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Pikes Peak, ora è ufficiale: stop definitivo alle moto

Dopo due anni di stop temporaneo la direzione dell’evento ha ufficializzato la fine delle gare motociclistiche durante la “Race to the clouds”

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Una notizia che fa quantomeno discutere quella che arriva dal Colorado e che riportano i colleghi di Asphalt&Rubber: il comitato organizzatore della Pikes Peak International Hill Climb ha infatti ufficializzato la decisione di non ospitare più gare motociclistiche all’interno della manifestazione. Una decisione che è stata tenuta “congelata” per due anni, da quel 2019 che vide la morte di Carlin Dunne sul prototipo di quella che sarebbe diventata la Ducati Streetfighter V4. La scelta “a freddo” è stata motivata da una revisione delle dinamiche dell’incidente di Dunne e di quelli delle edizioni passate particolarmente lunga, che ha portato a una decisione sofferta.

La decisione

"La competizione motociclistica fa parte della storia della corsa dal 1916, ed è stata tanto elettrizzante quanto tragica sia per i concorrenti che per i fan", ha commentato Fred Veitch, presidente ad interim del consiglio di amministrazione per la Pikes Peak International Hill Climb, che ha proseguito spiegando come "questo è stato un processo lungo e una decisione difficile, ma crediamo che sia la decisione giusta e che sia nel migliore interesse dell'organizzazione in questo momento”.

Le motivazioni

Sicuramente gli incidenti sempre più frequenti tra i piloti iscritti alle varie classi motociclistiche della competizione hanno influito sulla decisione, non ultimo la tragedia di Carlin Dunne. Ma se si guarda alla storia recente della Pikes Peak si possono analizzare almeno un paio di fattori determinanti e concatenati che hanno portato alla rinuncia definitiva alle moto.

Il primo e più importante riguarda il percorso: fino a qualche anno fa infatti l’ultimo tratto della gara era su strada sterrata, un particolare che faceva scegliere ai piloti di gareggiare su moto più versatili e meno sportive, mentre in tempi recenti cavallerie e cilindrate delle moto protagoniste sono state sempre più alte. A poco è valsa la regola di vietare le supersportive con semimanubri, visto che le moto più veloci delle ultime edizioni vantavano potenze da superbike.

L’altra motivazione è organizzativa e logistica: a differenza di altre famose road races, la Pikes Peak ha sempre avuto una certa carenza di personale e non è mai stata, se non nell’ultimo periodo, troppo pignola sulle regole di sicurezza da ottemperare. Negli anni più volte si è sfiorata la tragedia a causa di tifosi che attraversavano il percorso al passaggio dei piloti, e infatti l’area dedicata al pubblico è andata via via diminuendo. La carenza di steward e la difficoltà ambientale nel velocizzare la macchina dei soccorsi hanno fatto il resto. Motivazioni che aprono il dibattito tra favorevoli e contrari allo stop, ma che sicuramente mettono l'organizzazione di fronte a beghe legali che al momento non sarebbero in grado di sostenere.

Ricorsi storici

E’ bene ricordare che questa non è la prima volta che le moto vengono bandite dalla Pikes Peak: è già successo dal 1917 al 1919, poi dal 1920 al 1953 e nel 1954 l’AMA sanzionò tutti i partecipanti iscritti costringendo lo stop alle moto fino al 1970 se si esclude un ritorno di fiamma nel 1955. Insomma, probabilmente le moto torneranno a rombare tra le nuvole del Colorado, forse però quel giorno non è troppo vicino.

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