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MotoGP, Rossi: "c'è troppa aggressività in pista, il problema è questo, non l'età"

"Il motociclismo è pericoloso, ma bisogna educare i giovani piloti a rispettarsi. E i giudici devono far rispettare le regole. Austin? Amo questa pista, qui il pilota è molto importante. Ci sono delle sezioni dove si possono fare diverse traiettorie"

MotoGP: Rossi: "c'è troppa aggressività in pista, il problema è questo, non l'età"

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Per meno di mezzo secondo, ad Austin, Valentino Rossi perse la possibilità di vincere il suo ultimo Gran Premio. Era il 2019 e Vale terminò alle spalle di Alex Rins. Fu una strana sconfitta: dopo esser stato raggiunto e superato, infatti, il 9 volte iridato perse molto terreno, sbagliò una staccata arrivando lungo e fuori traiettoria, ma poi nell’ultimo giro finale recuperò moltissimo, anche se non fu sufficiente per permettergli di giocarsi la volata. Forse per questo motivo non vede l’ora di rimettere le ruote in pista. Su questa pista.

“Sono felice di essere qui, questa pista la amo, è una grande pista. Nel 2019 ho avuto la possibilità di vincere, purtroppo alla fine Rins mi batté, ma feci alcuni errori, ciononostante fui molto competitivo”.

Il motivo di questa competitività Valentino lo conosce.

“Su questa pista il pilota è molto importante. Ci sono delle sezioni dove piloti diversi possono interpretarla differentemente. C’è una sezione con sette curve, una di seguita all’altra, nella quale si possono seguire diverse linee. Una cosa inusuale sulle piste moderne dove normalmente ce n’è una sola. E poi c’è anche la parte meccanica: l’asfalto è molto sconnesso, ci sono molte buche, quindi la moto non solo deve fare le curve, ma assorbire le buche”.

Ormai il motomondiale ha preso la sua direzione, al contrario la Superbike vive una grande battaglia fra Razgatlioglu e Rea. E Rossi ha sua opinione su entrambi i piloti.

“Toprak mi piace molto, è un giovane moderno, e fisicamente è molto preparato e ha un grande controllo della moto. È un suo punto forte. Sono molto curioso del test che affronterà a fine stagione sulla M1, perché potrebbe essere competitivo in MotoGP. Quest’anno la battaglia con Rea è interessante, perché sono entrambi due grandi piloti della Superbike. È un peccato che Rea non sia passato in MotoGP cinque o sei anni, aveva il potenziale per andare forte. E forse andrebbe forte anche ora”.

La Superbike è una categoria nella quale si lotta al coltello, ma è nulla in confronto a ciò che si vede nelle piccole cilindrate, ed il terzo incidente mortale dell’anno, avvenuto a Jerez nella SS300, ne è la conferma.

“E’ stato un disastro quello di Jerez, ed è la terza volta che è coinvolto un pilota giovane. Cosa possiamo fare? Uno dei momenti più pericolosi nel nostro sport è cadere ed essere investiti. Nella SS300 c’erano quarantadue moto al via, e sono molte. In questo modo il rischio è troppo alto. Poi le moto sono pesanti e non sono molto veloci. E per questo rimangono sempre tutte attaccate, così il rischio che un incidente così possa succedere aumenta. Cosa possiamo fare? Innanzitutto bisognerebbe avere maggiore rispetto per le bandiere gialle. Non conosco la dinamica dell’incidente, ma quando i piloti vedono la bandiera gialla nella maggior parte dei casi cercano solo di perdere meno tempo possibile. Negli ultimi anni i giovani piloti sono molto, molto,  molto aggressivi e fanno paura perché tutti danno il massimo in uno sport, il motociclismo, che è già pericoloso di suo. Non so se la giovane età sia un aggravante: può essere. Si può aumentare di un anno, due, ma soprattutto le gare dei giovani devono essere dirette con maggiore attenzione e se uno dei piloti fa qualcosa di pericoloso la penalità deve essere dura. Negli ultimi anni l’aggressività dei piloti è salita molto, è questo il problema, non l’età. Il nostro sport è fantastico, tutti lo amiamo, ma bisogna rispettarsi quando si è in pista. Questo è molto più importante di guadagnare due posizioni, per la propria sicurezza e per quella dei colleghi. Dovrebbe passare questo messaggio, perché quando le vedo mi sembra che rischino moltissimo e non si preoccupino per gli avversari. Questo è molto importante per il futuro”.

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