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Marquez: "In MotoGP su un circuito stradale? Sì, se fosse sicuro"

"Sarebbe però difficile avere vie di fuga abbastanza ampie". Più critici Mir e Rins: "troppo pericoloso, non credo si possa fare"

MotoGP: Marquez: "In MotoGP su un circuito stradale? Sì, se fosse sicuro"

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Come molte altre piste, anche il Sachsenring nacque come circuito stradale. Per la precisione nel 1927 e aveva una lunghezza di 8,6 chilometri, entrò per la prima volta a fare parte del Mondiale nel 1961 (con la denominazione Gran Premio della Germania dell’Est) e rimase in calendario fino al 1972. Quando il motomondiale tornò a fare tappa in Sassonia, nel 1998, il circuito stradale era ormai dimenticato e al suo posto c’era l’attuale tracciato.

Correre in mezzo ai marciapiedi e ai muri delle case è qualcosa che non appartiene più ai piloti del motomondiale, a differenza dei colleghi della Formula 1, ancora impegnati in tracciati cittadini. I piloti della MotoGP accetterebbero ancora di correre in quelle condizioni?

Marc Marquez ha risposto a questa domanda:i circuiti stradali sembrano impensabili oggi a causa del tipo di asfalto e della mancanza di vie di fuga in curva, parla in termini di sicurezza. I piloti che correvano sul quelle piste in passato avevano grandi meriti perché lo facevano in condizioni di sicurezza molto inferiori a quelle dei piloti della MotoGP di oggi. Se la sicurezza su un circuito stradale potesse essere garantita, con buone vie di fuga in caso di caduta o di errore di frenata, potrebbe essere preso in considerazione. Penso che ci sia un progetto su questo, ma non ne so molto al momento. Perché non potrebbe essere fatto davvero? Se potessimo correre in futuro su un circuito cittadino sarebbe bello, ma bisognerebbe fare molto in termini di sicurezza, con vie di fuga abbastanza larghe e questo sarebbe davvero difficile”.

Più dubbioso Joan Mir, anche lui interepellato in una piccola indagine realizzata da Estrella Galicia: “non penso che si possano avere gli stessi alti livelli di sicurezza di un circuito permanente su uno stradale. Ci sono molti ostacoli e per me sarebbe pericoloso, specialmente considerando le potenze di una MotoGP.

Anche il suo compagno Alex Rins è d’accordo: “penso che i circuiti stradali erano spettacolari, ma mi sembra molto difficile che al giorno d'oggi si possa correre su un circuito stradale con le moto attuali e la velocità a cui andiamo. Anche se la sicurezza è migliorata molto, non credo che si possa fare. Nel caso in cui le condizioni di sicurezza fossero così elevate come lo sono sui circuiti permanenti, ovviamente mi piacerebbe correre su quelle piste”.

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