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MotoGP, GP di Le Mans: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Spunta un arcobaleno rosso sul Bugatti, con Miller che continua a sognare. Un incubo la gara delle Suzuki, Marquez torna al comando, ma per poco

MotoGP: GP di Le Mans: il Bello, il Brutto e il Cattivo

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A Le Mans dopo la pioggia spunta l’arcobaleno, ma è tutto rosso, con solo una spruzzata di blu. A cambiarne i colori è stato Miller, che sarà pure soprannominato Thriller ma sembra preferire le storie con il lieto fine. Una mano di vernice l’hanno data anche Zarco, che ha definitivamente messo fine al suo periodo in bianco e nero, e Bagnaia, ormai specializzato in rimonte.

Resiste solo Quartararo contro l’ondata Ducati, surfa con la sua Yamaha mentre i compagni di marca affondano. Vive la France, dicono i giapponesi di Iwata. Quelli di Tokyo ritrovano Marquez, ma Alex, mentre Marc chiede troppo e ottiene poco. Una doccia rinfrescante è quella di Petrucci, e serviva dopo tutta la polvere mangiata sulla KTM.

Ora si aspetta il Mugello, se ne vedranno delle belle.

IL BELLO – Eccola lì la Giovine Ducati, con i suoi rivoluzionari delle corse. C’è Jack Miller, che da due domeniche a questa parte se la ride sotto i baffi. C’è Johann Zarco, che è passato dall’umore esistenzialista a quello carnevalesco. C’è Pecco Bagnaia, a cui piace complicarsi la vita al sabato ma poi si fa perdonare la domenica. Tre moschettieri di rosso vestiti: tutti per uno e un per tutti, finché non si spegne il semaforo, poi è ognuno per sé. E funziona.

IL BRUTTO – ‘Smoke on the water’ cantavano i Deep Purple, ben prima di vedere quello che è successo al motore dell’Aprilia di Lorenzo Savadori sotto la pioggia di Le Mans. Non ci viene in mente una canzona per il guasto all’altra RS-GP, quella di Aleix Espargarò. Anche senza accompagnamento sonoro, il risultato è stato identico. Peccato.

IL CATTIVO – Servirebbero così tante tirate d’orecchie da fare assomigliare Mir e Rins alle controfigure di Dumbo. La Suzuki rimane un’ottima moto, ma i suoi piloti stanno facendo di tutto per non farla arrivare al traguardo. Fra qualifiche disastrose e gare buttate al vento, la classifica piange.

LA DELUSIONE – Peccato che non possa piovere per sempre, perché ogni volta che il cielo si fa scuro spunta il sole per Petrucci. Un buon risultato serviva come l’acqua (rieccoci) nel deserto a Danilo, per cui la KTM è ancora un mistero. Non ha sprecato l’occasione ma serve un passo in avanti anche quando Giove Pluvio non è dalla propria parte.

LA CONFERMA – Debole di testa, lento sul bagnato, scordatevi il vecchio Quartararo. Il nuovo danza sul bagnato ed è immune alla pressione. Super Fabio ha completato la trasformazione nel box della pista di casa ed è pronto ad affrontare l’orda Ducati. Per il momento l’unico.

L’ERRORE – Non ha mollato manubrio e frizione neppure per un secondo, mentre scivolava sull’asfalto di Le Mans. Pedro Acosta ha pagato il conto all’inesperienza, ma non si è lasciato abbattere. Il tempo di rialzare la moto ed era di nuovo in carena. Lo squalo non ha sola la stoffa del campiona, ma anche l’atteggiamento.

LA SORPRESA – Rossi, nel senso di Riccardo. Nessuna parentela di sangue con il Valentino nazionale, se non per il DNA da pilota. A Le Mans è arrivato il primo podio, con il giro più veloce all’ultimo passaggio, testimone della voglia di un ragazzo che ha provato il sapore aspro della gavetta. Ora si è seduto alla tavola dei migliori, deve restarci.

IL SORPASSO – Ai box, in pieno stile F1, ma che gli ha consegnato la pista libera davanti agli occhi per la prima volta dal suo ritorno dopo l’infortunio. L’istinto di predatore di Marc Marquez non è appannato, anzi brilla ancora di luce propria. Il corpo, invece, ha ancora qualche acciacco. La fame del cannibale è grande, servirà solo tempo per placarla.

LA CURIOSITA’ – Le Mans è una pista, di pattinaggio sul ghiaccio. Nei tre giorni del Gran Premio si sono contante 117 cadute fra le varie classi. Un nuovo record per il Bugatti, non che ci sia da andarne particolarmente fieri.

IO L’AVEVO DETTO – Marc Marquez in versione pompiere il venerdì: “l’istinto mi dice di rischiare, ma non posso”. Incendiario, invece, la domenica. Con due cadute.

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