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MotoGP, GP di Portimao: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Commovente e incantevole come un fado, suonato da una sola persona, per 25 giri, fino agli applausi finali. Da Marc Marquez ci si aspetta sempre tanto, si è forse superato

MotoGP: GP di Portimao: il Bello, il Brutto e il Cattivo

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Commovente e incantevole come un fado, suonato da una sola persona, per 25 giri, fino agli applausi finali. Da Marc Marquez ci si aspetta sempre tanto, ma a Portimao si è forse superato. Nell’assenza non ha perso il suo tocco e nella mente c’è già l’attesa per il bis di Jerez.

Intanto Quartararo, Bagnaia e Mir stavano spiegando in pista chi comanda nei rispettivi box, con l’aiuto dei compagni di squadra che o si sdraiavano o si perdevano. Fra bagni in piscina e brindisi sul podio, i tre mettevano le cose in chiaro. Scura, invece, la gara di Valentino Rossi, ma è in buona compagnia.

IL BELLO – Nove mesi, il tempo della gestazione, per la rinascita di Marc Marquez. Che come un uomo nuovo ha pianto, scacciando via insieme alle lacrime tutte le paure. Potremmo stare qui a parlare del 7° posto, dei soli 13 secondi presi al traguardo, dello stile di guida e altri tecnicismi, invece gli facciamo solo un grande applauso. Marc aveva bisogno della MotoGP, la MotoGP di lui: si sono rincontrati nel migliore dei modi.

IL BRUTTO – Dura lex, sed lex. Lo aveva capito gli antichi romani, dovremo farcene una ragione anche noi. Quella bandiera gialla, però, ci ha tolto la possibilità di vedere un duello fra Quartararo e Bagnaia che probabilmente non avremmo dimenticato presto. Pecco ha fatto di necessità virtù, perché il piemontese dagli errori impara sempre e questa lezione l’ha reso solamente più forte.

IL CATTIVO – Yamaha più che da scuderia si comporta come un concessionario. O paghi gli optional o ti becchi il modello base. È quello che è successo a Franco Morbidelli, che forse solo a Iwata non si sono accorti essere il vicecampione del mondo. Moto vecchia e pedalare (bene a Portimao). E dire che anche i concessionari fanno qualche sconto.

LA DELUSIONE – Grandi speranze e grandi delusioni, per Miller e Rins il riassunto è breve e negativo. Se a Jack può essere data la scusante (che lui non cerca) del braccio, Alex non ha nemmeno quella. Ducati e Suzuki cercavano il loro capobranco, dopo tre gare nessuno di loro due lo è.

L’ERRORE – Hanno iniziato la gara a Portimao in testa al Mondiale, l’hanno finita nella polvere. Johann Zarco e Sam Lowes hanno tanto da recriminare, ma a loro stessi. Il vizio di cadere è comune a entrambi, bisogna toglierselo.

LA SORPRESA – Lode a Raul Fernandez, alla vittoria in Moto2 alla sua terza gara. Quest’anno i debuttanti sono tutti pezzi da 90, ma lo spagnolo ha fatto vedere più di quanto ci si aspettasse.

LA CONFERMA – Di lampi ne avevamo già visti, ma serviva una bella luce sempre accesa. Fabio Quartararo ha capito dove è posizionato l’interruttore e sembra intenzionato a non spegnerlo. L’equilibrio non è fondamentale solo in sella, ma anche nella testa. Il francese sembra averlo trovato.

IL SORPASSO – Quello di Pedro Acosta su Dennis Foggia: aggressivo ma nei limiti, una manovra che ha dimostrato quanto al giovane spagnolo piaccia vincere. Per fortuna sua, gli sta capitando spesso e la buona sorte non c'entra. I paragoni con il gotha del motomondiale fioccano e, per una volta, sono meritati.

LA CURIOSITA’ – Lorenzo Savadori ha preso i suoi primi 2 punti nel Mondiale. L’Aprilia funziona e lui impara, l’hanno aiutato le cadute, ma per un pilota catapultato fra i grandi senza esperienza (e con qualche guaio fisico nell’inverno) sono una medaglia.

IO L’AVEVO DETTO –Domani potrò rimanere vicino a Quartararo” diceva Zarco dopo le qualifiche. Probabilmente riferendosi al posto sul volo per tornare a casa.

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