Tu sei qui

Moto più care e in ritardo: colpa del Covid-19 e della "crisi di Suez"

Quanto costa far arrivare le moto in Italia dall'Oriente? E quanto tempo in più ci vuole dopo il Coronavirus? Ecco le risposte

Moto - News: Moto più care e in ritardo: colpa del Covid-19 e della "crisi di Suez"

Share


Le concessionarie sono aperte da quasi un anno, il mercato sta dando qualche segnale positivo, ma la pandemia ancora sta creando danni. Quali sono le conseguenze? Iniziamo con il dire che la maggior parte della componentistica viene dalla Cina o dal Pakistan (capi in pelle e tessuto); ormai lo sanno tutti. E' scritto ovunque: Made in Cina. La manodopera costa talmente poco, che pagare un viaggio via container consente comunque di guadagnarci. Ecco dunque che i costruttori di moto ordinano milioni di dollari in merce all'estero, per poi assemblare qui "in casa". Le aziende di abbigliamento e caschi, invece, importano spesso dei prodotti già pronti per essere immessi sul mercato. Qual è il problema? Che con il Covid-19 ed il blocco del Canale di Suez le cose si sono complicate (e non poco). Quali sono le cause? Ritardi e mancanza di materie prime.

Una volta, si producevano 1.000 moto per un determinato modello, tanto per sparare un numero, e se per assurdo ne rimaneva qualche decina invenduta, non era un problema. C'era margine... Oggi bisogna studiare bene le cose, e tra statistiche, dati e "fattore C" (chiamiamola fortuna per non essere volgari), decidere quanti pezzi produrre, ed in base a quello ordinare i vari ricambi. Così facendo, c'è meno offerta, ma anche meno perdite per le Case. Con un fornitore vicino, il problema sarebbe bypassabile, si fa l'ordine ed in poco tempo arriva la merce. Oggi, viaggia tutto su container e con provenienza Asia. Non basta un mese per avere la merce. Va prodotta, confezionata, spedita al porto via camion o treno. Al porto, va caricata sulla nave, questa deve "solo" fare il giro del Mondo ed una volta arriva al porto, riparte la tiritera del trasporto su gomma o treno.

Il costo dei container alle stelle

Mettiamoci poi che il costo dei container è aumentato a dismisura. La media del 2019 per spedire un container di 40 piedi da Shangai a Los Angeles era di 1.581 dollari, cifra che nel 2020 è passata a 2.760 dollari. Stesso container, da Shangai a Genova, si è passati da 1.680 a 2.741 dollari. La cifra, è destinata ad aumentare... poiché oggi si parla di stime di 8.000 dollari ed oltre. Se paghi lo sdoganamento si va avanti, altrimenti la merce resta al porto! Non parliamo di un privato però, che decide cosa fare. Immaginate una Casa costruttrice, che ha bilanci che saltano, autorizzazioni e firme da "mettere" su carta. Se a questo poi aggiungiamo il blocco che c'è stato per il Canale di Suez, che ha tenuto ferme le navi, in coda, per giorni e giorni, il quadro è completo. Ritardi su ritardi, e la situazione può solo peggiorare per l'anno in corso. Si stima che solo a cavallo tra il 2022 ed il 2023 qualcosa migliorerà.

Vogliamo poi parlare dei materiali? Il costo dell'alluminio è passato da 1.485 dollari a 1.979 dollari la tonnellata, mentre il ferro è quasi raddoppiato. I prezzi della gomma, sono invece aumentati di oltre il 100%. Tutto questo grazie all'elevata domanda di materiali, in particolare in Cina, alleata alla riduzione dell'offerta dovuta alla pandemia.

La situazione in Italia

Abbiamo ascoltato la viva voce di divisioni italiane e importatori diretti nel nostro Paese, che hanno dipinto un quadro anche più grave di quanto le cronache e i tabellari delle società di trasporto marittimo possono dipingere.

Prima un container, capace di contenere all'incirca 30 moto, con partenza dalla Cina e arrivo in Europa poteva costare 1.500 euro. Dopo il "container shortage" però le aziende di trasporto sembra abbiano fatto cartello e ora i prezzi sono deduplicati, arrivando quasi a quota 15.000 euro per un trasporto.

Le conseguenze purtroppo sono chiare: se prima il viaggio di una singola moto aveva un costo all'importatore di 50 euro oggi è aumentato a 500 euro, cifra difficilmente abbattibile senza ritoccare i listini. C'è chi ci prova e aumenta di poco, puntando sui numeri di vendita e sulla competitività, chi addebbita costi di trasporto eccezionale al cliente e chi invece si rivale sui concessionari, che traggono così meno profitti dalla singola vendita.

A questo si deve aggiungere l'onda lunga, anzi lunghissima della Crisi del Canale di Suez generata dall'incidente del cargo Ever Given: ad oggi infatti pesa ancora il blocco dello stretto, e container di moto che dovevano arrrivare in Italia negli ultimi giorni di aprile sono ancora in mare aperto. Forse arriveranno per la metà di maggio, con un ritardo di quasi un mese. Un'altra ancora che sembra rendere ancora più complicato il decollo di un mercato, come quello delle moto, che vive di stagionalità e che rischia di non poter saziare la voglia di libertà dei motociclisti a causa dell'assenza di mezzi.

 

 

 

Le Case motociclistiche: "siamo in difficoltà"

Yamaha, così come Honda e Ducati, hanno già fatto presente la cosa in maniera ufficiale. Ci sono dei ritardi, c'è poco da fare. Se avete ordinato la moto, così come il casco o la giacca nuova, possono volerci anche due, se non tre mesi. Non potete dunque prendervela con concessionarie e rivenditori, additandoli di essere poco professionali, la situazione non dipende da loro. Il personale, se non è "sotto" Covid-19, è ridotto, magari in smart working, e dunque si fa più fatica, si arranca. La cosa, fino a quando non sarà quasi del tutto debellato, come già detto potrà solo che peggiorare. I listini aumenteranno: guardiamo gli ultimi prezzi presentati sulla piccola gamma Duke di KTM, tanto per fare un esempio, dove si parla di 300 euro in più a listino.

Yamaha: "stiamo facendo il possibile"

L'ultima di chiarazione in ordine di tempo, è del Presidente e CEO di Yamaha, Eric de Seynes: "Negli ultimi dieci mesi, la disponibilità di materie prime è diventata un problema in molte aree, come i semiconduttori richiesti nella produzione delle nostre Smart Keys, il sistema di frenatura ABS e le centraline elettroniche. Anche la spedizione di merci all'estero è stata problematica a causa dell'elevatissima richiesta di molte categorie di manufatti, ma questi problemi sono stati aggravati proprio all'inizio della stagione dalla crisi inaspettata nel Canale di Suez, che ha coinvolto la nave portacontainer Ever Given, che trasportava diverse migliaia di prodotti e componenti Yamaha". A questo link, trovate il resto della dichiarazione. Mettiamoci l'anima in pace...

Articoli che potrebbero interessarti