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MotoGP, Morbidelli: "Le corse sono bastarde, non guardano in faccia nessuno"

Franky parla della tragica scomparsa di Dupasquier: "Siamo tutti finiti dentro una macchia nera, ma restare fermi ai box non avrebbe cambiato nulla". Poco da aggiungere sulla gara: "Per evitare Marquez sono finito nelle vie di fuga"    

MotoGP: Morbidelli: "Le corse sono bastarde, non guardano in faccia nessuno"

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All'Autodromo del Mugello è giunto il secondo zero consecutivo (il terzo complessivo) della stagione 2021 di Franco Morbidelli. Ritrovatosi intruppato nella pancia del gruppo in seguito alla partenza dalla casella numero dieci dello schieramento, il Gran Premio di casa del portacolori Petronas Yamaha SRT è terminato di fatto nelle battute iniziali, andando lungo nella ghiaia onde scongiurare un possibile incidente con la RC213V di Marc Marquez presente in piena traiettoria alla 'esse' Materassi-Borgo San Lorenzo. Ciononostante, la testa del diretto interessato (e dell'intero movimento) era rivolta alla drammatica scomparsa del giovanissimo Jason Dupasquier.

"Coloro che partecipano alle corse sono mossi dalla pura passione che si prova per il mondo delle due ruote. Non è stato semplice affrontare la gara, nonché parlarne in questo istante - ha precisato - non ho molto da dire a riguardo, poco dopo lo start sono rimasto coinvolto nella caduta di Marc e, nel tentativo di evitare la moto, sono finito nelle vie di fuga. Ciò mi ha impedito di restare aggrappato al plotoncino buono, però reputo più opportuno dialogare su altro".

La stragrande maggioranza dei colleghi (tra cui l'amico Pecco Bagnaia) hanno dichiarato che non se la sentivano di correre nel pomeriggio toscano. Al di là della 16esima posizione finale sulla linea del traguardo, vige il detto 'Motorsport is dangerous' e il romano lo sa bene.

"Comprendo benissimo il loro pensiero. Nel momento in cui si spengono i semafori può accadere l'imponderabile - ha proseguito - non sarebbe cambiato nulla restare fermi ai box, forse a questo modo abbiamo rallegrato la domenica dei tifosi che ci seguono da casa. Oggi credo siano emersi i lati positivi e negativi del motociclismo, allo stesso identico livello".

Nel recente passato del Motomondiale si è assistito alla perdita in pista di piloti quali Marco Simoncelli, Shoya Tomizawa e Luis Salom (solo per citarne alcuni). Amarezze difficili da superare.

"Non è la prima volta che avviene una fatalità simile e non sarà neanche l'ultima. Le corse sono pericolose, talvolta bastarde e spietate, non guardano in faccia nessuno. Tuttavia dobbiamo cercare di andare avanti ugualmente".

Il Campione del mondo 2017 della Moto2 è entrato nel dettaglio, esponendo il personale punto di vista e definendo l'accaduto come un 'crimine imperdonabile'.

"Avevamo tanti motivi per correre, ma, al contempo, altrettanti per non farlo. Ovviamente è tragico, mi sento veramente triste, ognuno dispone di una propria coscienza e spesso si pensa che un evento del genere possa accadere ad uno di noi. Lo considero come una 'macchia nera' e quest'oggi siamo finiti tutti al suo interno, affrontando questa grande paura. Questo è il nostro sport, quando abbassiamo la visiera siamo dei professionisti. Ripeto, non sarebbe cambiato nulla restare a braccia conserte, il dolore è presente a prescindere", ha concluso.

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