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MotoGP, Marquez sulle orme di Federer, riuscirà a vincere al rientro?

Il campione svizzero nel 2017 conquistò l’Australian Open e Wimbledon coronando una delle migliori stagioni della sua carriera dopo più di 6 mesi di assenza. Ci riuscirà anche il pilota Honda?

MotoGP: Marquez sulle orme di Federer, riuscirà a vincere al rientro?

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Dopo un calvario durato nove mesi, Marc Marquez tornerà in sella alla sua Honda il prossimo venerdì a Portimao. Il campione spagnolo dovrà sottoporsi alla consueta visita medica in circuito per essere dichiarato “fit” ma dopo l’ok dei medici dell’Ospedale Ruber International di Madrid il tutto sembra solo una formalità. Marc guiderà la sua RC213V provando a dare nuovamente lustro al team HRC, poco splendente senza il suo vero campione. Nove mesi senza gare sono molti e le operazioni con conseguenti terapie e ricadute varie si faranno certamente sentire sul corpo di Marquez ed infatti la domanda che attende risposta è: riuscirà a vincere, o almeno ad essere competitivo, già al primo tentativo? Nemmeno Marc, probabilmente, ha la risposta in mano. 

Doohan e Lauda, rientri importanti ma mai vincenti (al primo tentativo)

Il rogo di Lauda al Nurburgring nel 1976. Immagine da Motorsport.com

Nella storia dello sport ci sono molti esempi di campioni tornati con più o meno successo dopo un grave infortunio ed una lunga assenza. 
Rimanendo in ambito motociclistico come non citare Mick Doohan che nel 1992 dopo l’incidente di Assen saltò 4 GP per poi tornare in Brasile per provare a vincere il titolo, impresa che non gli riuscì visto che a trionfare su Rainey. L'australiano, però, si rifece con gli interessi due anni dopo e nelle stagioni successive quando, grazie anche alle cure invernali del Dottor Costa, conquistò 5 mondiali consecutivi.

Una storia simile è quella di Niki Lauda che nel 1976 dopo il terribile incidente del Nurburgring che gli provocò numerose ustioni, tornò a Monza per correre le ultime quattro gare del mondiale, perdendolo per un solo punto in favore di James Hunt. Ai tempi il compianto ex pilota della Ferrari e manager di successo aveva già vinto un titolo del mondo nel 1975 e riuscì a replicarsi nel 1977 e poi a coronare la sua carriera nel 1984 quando trionfò con mezzo punto di vantaggio su Alain Prost.

Roger Federer e il grande ritorno del 2017

Lasciando da parte gli sport motoristici e venendo più vicini ai giorni nostri, possiamo ricordare la grande impresa di Roger Federer, tennista svizzero tra i migliori della storia, agli Australian Open del 2017. Roger nel febbraio del 2016 si dovette operare al ginocchio (ricostruzione del menisco in artroscopia) dopo un incidente domestico e tornò qualche mese più tardi sulla terra battuta dando però nuovamente forfait e saltando per la prima volta dopo 65 partecipazioni consecutive un torneo dello Slam, il Roland Garros. Federer rientrò nel circuito qualche mese più tardi per la stagione sull’erba, dove non riuscì ad imporsi nemmeno nell’amato prato di Wimbledon dove perse in semifinale contro Raoinc. Qualche giorno dopo quella partita, dove subì anche una brutta caduta sul ginocchio, lo svizzero si prese una pausa dal tennis per recuperare dagli infortuni, annunciando anche la sua assenza alle Olimpiadi di Rio, unico torneo prestigioso mai vinto in carriera. Con le sconfitte, le assenze, gli infortuni, l’età (all’epoca Federer aveva 35 anni) e la vittoria numero 18 in un torneo dello Slam che tardava ad arrivare, sembrava che quella pausa potesse mettere la parola fine alla carriera del campione svizzero che però si ripresentò circa sei mesi dopo, all’inizio del 2017, a Melbourne per gli Australian Open da numero 17 della classifica. Nel tennis il ranking mondiale è un po’ come una qualifica negli sport motoristici, decide la tua posizione di partenza e gli avversari contro cui dovrai competere e la 17° posizione non è di certo un vantaggio

Il campione svizzero mostrò in quel torneo quello da molti viene definito uno dei suoi migliori rovesci in carriera, riuscendo ad accorciare sensibilmente gli scambi per evitare di correre troppo sul ginocchio e sulla schiena in condizioni ancora precarie. Dopo aver giocato la bellezza di 23 set, con anche due partite concluse al quinto parziale, si presentò in finale dove ad attenderlo c’era Rafa Nadal, rivale (ed amico) di sempre e combattente feroce. In una partita durata più di 3 ore e mezza con anche un break recuperato nel 5° set, Federer trionfò, portando a casa il tanto agognato diciottesimo titolo slam della sua carriera, 5 anni dopo l’ultima volta. Lo svizzerò non si fermò a Melbourne perché in quella stagione riuscì a vincere anche 3 Masters 1000 e il torneo di Wimbledon, tornando l’anno successivo dopo un’altra vittoria agli Australian Open il n°1 del mondo a distanza di più di 5 anni dall’ultima volta. 

La MotoGP non è il tennis, e forse l'obiettivo non è Portimao

L’esempio di Federer dimostra che non è impossibile tornare dopo un lungo stop e imporsi subito tra i migliori. Il motomondiale non è come un torneo di tennis, non si gioca in due settimane e in pochi round, va costruito settimana dopo settimana, GP dopo GP e mese dopo mese. L’impresa di Federer a Melbourne 2017 fu incredibile ma la diversità tra tennis e MotoGP ci insegna che l’obiettivo di Marquez non deve essere vincere Portimao bensì tornare competitivo il prima possibile e, perché no, regalarci un rientro veramente con i fiocchi vincendo il mondiale. Riuscirà a farlo?

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