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MotoGP, Marc Marquez come la fenice: al Sachsenring per risorgere

Il pilota spagnolo è stato imbattuto in Germania per 10 anni, lo stesso la Honda, ma problemi tecnici e fisici potrebbero interrompere la striscia positiva

MotoGP: Marc Marquez come la fenice: al Sachsenring per risorgere

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In un anno normale, staremmo già passando al setaccio il vocabolario per scovare nuovi aggettivi in previsione della celebrazione della nuova vittoria di Marquez al Sachsenring. Questo, però, non è un anno normale, né per Marc né per la Honda. Facciamo un passo indietro, al 2010, quando il campione (ancora) in erba, correva in 125 e per la prima volta espugnò la pista tedesca. La prima vittoria in terra sassone, che sarebbe diventata la sua roccaforte. Da quell’anno, Marquez non si è più fermato: nel 2011 passò in Moto2 e continuò a vincere al Sachsenring, lo stesso fece quando nel 2013 salì in MotoGP. Dal 2010 al 2019 (lo scorso anno non si corse in Germania) nessuno è mai riuscito a batterlo su quel toboga, il che significa una  striscia di 10 vittorie ininterrotte.

Questo però è il passato, cosa dice il presente? Sicuramente Marc non parte per la Germania da favorito. Il pilota della Honda arriva da 3 zeri, causati da altrettante cadute, negli ultimi GP. Il motivo sono le sue condizioni fisiche, ancora lontane dalla perfezione dopo il lungo stop e le tante operazioni che tutti conosciamo bene. Sia chiaro, Marquez ha dimostrato di non avere perso un briciolo del suo istinto predatorio, ci prova sempre, anche al costo di sbagliare, ma il suo corpo non è sembrato ancora in grado di reggere una gara completa.

Nel giro secco (magari anche con l’aiuto di qualche discusso traino) Marc riesce a metterci una pezza, ma lo sforzo prolungato di una gara lo ha messo (finora) alle corde. Era lui stesso il primo a sapere che il suo rientro sarebbe stato difficile, ma la pazienza non è una virtù dei campioni e, logicamente, non ha resistito alla tentazione di bruciare qualche tappa. Un peccato veniale, che non ha pagato.

La scorsa settimana, però, nei test del lunedì a Barcellona, Marquez ha voluto veramente mettersi alla prova. In una giornata ha completato 87 giri sulla RC213V ed è stato un test più sul suo fisico che sulla moto. Probabilmente ora conosce meglio i propri limiti e la settimana abbondante di pausa gli ha permesso di recuperare le forze  in vista della sua pista talismano.

Fin qui abbiamo parlato solo del pilota, ma manca una parte importante dell’equazione: la moto. Perché non è al solo Marc a piacere il Sachsenring, ma anche alla Honda, che prima della 7 vittorie di fila di Marquez ne aveva piazzate altre 3 con Pedrosa. Visto che, si dice, i problemi non arrivano mai da soli, la RC213V sembra essere ai minimi storici di competitività negli ultimi anni. Nessuno ormai si nasconde dietro a un dito, Alberto Puig ha dichiarato a chiare lettere che la moto ha un problema e Pol Espargarò, addirittura, non ha nascosto che essere in regime di concessioni il prossimo anno aiuterebbe molto.

È anche vero che la Honda è stata creata a immagine e somiglianza di Marquez, una moto estrema che richiede uno stile di guida estremo. Proprio quello che Marc è impossibilitato a usare per le sue limitazioni fisiche.

La domanda è: basterà una pista amica a fare risorgere l’accoppiata Marquez-Honda? Non ci sarebbe questa fretta, il campionato è ormai andato e la lunga pausa estiva sarà il miglior alleato per lo spagnolo, ma un bel risultato sarebbe un oasi nel deserto, in attesa di tempi migliori. Bisognerebbe poi capire cosa si intenda con ‘buon risultato’: un podio o addirittura una vittoria? Forse nessuno lo sa, neppure Marc, ma se c’è il posto giusto per stupire quello è il Sachsenring. Un amuleto prezioso in questo momento.

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