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MV Agusta: il ritorno di Cagiva passa dai patti con la Cina

La casa di Schiranna ha siglato accordi con Loncin prima e Qianjiang Group poi, non solo con l'obiettivo di sviluppare motori di medio-piccola cilindrata e aumentare la gamma, ma anche per rilanciare Cagiva (e il suo iconico modello)

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La situazione sanitaria non frena MV Agusta che prosegue nei suoi piani di espansione, soprattutto grazie ad accordi raggiunti con i partner asiatici per lo sviluppo e la produzione di motori di piccola cilindrata.

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Dall'inizio dell'anno, MV Agusta ha rinnovato tutti i suoi modelli a listino, aggiornandoli alla nuova normativa sulle emissioni Euro 5 al ritmo di circa due al mese: a febbraio Brutale e Brutale Dragster, ad aprile Superveloce e Turismo Veloce, a maggio è stato il turno della Rush e della F3 800 Rosso e a giugno invece della Brutale 1000 RR, mentre si mormora riguardo la F3 800 RR e la nuova F4 che dovrebbe esserei disegnata da Horacio Pagani. Questi sono però sono aggiornamenti di modelli esistenti, mentre molti aspettano dalla casa italiana moto completamente nuove, per le quali nel passato non sono mancate anticipazioni più o meno fondate.

GLI ACCORDI AD EST

In quest'ottica rientrava l'accordo siglato nel 2019 con Loncin, uno dei diversi colossi cinesi, per la produzione congiunta di moto da 350 e 500 cc, con le fasi di sviluppo e produzione che sarebbero state svolte a Schiranna sulla base degli attuali motori da 675 e 800 cc e commercializzazione sotto i marchi MV e Voge, marchio di Loncin. Ma questo accordo non ha poi trovato la sua materializzazione, tanto che poi Sardarov ha preferito un altro colosso cinese, Qianjiang Group, già proprietario di Benelli e a sua volta sotto la sfera di Geely, quelli di Volvo per intenderci.

L'obiettivo resta sempre quello: collaborare per la produzione di un nuovo motore da 550 cc basato sul Benelli 502 il quale, essendo derivato da quello della Benelli 302, è compatto e abbastanza leggero, con una potenza (48 CV) con sufficiente appeal per penetrare nei mercati asiatici. Ma MV guarda anche in diverse direzioni e sta anche evolvendo anche il suo tricilindrico da 800 cc, per elevarlo a 950 cc.

L'ELEFANTE COL CUORE CINESE?

Inoltre, Timur Sardarov è una persona che non dimentica la storia e, dopo aver salvato MV Agusta, vuole riportare agli antichi fasti un altro marchio blasonato come Cagiva ma, come ha più volte sostenuto, intende rilanciare come brand moto elettriche e scooter elettrici rivolti all'utilizzo urbano.
L'altro piano di Sardarov riguarda il ritorno di uno specifico modello Cagiva, la Elefant, famosa moto enduro prodotta dal 1984 al 1998 in diverse cilindrate, ma quella più famosa resta quella alimentata dal bicilinrico desmo raffreddato ad aria Ducati Pantah nelle cilindrate da 650 a 900 cc. Come vi avevamo già annunciato, il nome Elefant è stato depositato presso l'EUIPO il 7 febbraio 2020 e si può immaginare che i tecnici a Schiranna siano al lavoro da molto prima.

Ma con la sua storia alle spalle, non ci possiamo immaginare una Cagiva Elefant elettrica! Non potrebbe esistere nemmeno nei peggiori degli incubi di Sardarov, che rischierebbe per altro una rivolta da parte di tutti gli appassionati, del marchio, del modello e del motociclismo in genere, perchè la Elefant grazie anche alla conquista delle due Parigi-Dakar del 990 e dl 1994 con Edi Oriol, rimane il modello più iconico di Cagiva.

E proprio sulla spinta di questo potere evocativo, che Elefant potrebbe risorgere come brand satellite e rientrare nella collaborazione con Qianjiang: il nuovo bicilindrico parallelo da 550 cc potrebbe essere una scelta solida per gran parte del mondo, sotto il marchio Elefant. Una scelta che potrebbe anche essere figlia della situazione del mercato: le enduro stradali di grossa cilindrata sono costose e impegnative anche fisicamente, mentre quelle che stanno riscuotendo successo commerciale al momento hanno un motore di media cilindrata e sono maneggevoli.

Anche se non ci sono evidenze, come per la Elefant, sarebbe un errore madornale dimenticarsi che Cagiva ha legato a doppio filo il suo nome al motomondiale e anche alle moto sportive. Magari, ora che Aprilia RS 660 e Yamaha R7 sembrano aver fatto tornare in auge il segmento delle medie sportive in futuro potrebbe esserci spazio anche per dare nuova linfa a un nome iconico come quello della Mito. Al momento sono solo rumors o poco più, ma gli indizi portano al ritorno di Cagiva nel prossimo futuro, e noi vi terremmo aggiornati.

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