innanzitutto, e poi ho semplicemente spiegato che in Austria, dopo aver ufficializzato il mio ritiro, ero rimasto comunque concentrato perché avevo ancora metà stagione da correre. Sapevo già che a Valencia sarebbe stato diverso, sarà la mia ultima volta sullo schieramento, ma non ho comunque cambiato idea: mi ritirerò (ride)”.

Cosa ti lasceranno questi 26 anni di corse?
Quando fai sport fin da bambino impari molto, insegnamenti che ti servono anche per la tua vita normale. In moto sei da solo, ma il nostro è anche uno sport di squadra e ho imparato a lavorare con gli altri, tutte quelle persone mi hanno fatto crescere, reso più forte e intelligente”.

Come affronti queste ultime gare?
Ho tante cose da fare, tutti vogliono organizzare qualcosa, e non è sempre facile gestire la situazione. Però quando sali su una MotoGP devi essere concentrato, io non penso che correrò per l’ultima volta a Misano, ma che sarà un’altra gara. In cui voglio essere competitivo e stare nei primi 10”.

Domenica Quartararo avrà il primo match point per il titolo, che consiglio ti senti di dare a lui e Bagnaia?
“Fabio vorrà chiudere il campionato il prima possibile, più le cose vanno alle lunghe e più diventano difficili. Il mio consiglio per Pecco è fare come nella prima gara a Misano: pole position e vittoria, mi sembra la  cosa più intelligente da dire (ride). Sarà una grande sfida ed entrambi si sono meritati di viverla. Peccato che Pecco abbia perso qualche punto per strada, altrimenti sarebbe stato ancora più divertente”.

Il prossimo anno sarai comunque in MotoGP con il tuo team, cosa rispondi alle voci che parlano di Brivio come team manager?
“Ho una buona relazione con Davide, è stata la persona che mi ha convinto a firmare per Yamaha nel 2004 e con lui ho condiviso i momenti migliori della mia carriera. Mi piace molto il suo modo di lavorare, per è il miglior team manager del paddock e può fare la differenza, come è successo in Suzuki. Detto questo, non abbiamo parlato del suo futuro e se tornerà in MotoGP non lo farà con la mia squadra. Abbiamo altri programmi”.

 

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