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MotoGP, Rossi e il futuro: "La Ducati è innamorata della Academy e dei miei giovani"

"Il team VR46: la moto non è decisa: Domenicali, Dall'Igna e Ciabatti sono entusiasti, ma c'è anche la Yamaha...anche se con il problema Petronas. Al Mugello godo a guidare, questa pista ha un ritmo che ipnotizza"

MotoGP: Rossi e il futuro: "La Ducati è innamorata della Academy e dei miei giovani"

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Dici Mugello e, inevitabilmente, ti aspetti la megaintervista fiume di Valentino Rossi con Guido Meda su Sky Sport MotoGP. Può mancare? No, non può. Si può correre sul circuito toscano senza pubblico, ma non si parte se Vale non si siede sul divano per una chiacchierata a ruota libera che, inevitabilmente, passa di argomento in argomento con qualcosa di già detto, magari millemila volte, e qualcosa di inedito.

“E’ una battaglia fra me ed Uccio su quando arrivare in circuito. Lui vuole partire il mercoledì, io il giovedì perché mi alleno a casa. Al Mugello però sempre arrivato il mercoledì sera…è emozionante come la prima volta. E poi giovedì ti svegli e sei già qua”.

In questo caso, senza traffico, visto che i tifosi non ci sono.
“Il fattore campo al Mugello è sempre stato emozionante: una di quelle cose che ti ricorderai anche quando sarai vecchio. Ricordo che nel 2018 feci pole, e mi godetti il giro prima di rientrare facendolo piano piano. Il Mugello è un appuntamento difficile perché da giovedì c’è la gente fuori dal Motor home e arrivare alla domenica è lunga, ma la sensazione è impagabile. Il Mugello senza gente è l’appuntamento che perde di più. Qui i tifosi li senti e li vedi, anche quando sei in moto: dopo l’Arrabbiata 2, nello scollino, li vedi proprio…”.

Il circuito toscano è uno di quelli sul quale Rossi ha raggiunto il maggior numero di successi: nove. E non sono Vale afferma che questa è una delle piste che ama di più. Perché?
“Perché è una pista old school, non è stata fatta al computer, segue le colline toscane. Ti sembra di andare in moto su un passo di montagna, con cambi di pendenza e curve cieche. E sono cieche perché scendi… e poi si va forte e ciò da gusto. La parte che inizia dalla Casanova-Savelli alle due Arrabbiate è il tratto di circuito più bello del motomondiale: si fa tutto di terza, c’è la compressione dell’Arrabbiata 1, la moto si schiaccia, e poi anche la 2 è cieca”.

Da brivido…ma perché? L’adrenalina è forse lagata al pericolo? Valentino risponde.
"Io sinceramente non so se il gusto di andare forte è legato al pericolo. Certo da gusto perché vai forte, le curve strette e lente sono una bega. Qui al Mugello godi, perché fai sinistra, destra, sinistra destra, negli altri circuiti non è così, qui è un po’ come andare nel mare, un ritmo che ti ipnotizza”.

Il piacere di guidare, insomma. Un piacere che Valentino in questa prima parte del campionato non è chiaro se abbia, perché i risultati stentano ad arrivare. Rossi lo ammette.
“Le prime gare sono state abbastanza difficili, ma dopo i test di Jerez sono migliorato, poi a le Mans sono migliorato ancora sia con l’asciutto che col bagnato. Ora bisogna confermare quelle sensazioni lì e stare davanti”.

C’è tantissima aspettativa sui risultati di Valentino Rossi. Forse difficile da vivere in prima persona.
"Sì, c’è molta aspettative per me, i tifosi guardano la TV sperando di vedermi davanti…sinceramente è un momento particolare nel mondo per la pandemia, ma quelli che mi seguono mi rispettano e tifano e sperano che torni davanti. Intanto quando le cose non vanno bene io cerco di essere sincero, spiego quello che sento quando guido. Le moto sono cambiate tanto, il livello si alzato, e le gomme attuali sono morbide e bisogna andare forte dall’inizio. Un problema per me perché io sono stato sempre uno da gomme dure, specialmente dietro. Siamo un po’ in difficoltà ,ma stiamo lavorando bene con la squadra, Matteo Flamigni, David Munoz, Idalio Gavira: abbiamo un percorso e stiamo migliorando tante piccole cose. Il segreto è lì. Oggi prendi sette decimi e sei 15°, qualche anno fa con quel distacco eri quinto”.

Sembrerebbe che gli avversari di oggi siano più forti di quelli di ieri.
“Il livello è alto…ma non è che sia più alto di dieci anni fa quando c’erano Lorenzo, Stoner e Pedrosa. Oggi ci sono Quartararo, Bagnaia, Miller, ma il livello è quello. La cosa diversa è che siamo tutti più vicini. Sono tutti atleti professionisti: ci si allena, si va a letto presto, si fa una vita d’atleta. Anche la preparazione alla gara è molto diversa, ora ci sono molto più mezzi per capire cosa fare: con la TV puoi stare sulla moto di Quartararo e osservare cosa fa. Nel passato al massimo alcuni guardavano la gara dell’anno prima”.

E’ difficile adattarsi a tutti questo cambiamenti?
“Diciamo che non puoi conservare il precedente metodo di lavoro rilassato, specie se sei più vecchio degli altri. Per essere un pilota MotoGP, oggi, ci devi mettere un mucchio di impegno, e poi devi sempre essere in moto. Oltre al lavoro in palestra…è tosta, anche se alla fine la vita d’atleta è divertente”.

Specie se si ha un Ranch della velocità dove allenarsi.
“Sinceramente la faccenda dei giovani ci è sfuggita di mano: abbiamo iniziato con il Sic, poi è arrivato Franco Morbidelli che veniva  da una situazione difficile, quindi è arrivato Migno, poi fratello Luca. A ciò si è aggiunto il fatto che io ho corso più a lungo di quanto mi aspettassi…non so se l’anno prossimo ci sarò ma insomma…”.

C’è da chiedersi scorrere contro degli amici sia più facile o più difficile.
“Quando si lotta insieme diventa un po’ diverso, poi ognuno ha il suo carattere: Pecco e Franco sono persone molto diverse. È interessante… stiamo molto assieme e bene. Io sono qua per merito loro, e loro per merito mio. Ci divertiamo tutti assieme, ci sfidiamo, e il Ranch aiuta tanto”.

Tanto da risultare ancora divertente correre a 42 anni? Rossi non fa fatica a dare una risposta affermativa.
“È ancora divertente guidare la M1 al Mugello e cercare di far bene, c’è una sensazione diversa…che ti manca se non ce l’hai. È incredibile come dopo 25 anni sia esattamente la stessa cosa. Non è solo girare la manopola e dargli il gas, ma tutto l’insieme: a pressione, e se ci fosse la gente sul tracciato sarebbe ancora meglio. Così, invece, è un po’ più facile”.

Meno gente, meno pressione. Magari non verrà neanche Stefania, la mamma di Valentino, sempre molto sul pezzo, anche tecnicamente parlando.
“E’ vero che lei mi parla molto tecnicamente, mi dice come guidare, ma da casa quello che si capisce meno sono le gomme. peraltro una cosa che anche noi facciamo fatica a capire”.

E nonostante questo, il divertimento c’è sempre.
“Se non mi divertissi sarei già a casa, ma il divertimento è correlatissimo ai risultati. Se i risultati non vengono ti diverti molto meno, anzi diventa pesante. Io pensavo di fare le prime nove gare e poi decidere il futuro. Anche perché non è una decisione solo mia. C’è anche il team, la Yamaha, ma io sono bene che tutto dipenderà dai risultati. Sarà più facile continuare in primis per me, ma anche per Petronas, se invece i risultati non arriveranno sarà più tutto difficile,. Se non ci saranno i risultati e io spingessi comunque,  una moto la troverei, ma insomma…”.

Un disco, questo, che porta, inevitabilmente al team VR46 che debutterà in MotoGP il prossimo anno. Tutto definito, o tutto ancora in aria?
“Stiamo cercando di fare la cosa che è migliore per tutti. Mi piacerebbe molto che il team corresse con la Yamaha, ma Domenicali, Dall’Igna, Ciabatti sono entusiasti soprattutto dell’Academy. E Pecco e Luca già corrono con la Ducati. A Borgo Panigale sono entusiasti per il lavoro che facciamo con i giovani italiani. Poi c’è anche il discorso Petronas: loro corrono con la Yamaha ed è un problema politico. Però potremo fare un buon team sia con Ducati che con Yamaha”.

E si arriva al futuro. Quello di Valentino Rossi dopo la sua lunghissima carriera da pilota.
“In questo momento io sono ancora un pilota: dietro al progetto c’è una organizzazione, tanta gente che lavora. Non so cosa accadrà, se io potrei mai trasformarmi in un team manager…mai dire mai. Se sei anni me lo avessero chiesto, del team, avrei detto di no, che non volevo farlo. Però io vorrei correre in auto, rimanere un pilota…certo, darò un supporto al team, ma non mi piace lavorare e sento puzza che se dovessi essere troppo coinvolto dovrei lavorare…quindi: non contate tanto su di me! Però posso aiutare, ho tanta esperienza, il progetto mi piace e vorrei far correre i miei piloti ma…solo se fossi coinvolto dal pomeriggio, non vorrei alzarmi presto la mattina”.

L’ultima domanda, allenta la tensione e sfuma verso la passione calcistica di Vale per l’Inter, mentre le immagini scorrono su Bagnaia che riceve la maglia della Juve con il suo numero di gara.
“Pecco non è un grande appassionato di calcio. La notizia della rinuncia di Conte ad allenare ancora l’intero invece è stata devastante e bruttissima. Il girone di ritorno è stato bellissimo, l’inter vinceva, non me lo aspettavo che Conte andasse via. Normalmente quando uno vince non va via. Come quando andò via Mourigno dopo la Champions. Sapete com’è? Soffri tutto l’anno e quando è il momento di godere non godi. Mi dispiace, spero chearrivi un allenatore di livello perché Conte aveva fatto un bel lavoro”.

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