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SBK, Bassani: "Non penso ai soldi, ma a diventare una bandiera per Ducati"

VIDEO - Axel nella nostra diretta: "se vinci i soldi arrivano, ma se li prendi quando non sei pronto ti bruci. La SBK è la mia casa, dopo una gara in Moto2 ho voluto tornarci"

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Axel Bassani è una delle più belle sorprese del mondiale SBK 2021. Quando il team Motocorsa di Lorenzo Mauri ha annunciato che avrebbe puntato su di lui per questa stagione, non tutti erano convinti che si trattasse della scelta giusta, ma Bassani ha zittito tutti a suon di risultati ed il podio conquistato a Barcellona, dove ha chiuso al secondo posto rischiando di battere anche Redding, è la migliore dimostrazione di quanto fosse saggia la scelta di Mauri. 

Giovane, eppure molto maturo e soprattutto consapevole delle proprie possibilità. Questo è il modo in cui ci sentiamo di descriverlo dopo aver parlato con Axel di tanti argomenti, scoprendo un ragazzo umile ma molto determinato e pronto a restare a lungo nel mondiale SBK, nel paddock in cui si sente a casa ed in cui ha ampiamente dimostrato di meritare di stare. Il podio di Barcellona avrebbe potuto mettergli pressione, ma Bassani sta prendendo le cose nel modo giusto. 

"Sto cercando di non mettermi pressione addosso da solo. Ho fatto un bel risultato, ma devo restare tranquillo e continuare a lavorare bene come stiamo facendo. Un po’ alla volta ci prendiamo le nostre soddisfazioni, ma adesso dobbiamo ripetere questi risultati anche sull’asciutto".

C'è stato l'annuncio del ritiro di Davies, che è stata una bandiera di Ducati in SBK. Ti piacerebbe ripercorrere le sue orme?
"Mi piacerebbe diventare una bandiera per Ducati come lo è stato Davies in SBK. Lui ha fatto una carriera straordinaria, si è giocato i mondiali ed ha vinto tante volte. A me è sempre piaciuto Chaz, era tra i miei preferiti con Rea. Sono stati sempre i miei piloti di riferimento e vedere oggi che ha deciso di mettere fine alla sua carriera, mi ha un po’ emozionato. E’ stato toccante, gli auguro il meglio per la sua vita, adesso potrà godersi di più la sua famiglia".

La tua carriera non è sempre stata facile. 
"La mia carriera non è stata facile per quanto riguarda il budget, ho passato anche due anni a casa perché non avevo i soldi per correre. E’ assolutamente vero che oggi nel motociclismo se non sei nella squadra ufficiale, devi portare qualcosa. Le squadre vanno avanti con gli sponsor che trovano e negli ultimi due anni con il Covid la situazione è diventata ancora più difficile. Non è una cosa da nascondere, sarebbe bello essere pagati come avviene in tutti gli altri sport anche a livelli più bassi. Magari un giorno cambierà, oggi tanti piloti promettenti non trovano lo sponsor e stanno a casa. Non è neanche colpa delle squadre, perché fanno di tutto per trovare il budget, ma se non hanno aiuti è difficile andare avanti". 

Deve essere stato difficile restare fermo tanto tempo. 
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Restare a casa non è per niente divertente, ma devi avere la forza di trasformare quel dolore in determinazione, devi darti obiettivi. Non è facile, perché tu sei a casa e gli altri continuano. Poi sta a te essere in grado di tornare e lavorare a testa bassa per farti trovare pronto". 

Ti sei messo ampiamente in mostra in questa stagione, adesso punti ad una moto ufficiale?
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Io da persona onesta, non credo di essere pronto per una moto ufficiale. E’ il primo anno, devo imparare ancora tanto e mi sento troppo giovane. Secondo me se vai a correre da ufficiale, non vai per fare esperienza ma per vincere da subito. Per me, è meglio stare in una squadra piccola che è come una famiglia, dove puoi imparare tante cose e crescere. Poi quando sarà il momento, mi farò trovare pronto per la moto ufficiale". 

E se dovesse bussare una Casa come Honda? Accetteresti un ingaggio importante anche sapendo di non essere forse pronto al 100%?
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Se arriva una Casa come la Honda, è chiaro che devi ascoltarli. Io non vengo da una famiglia ricca, il mio obiettivo è diventare campione del mondo, non fare i soldi. Preferisco restare dove posso raggiungere i miei obiettivi, perché se prendi i soldi quando non sei pronto cosa succede? Magari fai un anno brutto e dopo sei finito. Io invece voglio diventare campione del mondo e correre per tanto tempo. Poi se vinci i soldi arrivano, non è quello il problema". 

Bassani: "Nel 2017 dopo una sola gara di Moto2 chiesi di tornare nel paddock SBK. Mi sento a casa qui"

Ti senti a casa in SBK, oppure vorresti tornare nel paddock del motomondiale?
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Io sento la SBK come la mia casa. Anche nel 2017 in Moto2, dopo la prima gara corsa lì ho detto a chi mi seguiva che volevo tornare in SBK, perché mi piace il clima più familiare che c’è in questo paddock. Mi trovo bene qui, mi sento bene con me stesso. Poi, mai dire mai. Magari tra qualche anno cambierà qualcosa, ma adesso qui mi sento benissimo". 

In Ducati ci sono tanti piloti che hanno stili diversi. Tu a chi ti stai ispirando nella tua crescita?
"Non c’è un singolo pilota da cui ho imparato, specialmente in pista mi piace girare da solo. Nei test poi ero troppo lento per seguire gli ufficiali. Guardo i dati di tutti, cerco di capire i punti forti di ognuno. Ma non c’è un pilota che mi fa dire ‘ecco, io voglio guidare come lui’. Davies ad esempio ha uno stile molto particolare, non è facile imitarlo. Adesso mi ispiro di più a Scott e Michael". 

Ma è vero che la Panigale V4 è una moto difficile e che cambia molto da pista a pista?
"La Panigale V4 è una moto molto sensibile, quindi è vero che cambia comportamento da pista a pista. Sente tanto le condizioni meteo, la temperatura dell’asfalto. Il suo punto di forza è il motore, ma anche in staccata è ottima. Ad inizio stagione facevo fatica a farla girare, mentre ora abbiamo trovato una buona base e mi trovo bene. E’ una moto difficile da mettere a punto, ma quando poi trovi l’assetto ha un potenziale enorme". 

Bassani: "La Panigale V4R è molto sensibile, ma ha un potenziale enorme"

Pensi di essere riuscito a cucirti addosso la moto adesso?
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Se devo essere onesto, non sento di essermela cucita addosso al 100%. Ci sono ancora delle cose che dobbiamo migliorare, però da dopo Assen ho trovato il giusto compromesso. Adesso la base c’è, ho un’ottima ergonomia in sella e faccio meno fatica a guidarla. Sono al punto in cui vado forte, ma manca quell’ultimo pezzettino che poi è il più difficile da trovare. Ma penso che lavorando ci arriveremo". 

L'hai raccontata tante volte, ma vogliamo sapere della tua emozioni a Barcellona. Quando hai capito di poter salire sul podio?
"Quando sono partito mi sono visto lì davanti ed era anche strano. Per me era un sogno stare con tutti i top rider, poi ho visto che ne avevo e che tenevo il passo dei migliori e quindi ci ho provato. Ho fatto una bella bagarre con Toprak e mi sono divertito, lui non molla mai. Ci siamo divertiti a lottare, ma abbiamo anche perso un po’ di tempo. Purtroppo a Toprak si è spenta la moto, ma secondo me se non si fosse fermato non ci avrebbero raggiunto perché ci tiravamo a vicenda. Il podio è stato come un sogno, non pensavo di salirci quest’anno".

Secondo te chi lo vince questo mondiale?
"Io penso che Toprak sia quello più in palla adesso, sia dal punto di vista fisico che mentale. Penso sia a posto ed ha tutte le carte per giocarsi il titolo, poi ovvio che Redding e Rea non stanno lì a guardare. Non so quale sia il vero livello della Kawasaki, ma secondo me è Rea che tante volte ci mette una pezza. Quest’anno non è perfetto come in passato, segno che è un po’ al limite, ma penso che resterà in gioco fino alla fine, non è di certo uno che molla. Le carte per vincere le ha tutte". 

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