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L’Europa spinge: stop a moto e scooter a benzina dal 2035

Le associazioni ambientaliste pressano Draghi per appoggiare la mozione UE sullo stop alle vendite di veicoli endotermici. Ma il problema è altrove

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Non cessa il pressing bilaterale sull’Italia per fissare una data di non ritorno: quella dello stop alla vendita di moto e scooter a benzina, così come per le auto sia a benzina che diesel. Una notizia non certo nuova, ma che ora trova nuova linfa perché manca una settimana al Fit for 55, il pacchetto di riforme ideato dalla Commissione UE per ridurre le emissioni di CO2 nel continente. E tra le proposte messe sul banco c’è anche quella dello stop obbligatorio alla vendita di veicoli endotermici entro il 2035.

Caro Draghi ti scrivo...

Anche nel nostro Paese le pressioni crescono e alcune associazioni ambientaliste italiane hanno scritto al premier Mario Draghi per appoggiare la scelta europea e fissare una data di stop per la vendita di auto e moto con motori a combustione interna. Gli ambientalisti firmatari, come WWF, Legambiente e Cittadini per l’Aria, hanno ricordato a Draghi quanto il settore trasporti sia “responsabile di quasi un quarto delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione Europea” bacchettando il governo per la scelta del Ministro Giovannini, che ha fissato al 2040 lo stop, andando in controtendenza rispetto a stati come Paesi Bassi, Svezia, Inghilterra e Germania che hanno fissato la deadline al 2030. Ma a guardare le percentuali qualche domanda sorge spontanea

La pagliuzza e la trave dell’inquinamento

Se il trasporto stradale infatti genera un quarto delle emissioni totali di CO2 in Europa dove arrivano i restanti tre quarti? Si fa presto a dirlo: le emissioni totali di auto, mezzi pesanti e moto in Europa sono di 108 milioni di tonnellate di CO2, una bazzecola rispetto ai 703 milioni di tonnellate di CO2 che l’industria della carne ha generato nel 2018 (ultimi dati disponibili), o basta ricordare che le relativamente utili navi da crociera inquinano in un anno 20 volte di più di tutto il parco mezzi circolante in Europa. Dati che naturalmente sono a disposizione delle associazioni ambientaliste, che combattono anche su questi fronti.

Non giudichiamo, perché ognuno ha il suo ruolo, e anche noi siamo pienamente coscienti che l’elettrificazione, volenti o nolenti, rappresenta il futuro della mobilità. La guerra all’endotermico però, se guerra deve essere, dovrebbe partire dagli obiettivi più strategici per salvare il pianeta, e sembra chiaro che moto e scooter non siano certo l’espressione apocalittica del male assoluto.

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