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MotoGP, Gubellini: "Sento la responsabilità di mandare Quartararo al limite"

VIDEO - Il capotecnico racconta Fabio: "era costante dal 2019, con la M1 dello scorso anno tutti i piloti hanno avuto risultati mediocri. Vinales sarà subito veloce con l'Aprilia"

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Al fianco di un grande pilota c’è sempre un grande capotecnico, una regola forse non così ferrea ma che vale in molti casi. A volte, pilota e capotecnico diventano grandi insieme e questo sembra proprio il caso di Fabio Quartararo e Diego Gubellini, che dal 2019 formano un’accoppiata formidabile. L’ingegnere italiano è stato l’ospite di una diretta di GPOne (trovate il video integrale qui sopra) in cui ha mostrato il rigore tipico del suo ruolo unito a una spiccata ironia: “è più Fabio ad essere la mia arma segreta che io la sua” si è presentato ridendo.

Diego, nel 2019 Quartararo arrivò in Petronas quasi per caso e all’inizio non doveva essere il tuo pilota. Ti aveva creato qualche perplessità?
A me piace avere un rapporto continuativo con i piloti, in una sola stagione non si riesce a sfruttare tutto il potenziale da entrambe le parti, quindi l’idea era continuare la collaborazione iniziata con Morbidelli nel 2018. Desideravo comunque lavorare con un pilota giovane ed ero contento, Fabio era sicuramente un pilota di talento. Mi è dispiaciuto non potere continuare con Franco, ma l’idea mi è piaciuta e bisogna essere fortunati a lavorare con un pilota così di talento”.

Qual è stata la tua prima impressione all’esordio?
È stato veloce fin da subito, quello è stato chiaro dai primi test, perché riusciva a fare tanti giri con tempi non lontani da quelli dei migliori. Poi ha anche acquisito l’abilità di fare il giro secco e lo ha fatto in tempi brevi. Da lì è stato un lavoro per accumulare esperienza, nella MotoGP moderna non basta essere veloci, avere il ritmo o essere intelligenti, ma un mix di tutte queste cose”.

"Quartararo deve ricordarsi che nello sport non ci si può mai sentire arrivati"

Qual è un difetto di Quartararo?
Una persona va valuta nella globalità e tutti abbiamo difetti, ha sicuramente delle cosa da migliorare e sta cercando di farlo. Secondo me è importante capire che nello sport si può sempre migliorare, il messaggio più importante che deve avere nella sua testa è quello di non sentirsi mai arrivati. Immagino che campioni come Marquez e Valentino la pensino così”.

Qual è invece il suo punto di forza rispetto agli altri piloti Yamaha?
Fabio riesce ad essere veloce usando diversi punti di forza. Quello che voglio dire è che riesce ad andare forte  a seconda delle circostante frenando più forte, oppure avendo più velocità di percorrenza, o ancora gestendo meglio la gomma posteriore. La sua forza è riuscire a saltare da un punto di forza all’altro rimanendo costante durante la gara o da una pista all’altra”.

"Quartararo era costante già nel 2019, lo scorso anno tutti i piloti con la M1 2020 fecero risultati mediocri"

Come è cambiato dallo scorso anno, in cui o vinceva o spariva, a questo, in cui oltre che veloce è sempre costante?

Nel 2019, all’esordio in MotoGP, da Barcellona in poi o lottava per il podio o è caduto, quindi con quella moto era in grado di essere costante. Il 2020 è stata una stagione molto particolare, per il calendario ma soprattutto sotto l’aspetto tecnico. Avevamo ereditato una moto senza provarla, quindi siamo parti leggermente svantaggiati, era arrivata solo nei test in Qatar. La moto 2020 era completamente diversa sia nella distribuzione dei pesi, sia come erogazione motore e anche nell’utilizzo delle gomme. Siamo riusciti ad andare forte dove Fabio faceva una differenza abissale, parliamo di Jerez e Barcellona, dove Fabio avrebbe vinto anche con Ciao (ride). La chiave di lettura dell’anno scorso è stata che tutti i tre piloti che usavano quella moto, quindi Fabio, Maverick e Valentino, hanno fatto dei risultati mediocri e sono riusciti a tappare i buchi solo in determinati posti, dove potevano fare la differenza. Mentre con la moto 2019 Fabio si giocava il podio tutte le domeniche”.

"A Fabio ho detto: non serve essere stratosferici nelle giornate buone, ma molto bravi in quelle cattive"

E il cambiamento di Quartararo dal punto di vista personale?
Oltre a essere cresciuto, ha potuto fare esperienza sul come le gare si sviluppano, quindi è più tranquillo perché ha vissuto più situazioni, cosa che un esordiente non ha fatto. Fabio è partito quest’anno con l’idea di provare a giocarsi il Mondiale, non di vincerlo. Come gli ho detto: non serve essere stratosferici nelle giornate buone, serve essere molto bravi in quelle cattive. È quello che sta facendo, come in Austria.

Ha delle superstizioni particolari?
Gli piace il numero 17, ma non il 13. Poi una serie di riti: in prova batte al pugno solo alle persone che si trovano davanti a lui mentre va verso la moto, mentre per qualifica e gara lo batte a tutti quelli del suo gruppo”.

Cosa cambia per un capotecnico passare da un team satellite a uno ufficiale?
Il lavoro è simile, ma cambiano gli obiettivi e la pressione, come anche il supporto da parte della casa, nel senso che devi lavorare sia per il wekeend di gara che per il futuro. Ti fai domande diverse pensando già al prossimo anno”.

Serve anche fantasia nel tuo lavoro?
No, è tutto calcolato e soppesato. È un lavoro che si fa in tempo reale, quindi molte cose non si possono pianificare. Quindi bisogna preparare tutto prima considerando tutte le variabili”.

Qual è la qualità più importante per un capotecnico?
Avere la visione di insieme e la prontezza nell’elaborare delle variazioni”.

"Non si guardano più le candele ma i dati e sapere prendersi rischi serve ancora"

Hai vissuto l’epoca dei 2 tempi, dei tecnici che erano anche un po’ stregoni, non rimpiangi quei tempi in cui bisognava avere il colpo di genio?

“In realtà non è cambiato molto, solo che si usano strumenti diversi. Se una volta si guardavano le candele, ora si studiano delle statistiche, dei dati, che vanno incrociati con le sensazioni del pilota e con il cronometro. C’è sempre una parte di rischio che il tecnico, a volte insieme al pilota, deve prendere. Per esempio, la scelta della gomma anteriore morbida a Silverstone è stata sofferta tutta la notte da parte mia (ride), non era una decisione banale, la abbiamo presa andando anche un po’ a sensazione. Le statistiche danno indicazioni, non risposte”.

Voi capotecnici siete anche un po’ psicologi con i vostri piloti?
Io ho a che fare con un pilota molto giovane, potrebbe essere mio figlio (ride). Nei turni di prove cerco di metterlo nella migliore condizione possibile, ma in alcune situazione devi cercare di spingerlo a dare il massimo. Gli chiedi di dare tutto e questa è una responsabilità che sento, per forza di cose nasce un legame emotivo. Da parte mia c’è una certa apprensione e lui probabilmente avverte questo senso di protezione”.

"Vinales sarà subito veloce sull'Aprilia, Dovizioso potrà aiutare la Yamaha"

Cosa pensi del passaggio di Vinales all’Aprilia?
Maverick ha ottenuto in gara meno di Fabio, ma fino alla prima gara in Austria è stato sempre molto veloce in prova, spesso era davanti a Fabio, quindi in termini di velocità assoluta non è vero che fosse Quartararo l’unico pilota Yamaha veloce. In un fine settimana di gara ci sono alcuni momenti chiave che ti possono fare svoltare in positivo o in negativo. La bravura, o la fortuna, di alcuni piloti è essere più performanti in quei momenti e ottenere alla fine un risultato migliore. A volte una piccola differenza in un particolare momento può portare a un risultato completamente diverso. Maverick è un pilota molto veloce e mi aspetto che ad Aragon sia molto competitivo, almeno in prova, perché in gara avrà una moto nuova da scoprire.

Da Misano arriverà Dovizioso in Yamaha, potrà aiutare nello sviluppo della M1?
Sono contento perché l’ho sempre considerato un pilota molto intelligente. Nella sua carriera lo ha sempre dimostrato nel capire come sfruttare i punti di forza della moto che guidava in quel momento. Sarà di aiuto in Yamaha perché potrà dare buone indicazioni, più piloti guidano la stesse moto e più informazioni abbiamo.

 

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