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SBK, Rea: “Ho iniziato nel fango, ora sono a quota 100 nel club di Rossi e Agostini

“Sono cresciuto nel fango del motocross, correre nel Mondiale è stato un salto folle, però è figo essere con questi campioni. La dedica è per tutti i sacrifici che hanno fatto i miei genitori”    

SBK: Rea: “Ho iniziato nel fango, ora sono a quota 100 nel club di Rossi e Agostini

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Johnny Rea arriva a quota cento e conquista il Motorland. Un sabato migliore non poteva proprio immaginarselo il Cannibale, che dopo aver centrato la pole al mattino ha pensato bene di calare il bis in gara, dominando dal primo all’ultimo giro.

Di più non poteva proprio aspettarsi il nordirlandese, protagonista indiscusso del sabato ad Aragon, dal momento che l’inizio di stagione è di quelli da incorniciare.

“Che dire, sono davvero contento di questo inizio – ha esordito – all’inizio di questa stagione c’era grande aspettativa per questa nuova moto. La Kawasaki ha lavorato duro, cercando di sviluppare al meglio questa moto e abbiamo vinto al debutto”.

Come detto questo è il 100° successo del sei volte iridato.
“Sono cresciuto con il sogno di essere un pilota di moto. Ho corso nel cross, poi in SSP e in seguito il debutto nel Mondiale SBK, che per me è stato un salto folle. Che dire: sono entusiasta della mia carriera, dato che sono cresciuto nel fango e oggi sono qua in Superbike”.

Con il successo di oggi Johnny entra nell’Olimpo dei 100 dove spiccano Agostini e Rossi.
“È figo essere vicino a piloti come Rossi e Agostini, ma io penso solo a me stesso e a fare del mio meglio. Nei test abbiamo lavorato al massimo con la squadra, nonostante avessimo trovato brutto tempo in alcuni appuntamenti. Ognuno di noi ha fatto però grandi sacrifici, ma ora siamo in un’ottima posizione. Siamo infatti partiti nettamente meglio rispetto allo scorso anno, quando a Phillip Island mi sono ritirato in Gara 1”.

Dal volto di Johnny trapela un sorriso a 32 denti.
“A dir la verità non ho mai guardato con attenzione le statistiche, anche se quando mi sono avvicinato a 100 ho iniziato a farci un po’ di attenzione. Nel 2009 ho vinto la mia prima gara a Misano e non pensavo di arrivare a cento successi nella mia carriera. La cosa importante però è vincere il Mondiale a fine stagione ed essere il numero uno a ottobre”.

L’attenzione di Johnny si sposta poi sulla gara.
“Al via sono riuscito a partire bene, poi ho cercato di gestire al meglio la situazione, senza nemmeno andare a cercare il limite. Avevo il passo giusto, anche se nel finale ho perso un po’ di ritmo rispetto a quanto fatto nei test”.

Infine una dedica speciale per questi 100 successi.  
“Dedico questo successo a mio padre e mia madre, perché se sono qua oggi è grazie a loro e tutti i sacrifici che hanno fatto nella loro vita. Anch’io come loro sono un padre e so cosa significhi essere in pista a correre. Cerco infatti di godermi al massimo i miei affetti quando ho del tempo libero”.   

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