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MotoGP, Bagnaia: "Correre così ad Austin è pericoloso, se cadi resti in pista"

"Per me è difficile dire di non correre, ci perderei, ma non ti senti sicuro a guidare in queste condizioni. Non pensi ad essere veloce, ma a non fare muovere la moto"

MotoGP: Bagnaia: "Correre così ad Austin è pericoloso, se cadi resti in pista"

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Praticamente tutti i piloti sono d’accordo: Austin è un vero e proprio disastro. La pista è in condizioni critiche e la preoccupazione principale, più che fare il tempo è quella di rimanere in sella con la moto che sembra un toro imbizzarrito sui tanti avvallamenti. Più che parlare di tempi e classifica, l’argomento del giorno è questo.

Questo è uno dei circuiti più pericolosi su cui abbia mai corso - afferma Pecco Bagnaia - Tutti abbiamo la stessa opinione, ma siamo qui per correre e lo faremo. Sarà interessante andare in Safety Commission, perché siamo tutti arrabbiati: di solito quando si mette il nuovo asfalto le condizioni migliorano, qui sono peggiorate. Dobbiamo capire perché hanno fatto quello che hanno fatto”.

Cosa significa correre in queste condizioni?
Non puoi rilassarti, altrimenti cadi e sarà difficile in gara anche solo stare in pista, perché la moto fa delle cose che non ti aspetti. Basta guardare i cronologici dei piloti: da un giro all’altro c’è un secondo di differenza, essere costanti è complicato”.

Pensi di non correre?
Per Quartararo, che ha 48 punti di vantaggio, è facile dire di fermarsi, per me è più difficile. Il problema è che su questa pista quando cadi c’è il rischio di rimanere in pista, è pericoloso. Se non sarà possibile riasfaltare completamente il circuito, allora sarà meglio non tornare. La situazione è veramente strana: col bagnato il vecchio asfalto si asciuga prima del nuovo ma non ha grip”.

Cosa intendi quando dici che il circuito è pericoloso?
Che non puoi guidare pensando solamente a essere il più veloce possibile, devi tenere stretta la moto per non farla muovere, è dura. Oggi, alla curva 10, ha saltato talmente tanto che mi si è chiuso l’anteriore. Come ho detto, se cadi in quel punto rimani in mezzo alla pista e in gara, con 20 moto che ti seguono, non è facile poi spostarsi, non voglio neanche pensare a cosa potrebbe succedere. Venire a correre negli Stati Uniti è affascinante, ma così questo è diventato il circuito più pericoloso. Parleremo in Safety Commission e capiremo cosa fare”.

Allora non sarebbe meglio fermarsi, come era stato fatto a Silverstone nel 2018?
La pista è in condizioni peggiori di Silverstone 3 anni fa. Io sto lottando per il titolo, se non corressi andrei in perdita, ma dall’altra parte non ti senti sicuro a guidare così, è facile commettere degli errori. Non puoi spingere al limite perché sei sempre oltre al limite. Per le Moto3, che sono leggere, non è un grande problema, ma già per le Moto2, che non hanno controlli elettronici, la situazione è critica. In Safety Commission dirò la mia, in teoria non siamo obbligati a correre, ma basta che due o tre piloti decidano di farlo e allora lo dovremo fare tutti”.

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