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Truffa del Motocross: due arresti per i furbetti dell'importazione

Nel Comasco sono finiti in manette due cittadini italiani che con un sistema di società e prestanome importavano motocross in totale evasione fiscale

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In Italia abbiamo un problema con le moto da cross, l'abbiamo già scritto tempo fa. Un problema talmente grande da far mobilitare ANCMA e molte case produttrici di motocross come Honda, Yamaha, KTM, GAGAS e Husqvarna per mobilitare le coscienze dei clienti, ma anche per allertare le autorità in merito ad una vera e propria truffa che da anni ormai permette a pochi, scorretti, rivenditori di evadere totalmente le imposte e applicare prezzi a ribasso rispetto al listino.

I primi risultati

La campagna di ANCMA e il lavoro delle Forze dell'Ordine ha dato i primi risultati: nel Comasco infatti la Guardia di Finanza ha arrestato due persone per evasione proprio ricostruendo il “tragitto” delle motocross che finivano in concessionaria a prezzi stracciati. Durante le indagini, come riporta varesenews.it si è scoperto che uno dei due indagati aveva costruito una vera e propria rete di società intestata a prestanome importando dall'estero dal 2015 ad oggi migliaia di moto poi commercializzati in tutta Italia, evadendo totalmente le tasse dovute. Un commercio illecito che avrebbe fruttato al “furbetto” oltre 15 milioni di euro.

Come funziona

Questo artificioso passaggio di vendite può essere spiegato in maniera relativamente semplice: In pratica viene simulata la vendita introcomunitaria di mezzi in regime di non imponibilità, con registrazione di fatture a clienti diversi da quelli che poi acquisteranno la moto. In questo modo le moto per la legge escono e rientrano in Italia, ma in realtà non si sono mai mosse. La differenza è che possono essere proposte a un 20-25% in meno rispetto al listino ufficiale grazie alla perdita dell’aliquota IVA.

Una truffa su larga scala

L'indagine e i conseguenti arresti potrebbero essere visti come un fatto di cronaca relegato a pochi rivenditori, ma non è così: questa struttura illecita fatta di trinagolazioni tra aziende italiane e straniere avrebbe portato a galla un fenomeno che interessa il 20% del mercato nazionale, pari a 30 milioni di euro, a discapito anche di chi acquista con l'abbaglio di un cospicuo risparmio.

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