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MotoGP, Agostini: "Rossi, ritiro senza emozione: io ho pianto per tre giorni"

"Doveva averlo deciso da giorni, aveva metabolizzato la decisione. E' un momento duro per ogni sportivo e arriva sempre. Se oggi mi facessero Presidente della Repubblica non sarei mai contento come ero sul podio"  

MotoGP: Agostini:

“Me lo aspettavo, quando ho sentito della conferenza ho capito che si sarebbe ritirato. Non lo ho sentito emozionato, penso che lo abbia deciso qualche giorno fa ed avesse già metabolizzato la commozione. Perché è dura, ragazzi, questa decisione è dura, per qualsiasi sportivo. A seconda della specialità il giorno arriva prima o dopo, ma arriva per tutti”.

A parlare così è il Re dei Re, sua Maestà Giacomo Agostini il cui record, oggi ancora più di ieri, appaiono lontanissimi ed irraggiungibili per tutti.

“C’è ancora Marquez che può raggiungermi, è giovane eh, è giovane e potrebbe farcela”, dice Ago, ma senza convinzione perché 15 titoli mondiali e 123 Gran Premi vinti sono un Everest, una vetta che può essere irraggiungibile anche dopo essersi acclimatati per bene al campo base ed aver iniziato la scalata al Sagarmatha, ‘Dio del Cielo’, questo il nome in nepalese della montagna più alta del mondo, che è facile paragonare alla vetta di successi raggiunta da Ago.

“Io come ho raccontato più volte ho pianto per tre giorni, perché lasciavo il grande amore della mia vita e credimi: non c’è niente come salire sul podio con 60.000 tifosi che ti applaudono. La gioia, il successo, l’adrenalina, non sono comparabili con nulla. Se oggi mi informassero che finito il semestre bianco mi hanno scelto come Presidente della Repubblica, sarei contento, sì, ma mai come lo sono stato da pilota”.

Ci ha un po’ colto di sorpresa, Vale: pensavamo ad un altro anno con il suo team.

“Io invece ero sicuro che si sarebbe fermato, più il tempo passa e più si peggiora. Per gli sportivi è così, altrimenti correrei ancora io a 80 anni!”.

In realtà lo stesso Valentino ha chiosato: “correre un solo anno ancora, in un team nuovo con una nuova moto, non sarebbe stato sufficiente”.

“Vedi? E’ successo così anche a me: un giorno ti rendi conto che non puoi più vincere e sai che quel giorno, il giorno del ritiro, è arrivato. Non si sfugge, non si scappa. Lo ha fatto troppo tardi? Non so dire: è sempre una decisione personale, dipende da ciò che si prova. Per me gareggiare significava vincere, quando ho capito che era diventato difficile ho capito che il momento era giunto, ma avrei voluto che non arrivasse mai. Ed ‘ stato un giorno triste: dicevo addio a tutto ciò che amavo”.

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