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Vietti: "In Moto2 non serve un giro matto, ma precisione e costanza"

"Raul Fernandez sta correndo da fuoriclasse, per me è uno stimolo. La Moto3 in alcuni casi sta diventando estrema, ma i rischi non si possono eliminare"

Moto2: Vietti: "In Moto2 non serve un giro matto, ma precisione e costanza"

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Dopo qualche giorno di vacanza in Sardegna, con gli amici e compagni di Academy Andrea Migno e Niccolò Antonelli, anche per Celestino Vietti è venuto il momento di tronare a concentrarsi sulle corse. Per il piemontese del team Sky VR46 (anche lui alle prese con le macchine da Rally nell’evento organizzato da WithU) il debutto in Moto2 ha riservato qualche gioia ma anche qualche delusione fino a questo punto.

Celestino, ti serviva questa pausa?
Sì, ci voleva, anche se 5 settimane sono state perfino tante. Fossero state un po’ meno sarebbe stato meglio per rimanere sul pezzo, ma mi serviva un po’ di riposo dopo una prima di stagione che non è stata facile per me, con tanti alti e bassi”.

Cosa ti è mancato in questo debutto in Moto2?
Mi immaginavo una classe molto complicata, forse quello che mi ha ingannato è stato trovarmi bene all’inizio e prendere un bel ritmo da subito. In Qatar era andato molto bene, anche perché con i test avevo girato molto su quella pista con i test, poi, dopo la caduta di Portimao, ho iniziato a fare fatica, mi ero fatto anche male alla spalla. Ci sono state due o tre cose che non sono andate nel verso giusto e ho fatto fatica a Le Mans, Mugello e Sachsenring. Sono però contento del fatto che nei test e nella gara di Barcellona abbiamo raccolto dati importanti che ci hanno aiutato, ad Assen le sensazioni erano buone”.

A che punto è il tuo adattamento alla Moto2?
A volte mi capita di guidarla con uno stile troppo da Moto3, ho bisogno di adattarmi ancora un po’ e farla diventare più mia”.

Avere un compagno di squadra esperto come Bezzecchi aiuta in questo processo?
Certo, anzi devo cercare di essere un po’ più veloce il prima possibile perché, se riusciremo a fare gioco di squadra, potremo darci una mano a vicenda. Per esempio, nelle gare in cui sono riuscito a essergli più vicino, come il Qatar e Assen, è stato un altro weekend per me: abbiamo potuto fare i turni insieme, darci una mano ed entrambi riuscivamo a spingere quel pelo di più.

Da debuttante, vedere Raul Fernandez giocarsi il titolo che impressione fa?
Se devo essere sincero, ci sono vari pensieri. Da un parte pensi che solo l’anno scorso ti giocavi le gare con lui e ora sta facendo un campionato da fuoriclasse, andare così forte il primo anno non è facile. Per me è uno stimolo, una spinta per dare il massimo e riuscire a essere veloce come lui. Alla fine è stato più bravo e devo cercare di arrivare al suo livello”.

Qual è la cosa più difficile nel passaggio dalla Moto3 alla Moto2?
Sicuramente le gomme cambiano molto, richiedono un altro tipo di guida, sono più dure e calano poco, quindi serve costanza. Anche in qualifica è diverso, in Moto3 spingi al massimo e ti viene fuori il giro buono, la Moto2 non deve essere aggredita troppo, altrimenti non ti dà quello che vuoi. È questione di capire la moto, come si comporta, bisogna essere precisi e costanti più che cercare di fare un giro matto”.

Si è parlato molto del problema sicurezza in Moto3, soprattutto dopo la tragedia di Dupasquier al Mugello. Fino a pochi mesi fa correvi in quella classe, pensi si sia superato il limite?
Io ho sempre pensato che in alcuni casi si averamente estrema, perché si fa fatica a imporre il proprio ritmo, a fare la differenza. Se in Moto2 in scia recuperi relativamente poco, in Moto3 invece in rettilineo ti riagganci anche se perdi 2 o 3 decimi nel guidato, quindi alla staccata della prima curva c’è sempre il solito mucchio. Sicuramente, rispetto a una gara di Moto2 quella di Moto3 è meno sicura, ma bisogna anche dire che sono molto anni che è così. Secondo me, forse bisognava pensarci prima che capitasse una tragedia, che comunque può succedere in tutte le classi. Mi viene in mente Canet scivolato a Portimao l’anno scorso dopo lo scollinamento, gli era andata bene ma poteva succedere qualcosa di brutto. Sappiamo che le moto sono pericolose, almeno di non girare uno per volta, bisogna cercare di limitare i rischi ma non si possono eliminare”.

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