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MotoGP, Steve Parrish: "Rossi non vince più perché 'vede' il rischio, i giovani no"

SECONDA PARTE "E' successo a tutti. Le gare di MotoGP “appartengono” ai giovani piloti. Ormai la MotoGP è come la F.1: per correre devi essere benestante e iniziare presto, i giovani inglesi invece iniziano a 19 anni nel BSB e ci rimangono"

MotoGP: Steve Parrish: "Rossi non vince più perché 'vede' il rischio, i giovani no"

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di Rebecca Sicali

Steve Parrish è stato uno dei protagonisti dell’epoca d’oro del motociclismo inglese. Ha condiviso la pista con leggende del motociclismo, tra cui Barry Sheene, un avversario ma soprattutto un amico. Grazie a una forte passione e un po’ di fortuna, quello che era un hobby si è trasformato in una lunga carriera che lo ha sempre visto coinvolto nella velocità, prima da pilota e poi da commentatore. Nella prima parte dell’intervista ci ha ricordato i suoi anni nel “Continental Circus” e ha parlato della sua delusione nel vedere la MotoGP essere sempre più di secondo piano in Inghilterra dopo “l’abbandono” di Dorna.

Adesso che Cal Crutchlow è diventato Tester Yamaha e Bradley Smith non ha firmato con Aprilia, la griglia di partenza della MotoGP è senza piloti inglesi. Questo rende difficile l’approccio dei fan britannici. Cal ha detto di essere deluso. Quali sono le sue sensazioni a riguardo?
"È deludente, per qualcuno, come me, che da sempre è stato impegnato in questo sport, non avere un pilota inglese da tifare. In tutta onestà, non penso al momento ci sia un giovane pilota in grado di poter raggiungere il massimo. Sam Lowes è in Moto2, ma è una categoria ancora di basso profilo. Non ci resta che sperare che ritorni in MotoGP, mentre McPhee sta avendo una stagione difficile".

Parrish: "Siamo senza piloti perché non abbiamo una Academy, e i nostri piloti rimangono nel BSB"

Quindi sente una certa preoccupazione per il futuro?
"Si, perché sto notando che la British Superbike sta prendendo tutta l’attenzione a scapito della MotoGP. In Spagna, in Italia e in Germania, i giovani muovono i loro primi passi nei campionati nazionali per poi raggiungere il motomondiale. In Gran Bretagna, invece, si rimane intrappolati nel BSB. Un pilota può guadagnare bene e diventare famoso. La BSB, infatti, ha un pubblico molto vasto, una buona copertura televisiva e sponsor importanti. Spesso i piloti vengono sponsorizzati da compagnie locali e piccoli business, che preferiscono supportare un campionato con copertura nazionale".

Steve Parrish davanti al suo grande amico Barry Sheene

Il BSB è il “King” del motociclismo in Gran Bretagna. È un evento che coinvolge fortemente i fan e spesso una tradizione famigliare. Dal punto di vista dei piloti inglesi è come se fosse l’obiettivo finale per far parte del mondo del motociclismo. Come mai?
"Il problema è che qui in Inghilterra non abbiamo un'Academy efficace per i giovani. Un pilota diventa competitivo intorno ai 19/21 anni, nella maggior parte dei casi sono già troppo grandi per diventare dei piloti professionisti. Sembra quasi che, se non hai mai vinto una gara prima dei 6 anni di età, non andrai mai da nessuna parte. I piloti inglesi iniziano a 19 anni nel BSB, mente il fenomeno di Moto3 (Pedro Acosta) ha 17 anni ed è primo in campionato".

Parrish: "Oggi la MotoGP è come la F.1: bisogna avere una famiglia benestante"

Per partecipare in un campionato Europeo, il costo è da 70 mila fino a 230 mila euro. Questi numeri lasciano sconcertati. Qual è la sua reazione apprendendo queste cifre? È un costo immenso considerando forse qualche anno fa, anche solo 10 anni fa?
"Nel Regno Unito, non penso che molti abbiano la disponibilità economica per permettere ai figli di partecipare alle gare di moto. La MotoGP spesso segue le orme della Formula1, è solo 5, 10 anni indietro. Ogni pilota delle quattro ruote, ormai, proviene da una famiglia multimilionaria e miliardaria. Per far parte del motorsport, che sia F1 o MotoGP, bisogna provenire da una famiglia benestante. Le griglie di partenza si stanno riempiendo di bambini ricchi. Il problema è che le famiglie facoltose inglesi non hanno il desiderio di vedere i figli correre in moto". 

Parrish: "da padre oggi preferirei che mio figlio giocasse a tennis o a golf"

In più, molti si lamentano del fatto che non ci sono circuiti internazionali in Gran Bretagna, tranne Silverstone. Per i ragazzi è abbastanza costoso andare lì e allenarsi. Dall'altro canto, in Spagna e nel centro Italia, c’è una situazione diversa. Ogni grande città ha un circuito vicino facilmente raggiungibile, quindi è più facile per un giovane talento essere scoperto da uno sponsor o da persone appassionate e intenzionate ad investire in questo sport. È d’accordo con questo?
"In Gran Bretagna ci saranno 8 o 10 circuiti in totale. Inoltre, allenarsi in queste piste è molto costoso. Spesso vengono organizzati dei track day aperti a tutti, ma non sono il miglior modo in cui un ragazzo si possa formare. Per i giovani talenti è meglio allenarsi nei circuiti per i Go-Kart. Onestamente non so bene quale possa essere la soluzione, perché il mondo del motomondiale è molto commerciale adesso e, senza una famiglia benestante e appassionata, difficilmente si arriva in MotoGP. Da padre, sarei molto più contento se mio figlio decidesse di giocare a golf o a tennis. Non vorrei stare col fiato sospeso mentre il mio pargolo va a 200km/h".

Steve Parrish ai tempi delle sue gare con i camion


Parrish: "abbiamo bisogno di portare i talenti dalla BSB alla MotoGP. Come? La Dorna ci deve aiutare"

La British Talent Cup affiancherà la British Superbike. Questo è un gran passo per i giovani piloti, perché il BSB ha copertura televisiva nazionale. Pensa che questo potrebbe essere abbastanza per avere un talento inglese per il futuro in MotoGP?
"Il rischio è che i piloti della Talent Cup finiscano la loro carriera nel BSB. Due anni fa, per esempio, Rory Skinner, per me un pilota molto talentuoso, vinse anche una gara nella Red Bull Rookies Cup e la British Talent Cup e oggi corre nel BSB. Abbiamo un assoluto bisogno di portare i talenti inglesi in MotoGP. Come? Non sono sicuro, ma penso che Dorna possa aiutare. Ricordo una conversazione con i miei colleghi della BBC. Eravamo tutti delusi che Dorna avesse scelto di optare per la TV a pagamento, ma dall’altro canto eravamo consapevoli che nessuna grande azienda inglese era disposta a finanziare la MotoGP. Non abbiamo nessuna Red Bull o Monster Energy, forse chissà se AstraZeneca finanziasse,  Dorna porterebbe i piloti inglesi nella classe regina (ride). Credo avremo più di due anni senza piloti inglesi in MotoGP".

Eppure, adesso ci sono alcuni talenti nella Red Bull Rookies Cup e nei campionati Europei, come Scott James Ogden o Edward O’shea. C’è qualcuno che ha attirato la sua attenzione?
"Non c’è nessuno al momento nel mio radar. Rory Skinner, come ho già detto, secondo me aveva una lunga strada davanti a sé. Suo padre, però, non aveva le finanze. Lui è proprietario di un concessionario di moto in Scozia, un posto molto lontano. Ho seguito Skinner e ho cercato di supportarlo. Lui ha 20, è in BSB e ho la terribile sensazione che rimarrà lì. Lo avrei voluto vedere in Moto2 e lì dove si merita di stare".

Parrish: "quando guido la mia vecchia 500 la sento lenta, ma il nostri Gran Premi erano più pericolosi"

Una domanda su un argomento diverso. So che lei ha guidato in passato anche la M1 di Valentino Rossi. Presumo che le sensazioni tra le moto degli anni ‘70, rispetto a quelle di oggi, siano completamente diverse. Come è stato guidare questo tipo di moto?
"Nel 2012 ho guidato quella di Valentino, ma anche la Honda di Nicky Hayden. È stato spettacolare. Anche se è importante considerare che le moto da strada di oggi sono anch’esse spettacolari. Nel mio garage ho moto da 200 cavalli di potenza, insieme alle mie vecchie moto da gara, la RG500 del 1978 e del 1979, le guido ancora e mi sembrano così lente adesso. Tutto è cambiato drasticamente, non solo nelle moto, ma anche le sospensioni e i circuiti. Quando ero un pilota, la maggior parte delle piste erano circuiti stradali e avevamo pneumatici terribili. I cavalli non erano molti, eppure era molto più pericoloso. Le MotoGP adesso sono incredibili. La maggior parte delle persone pensano che sia facile guidarle, ma non sono assolutamente d’accordo. Ad oggi abbiamo all'arrivo 12 piloti in 8 secondi e per essere competitivi ogni dettaglio deve essere impeccabile. Ci vuole abilità e tanto coraggio. Tratto i piloti della classe regina col più dovuto rispetto. Davvero".

Parrish: "rallentare le MotoGP? Le moto da strada hanno più elettronica e le Case investono per svilupparla"

Valentino e Marquez nelle ultime interviste hanno detto che 360 km/h sono troppi. Pensa che sia vero questo?
"In Qatar le moto hanno registrato la velocità più alta di sempre, 362 km/h. Dov’è il limite? Penso che abbiano ragione, bisognerà trovare una sorta di limitazione, anche se non sarà facile. La maggior parte delle volte gli incidenti succedono in curva, quindi a velocità molto più basse. Io ricordo quando siamo passati da 1000cc a 800cc: dopo un anno le moto da 800cc andavano più veloci di quelle 1000cc. Sarà difficile per Dorna trovare il modo di mettere in atto delle limitazioni senza però condizionare le gare. È la stessa cosa per l’elettronica: si è provato a fermarla. Le moto da strada, però, hanno più elettronica di quelle da gara. Yamaha, Honda, Suzuki, KTM, Aprilia perché decidono di investire nelle gare? Perché vogliono vendere moto, se non possono sviluppare dalle moto da gara, perché spendere milioni e milioni di sterline per partecipare alle competizioni? Questo è qualcosa in cui bisogna essere molto attenti. Mai creare problemi con le case costruttrici".

È curioso che i piloti più giovani non sembrano preoccuparsene. 
"Assolutamente. Tutti sappiamo che Valentino è stato un grande grande pilota. Lui non vince non perché non ha le forze o le competenze, lui non vince perché è più “anziano” e comprende di più il pericolo, inconsciamente, senza neanche accorgersene. I giovani piloti non vedono il pericolo, loro vedono solo la bandiera a scacchi. Succede a tutti. In particolare, nelle gare di moto perché sono pericolose e non puoi completamente isolarti dal pericolo. Le gare di MotoGP “appartengono” ai giovani piloti che rimangono focalizzati sulla vittoria".

Le foto di questo servizio sono di Steve Parrish

 

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