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MotoGP, Marquez: "Speravo meglio, ancora non ci siamo, devo stringere i denti"

"Il tracciato è una grande incognita, sopratutto per quanto riguarda l'aderenza.  Valentino?  tutti sanno che tra me e lui non c'è mai stata una grande amicizia ma non posso non riconoscere la sua importanza per la motoGP

MotoGP: Marquez: "Speravo meglio, ancora non ci siamo, devo stringere i denti"

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Dopo la lunga pausa estiva Marc Marquez è tornato in sella alla sua Honda per affrontare il primo tracciato di questa seconda metà di stagione nel GP della Styria. E' ancora lontano dalla forma ottimale cui aspira ma ha tante aspettative per il resto del campionato, anche se, forse, si aspettava di essere più avanti con la preparazione e soprattutto non pensava di avere ancora dolori alla spalla

"Sono andato abbastanza forte, ma non quanto mi aspettavo - è la sua conferma - Speravo che al rientro dalla pausa estiva il mio livello fosse migliorato in maniera significativa, ma ancora non ci siamo. Psicologicamente è fastidioso quando ci si crea delle grosse aspettative e non le si raggiunge, ma la mia attuale condizione è quella che è, non posso fare altro che continuare a stringere i denti e lavorarci sopra.  Anche il tracciato poi è una grande incognita, sopratutto per quanto riguarda l'aderenza delle gomme. Oggi la pista non era molto bagnata mentre per domenica le previsioni danno molta pioggia, e su un tracciato con molte pendenze questo potrebbe essere un grosso problema se non addirittura un rischio".

Si parla ancora molto di sicurezza in questo sport, ieri è stato osservato un altro minuto di silenzio per un incidente in Moto3. Pensi che il limite d'età per partecipare alle gare debba essere alzato nelle categorie minori?
"So che la Dorna è costantemente al lavoro per migliorare le condizioni di sicurezza e negli anni molte cose sono migliorate. I nuovi piloti oggi hanno più categorie in cui poter crescere gradualmente limitando i rischi e imparando cosa voglia dire gareggiare in questo sport. Penso però che l'età non sia il vero problema, è uno sport pericoloso, una componente di rischio ci sarà sempre. Certo potremo continuare a migliorare i tracciati, le tute e tutto il resto, ma il rischio sarà sempre una componente presente in questo sport, ciò che deve succedere eventualmente succede, a meno di voler correre con solo due moto sul tracciato."

La notizia di ieri del ritiro di Valentino, anche se atteso, ha sicuramente sconvolto il mondo di questo sport. Quali sono i tuoi pensieri?
"Personalmente ero convinto che avrebbe corso almeno un altro campionato col suo team, ma è pur vero che analizzando la situazione convocare una conferenza di quel genere poteva voler dire solo una cosa. Sicuramente perdiamo una parte importante della MotoGP, forse la più grande. Valentino ha sempre catalizzato l'attenzione dentro e fuori dai circuiti. Tutti sanno che tra me e lui non c'è mai stato un grande rapporto di amicizia ma non posso non riconoscere la sua importanza per la MotoGP sia a livello sportivo che a livello mediatico. Sono sicuro che non uscirà del tutto da questo mondo, continueremo a vederlo girare nei paddock. I suoi 25 anni di carriera sono stati sicuramente qualcosa di leggendario e di unico, quindi al di là della nostra rivalità in pista gli auguro il meglio per il futuro."

Valentino è stato a lungo l'immagine di questo sport, c'è chi dice che tu possa prenderne il posto a livello mediatico.
"Non mi sento di volere addosso questa responsabilità, penso che ogni pilota sia unico nel suo genere, ognuno con le sue doti ed il proprio carattere distintivo. Mi rendo conto che essere il pilota in gara con più titoli sulle spalle sia un elemento importante e che possa avere un peso, ma a livello mediatico contano anche altri fattori come il carisma e l'affetto dei fans, siamo tutti diversi quindi è difficile dire cosa succederà in futuro. Ci sono stati molti piloti di successo in passato, penso a Lorenzo, a Pedrosa, a Stoner e ce ne saranno altrettanti in futuro come il campione uscente Mir o in futuro Quartararo, il futuro ce lo dirà."

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