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AGGIORNAMENTO: Dopo il filo interdentale un altro spot-shock contro le moto

In una clip pubblicitaria di 30”, Kia dimostra l'utilità del sistema di assistenza alla guida Lane Keeping, mettendo in pericolo un motociclista. È il messaggio giusto?

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La creatività non deve avere mai limiti, altrimenti non sarebbe tale. Ma la creatività deve anche saperli prendere in considerazione, altrimenti diventa troppo facile essere creativi se non puoi conoscere i confini entri i quali muoversi, è proprio in questo paradosso il bello. Se la pubblicità resta sempre l'anima del commercio, è anche il riflesso dell'immagine del brand aziendale. Nello spot di Kia in questo caso la sua immagine non ne esce bene.

AGGIORNAMENTO

Come avete visto dall'anteprima del video, Kia ha tolto la clip pubblicitaria dal suo canale Youtube ufficiale.
A volte, "purché se ne parli" non è sufficiente e nemmeno positivo, per nessuno: per l'azienda che sembra non valutare con il giusto merito gli altri utenti della strada, per chi sceglie le auto di quel costruttore, con il quale alla fine si identificano. E speriamo che anche i creativi che hanno concepito il video stiano riconsiderando il loro modo di intendere i sistemi di assistenza alla guida.
Però no, non è una vittoria delle due ruote, che ancora una volta vengono messe alle strette, prima di farsi rispettare.

CATEGORIA MAI CONSIDERATA

Noi motociclisti se possiamo essere bistrattati lo veniamo di sicuro, da qualsiasi categoria: già sappiamo che non godiamo di ottima reputazione, se mai ne hanno avuta una nei nostri confronti, dagli amministratori pubblici che si dimenticano che in strada ci sono anche motociclette e ciclomotori. Per non parlare di dirigenti e tecnici di aziende che si occupano di studiare soluzioni per la viabilità, la sicurezza e l'arredo urbano e, in questo caso, il riferimento va ai dossi, all'asfalto speciale per migliorare la guida sul bagnato e, dulcis in fundus, quei i guard rail che più che lavorare per la sicurezza degli utenti delle strade, al contrario interpretano a modo loro il gioco della roulette russa. E mica solo per i motociclisti che rischiano di venir affettati dalle lamiere, perché non sono rari i casi nei quali ci hanno rimesso anche gli automobilisti. Ora, ci si mettono anche i creativi, quelli che di professione devono mettere in risalto l'immagine e le qualità dei marchi e dei prodotti delle aziende clienti: è successo con il filo interdentale solo pochi giorni fa, ora la storia si ripete con Kia.

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PURCHÉ SE NE PARLI

Tornando sui limiti, troppo spesso i messaggi pubblicitari stanno giocando con quello rappresentato dal rispetto verso gli altri: se lo scopo è quello di esaltare una caratteristica dell'oggetto in questione, dimostrando che è il meglio sul mercato, denigrare o mettere in cattiva luce la concorrenza può avere un effetto opposto. E il claim “buono o cattivo, purché se ne parli”, non è più attuale, anzi è negativo. In questo caso, stringere sulla destra un motociclista che si affianca alla propria auto, non è proprio la miglior mossa da fare, sia a livello mediatico tanto meno nella realtà. Non importa che si tratti di un pezzo di storytelling, con una precedente narrazione, perché non c'è alcuna giustificazione per mettere in pericolo le altre persone, non solo i motociclisti.

Con ogni probabilità, il team di creativi che è stato pagato dalla casa coreana per realizzare questa clip non è mai salito su una moto e non sa che cosa significa venir stretti da un'auto e la velocità non conta, soprattutto quando ci sono altri veicoli alle spalle. Quello che c'è da chiedersi, poi, se è davvero necessaria quella reazione: perché se hai l'utilissimo Lane Keeping, che ti avvisa dei pericoli ai lati della tua modernissima auto o se anche inavvertitamente stai cambiando corsia, per inopinate distrazioni o botte di sonno, allora perché ti comporti in modo così selvaggio al volante? Non sei più figo se hai la Kia con il Lane Keeping che ti avvisa se un motociclista ti si affianca e tu allora hai il diritto di stringerlo. Pensiamo mai alle conseguenze delle nostre azioni? In questo caso i creativi non le hanno nemmeno prese in considerazione: nella realtà, il motociclista viene messo in una situazione pericolosa e non dobbiamo per forza descrivervi ogni caso, potete facilmente immaginare voi cosa può succedere.

IL MESSAGGIO È IMPORTANTE

Bisogna stare molto attenti al messaggio che si da a un pubblico che ha sempre meno voglia di elaborare quello che vede, perché riflettere costa tempo e fatica e si prende quello che gli altri danno. Facciamo un esempio: le auto hanno a disposizione anche il sistema di frenata automatica in caso un pedone spuntasse all'improvviso oppure se la distanza da un altro veicolo non è quella preimpostata. Questi sistemi si chiamano "di assistenza" alla guida per gli automobilisti e assicurano sia la loro sicurezza ma anche quella degli altri utenti della strada, che siano bipedi, quadrupedi, su quattro ruote ma anche due. Il messaggio della clip di Kia invece dimostra l'esatto contrario.

Un po' come successe nel 2016 per lo spot del 99° Giro d'Italia, nel quale si faceva un confronto con le gare di moto e quelle di biciclette, volendo dare un'immagine migliore ed epica del ciclista, denigrando però quella del motociclista. Ottima scelta davvero, soprattutto considerando che le moto nelle gare ciclistiche hanno sempre avuto un ruolo importante (pensiamo alle riprese tv che permettono ai ciclisti di guadagnare) e sono tra gli sponsor.

PUR SEMPRE UN MEZZO DI TRASPORTO

La moto quando comincerà a essere considerata per quello che è davvero, e cioè un mezzo di trasporto qualsiasi come un'auto? Non è un mezzo di divertimento, anche se in realtà ci si diverte molto di più a guidare una moto che un'auto, purché non ci sia qualche delinquete che ti stringe sul guard rail, rischiando di venire affettato dalle lamiere e successivamente arrotato dal veicolo che segue, probabilmente un tir. Sarebbe ironico se fosse una bisarca.

Non si deve scherzare con la sicurezza, propria e degli altri. Il rispetto è un dovere, non una prerogativa riservata solo a qualcuno. Se per strada ci fossero più moto che auto, avremmo meno problemi di traffico, di parcheggio e forse migliorerebbe la qualità dell'aria, perché i tempi di sosta si ridurrebbero. Mentre invece la realtà è che le moto non solo non hanno considerazione ma quando ce l'hanno è anche negativa. Bisognerebbe lavorare di più su questo aspetto, a cominciare anche da chi si occupa di moto.

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