Tu sei qui

SBK, Redding: "Ho paura a guardare le gare della SS300, ma l’età non c’entra"

"Quando si corre c'è ogni qual volta tensione, a prescindere dall'età e il rischio si cela dietro l'angolo, l'età non c'entra nulla. Abbiamo gareggiato perché la famiglia di Benta Vinales voleva che continuassimo in suo onore"

SBK: Redding: "Ho paura a guardare le gare della SS300, ma l’età non c’entra"

Share


Complice la prematura scomparsa di Dean Berta Vinales, la Superbike ha visto condensare le due gare "lunghe"  nell'arco di appena tre ore. Tolta dunque la Superpole Race, entrambe le contese hanno proiettato sul podio Scott Redding, il quale ha terminato rispettivamente in terza e seconda posizione. Nel medesimo teatro dove lo scorso anno conquistò una bellissima doppietta in piena ripartenza post-lockdown, anche quest'oggi il portacolori Aruba.it Racing Ducati si è rivelato uno dei grandi protagonisti, specialmente in Gara 2 in cui è riuscito a tenere testa a Toprak Razgatlioglu, salvo poi doversi arrendere nel finale allo strapotere del turco.

"Dovevo dare il massimo per tenere dietro Toprak, ci ho provato in ogni modo, ma ho esagerato. Ero veramente al limite, però sono soddisfatto perché durante il week-end non ho avuto un buon feeling con la moto  - ha precisato - nelle prove mi aggiravo quasi sempre intorno al quinto-sesto posto, invece in Gara 1 mi sono sentito a mio agio. Nella successiva gara avevo maggiore confidenza, un buon passo, credevo in me stesso. Malgrado la brutta partenza, sono stato in grado di recuperare su piloti che reputavo più veloci di me in alcuni punti. Ho tentato di beffare Toprak, però il sorpasso non è andato bene in quanto non sapevo il reale limite della moto dopo quanto accaduto nei giorni scorsi. A volte sembra una partita a scacchi, oggi ho perso".

Gioco-forza, l'incidente occorso al giovanissimo pilota spagnolo nella giornata di ieri ha aperto un dibattito importante sul tema della sicurezza. Il motociclismo è uno sport pericoloso, tuttavia, l'inglese si sofferma sulle criticità di una categoria quale la SuperSport 300.

"Nonostante l'elevata sicurezza, abbiamo sempre più fatalità. Il livello è talmente alto che non si ha un attimo di pausa. Quando si corre c'è ogni qual volta tensione, a prescindere dall'età e il rischio si cela dietro l'angolo. Nessuno correrebbe se pensasse che potrebbe morire, io stesso. Siamo a conoscenza del rischio a cui andiamo incontro, l'età non ha nulla a che fare con questo discorso. So giusto che quelle moto sono particolarmente pesanti per ragazzi esili. Guardare questo tipo di gare mi fa paura in quanto sono assai ravvicinati tra loro, mi fa paura solo guardarle. Tempo fa non avveniva così, le corse si decidevano nelle ultime curve, adesso ci sono oltre 15 piloti tutti attaccati fin dal giro d'apertura. Il margine di errore è infinitesimale. Abbiamo gareggiato perché la famiglia voleva che continuassimo in suo onore. Se loro dicono di non girare, lo facciamo, altrimenti proseguiamo", ha spiegato.

Articoli che potrebbero interessarti