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Honda CBR 600F 1991 | Perché Comprarla Classic

Reginetta delle medie sportive per un decennio, la CBR 600F seppe avere successo sul mercato e nel mondiale Supersport

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Sportiva ma non estrema, comoda per il turismo ma capace di divertire (e vincere) in pista: questo e molto altro è scritto nel DNA della Honda CBR 600F, una moto che per oltre un decennio è stata il “simbolo” della categoria supersport.

La primissima generazione, datata 1987, balza immediatamente in vetta alla categoria delle medie cilindrate stradali in termini di prestazioni, grazie ai suoi 197 kg di peso e una potenza pari a 76 cv a 11.000 giri/min. Rinnovata in modo costante, più o meno profondamente, ogni due stagioni, nel 1989 è la volta di alcune migliorie alla meccanica, con la potenza massima che sale di 4 cavalli ma nessuna rivoluzione.

La CBR 600 F in questa versione 1991 cambia tutto, inaugurando una nuova era per le seicento sportive e gettando le basi tecniche dei modelli a seguire. Con questo modello, infatti, Honda propone un progetto completamente nuovo, che pur mantenendo invariati i capisaldi tecnici di base quali il telaio a doppio trave in acciaio con culla inferiore aperta e l’architettura del motore a quattro cilindri, propone un profondo upgrade in termini di sportività della moto.

Sono nuove le misure caratteristiche della ciclistica, in funzione della massima agilità, il peso cala di 4 kg ed è completamente rivisto il propulsore, accreditato di circa 100 cv di potenza massima a 12.000 giri.

Nel 1993 è poi la volta dell’introduzione delle sospensioni regolabili e pochi altri interventi di dettaglio, ma la base resta invariata anche dal punta di vista del design, e lo stesso per gli anni a seguire. Lo step evolutivo che scaverà un solco col passato nella famiglia CBR 600F è datato 1999, con l’arrivo del nuovo telaio a doppio trave in alluminio e un impatto estetico totalmente rivisto. Ma questa è un’altra storia.

Pregi e difetti

La Honda CBR 600F dei primi anni ’90 la riconosci subito, grazie anche alla celebre carenatura completamente sigillata che poco o nulla lascia intravedere della meccanica. Guardandola con gli occhi di oggi, l’impatto estetico è più vicino a quella delle sport-tourer, ma è bene non lasciarsi ingannare dalle apparenze.

La colorazione del modello in prova era proposta col nome Fun, anche se in molti la identificavano come Benetton per la mescolanza di colori tipicamente anni ’90 che la accomunavano alla produzione della nota casa di abbigliamento.

Si dice, ma non c’è ovviamente nulla di ufficiale, che questo collegamento non fosse proprio gradito all’azienda di filati trevigiana, che all’epoca era avversaria di Honda nel mondiale F1. Questo pare essere il motivo dell’uscita di scena di questa colorazione dopo una sola annata.

Detto del telaio in acciaio, la ciclistica propone una forcella di tipo tradizionale con steli da 41 mm e un monoammortizzatore posteriore con sistema progressivo Pro-Link. Entrambi i componenti propongono la sola regolazione del precarico delle molle, mentre la regolazione idraulica sarà prerogativa della supersport Honda a partire dal 1993.

Per gli pneumatici, l’anteriore vede protagonista una misura non molto diffusa, ovvero 120 con spalla 60, mentre al posteriore vi è un 160/60. Entrambi i cerchi ruota sono da 17 pollici. I freni vantano invece una coppia di dischi anteriori di tipo fisso da 276 mm con pinze flottanti a 4 pistoncini, e un singolo disco posteriore con pinza a due pistoncini.

Con la CBR 600F l’obiettivo dei tecnici Honda fu certamente quello di creare una moto che fosse iper-performante in circuito ma anche, e soprattutto, godibile su strada, quindi funzionale, comoda e adatta alle trasferte più impegnative.

A testimonianza della grandissima ecletticità di questo modello non c’è solo il riconoscimento conferitole dalla larghissima diffusione sul mercato nel corso dei suoi 15 anni di carriera: molto apprezzata nelle gare di categoria ad ogni livello, nel 2002, l’anno prima di lasciare posto alla più agguerrita versione 600 RR, la CBR 600F conquistò anche il titolo mondiale nella classe Supersport, con in sella il pilota francese Fabien Foret.

Erano davvero altri tempi, in quanto il mercato doveva ancora essere investito dalla moltitudine di declinazioni crossover che conosciamo oggi, ed è per questo che per moltissimi appassionati in cerca di una compagna di viaggio facile, sfruttabile ed affidabile la CBR 600F rappresentava una scelta molto valida.

Una volta in sella la carenatura restituisce una piacevole sensazione di protezione, grazie anche al capiente serbatoio da 16 litri dotato di ampie svasature per le gambe. Ci si siede “dentro” alla moto, e in più le pedane poggiapiedi ed i manubri rialzati non vincolano a posizioni affaticanti.

Inoltre non bisogna dimenticare la seduta, morbida e spaziosa nonché realizzata in un cuscino unico sdoppiato, così da non far sentire il passeggero come un accessorio da trasportare solo all’occorrenza. Anzi, a lui, o a lei, è dedicato anche un comodissimo maniglione per aggrapparsi saldamente.

Il 4 cilindri in linea 16 valvole fa parte della tradizione giapponese, e da sempre Honda propone questa architettura su moto di ogni filone, dalle naked alle supersportive fino ai modelli più turistici. In questa versione CBR 600F è dotato di doppio albero a camme e catena laterale con tenditore a molla, e l’alimentazione è affidata ad batteria di 4 carburatori Keihin da 34 mm.
Il primo approccio con il CBR600F è immediato, istintivo.

La moto risulta stretta, compatta, ti senti subito a casa, e questo grazie sicuramente alla posizione di guida comoda e per nulla affaticante. La ciclistica è solida, molto maneggevole ma comunque mai estrema nelle reazioni come invece ha poi richiesto il mercato delle 600 sportive. La confidenza che regala questa moto è frutto invece di una amalgama perfetta di sportività e comfort, che permette sia una guida aggressiva quanto di viaggiare in souplesse lasciandosi cullare tra le curve.

Piacevolmente tendente al morbido di sospensioni, nella guida più impegnata si potrebbe apprezzare solo maggiore tono idraulico al posteriore, dove buche e avvallamenti dell’asfalto affrontati di buon passo possono limitare la trazione della ruota motrice.

Tra le particolarità di questa moto si evidenzia la citata misura dello pneumatico anteriore /60, che se da un lato sottolinea la rapidità della ciclistica dall’altro non restituisce un grande feeling quando si spinge alla ricerca della massima piega. In pista, non a caso, tutti adottavano il più classico /70.
Il carattere del motore gioca un ruolo fondamentale nel piacere di guida della CBR600F.

Non è un mostro di potenza, ma è possibile viaggiare in sesta marcia già a 1.000 giri/min. senza accusare rifiuti o strappi di qualsiasi tipo. Fino a 6.000 giri/min. circa sale con una progressività interessante ma non certo difficile da domare, per poi sfoderare un impulso corposo a circa 8.000 giri/min. e da lì scalare con rapidità il contagiri fino a poco oltre i 11.000 giri/min.

Rispetto ai motori di ultima generazione, il gap di potenza massima c’è, e lo si nota soprattutto in allungo, visto che non vola a regimi impressionanti come i propulsori più recenti. Il sibilo del quattro cilindri in linea è però molto coinvolgente una volta lanciato a regimi elevati, mentre ai bassi risulta ovattato e davvero civile.

Negli anni il propulsore Honda si è dimostrato un indistruttibile macinatore di chilometri, con solo una annotazione riguardante il tenditore della catena che rendeva la distribuzione rumorosa a freddo.

Risolto il problema nella versione 1993 non siamo a conoscenza di altre particolari problematiche, e non è un caso se la medesima unità sia stata adottata in seguito sulla fortunatissima Hornet 600 e altri modelli della Casa.

Il cambio è uno dei fiori all’occhiello di questa moto, nonostante i 30anni di carriera si conferma veloce, preciso e privo di qualsiasi contrasto. Anche la frizione, multidisco in bagno d’olio, ha la capacità di affrontare ogni tipo di strapazzamento senza battere ciglio, mantenendosi sempre puntuale e precisa nell’intervento.

Ottimi ancora oggi i freni, che magari necessitano di una discreta forza sulla leva al manubrio per rendere bene ma in compenso si mostrano potenti e anche modulabili.

La CBR 600F è dotata di un fascino senza tempo, confermandosi anche a distanza di alcuni decenni come una moto pronta davvero ad assecondare ogni tipo di esigenza. Che vogliate andarci al lavoro ogni giorno, in ferie armati di bagagli e passeggero o ancora se cercate una moto economica per divertirvi in pista la Supersport Honda potrà senza dubbio fare al caso vostro.

Quanto costa

L’enorme diffusione di questa moto non giova al mantenimento di un valore di mercato elevato, visto che l’offerta è davvero elevata. Già a partire da 1.000 euro si possono trovare delle moto pronte all’uso, mentre le richieste per i modelli meglio conservati difficilmente arrivano a superare i 2.000 euro.

Cifre davvero molto contenute in rapporto alle molteplici possibilità di impiego di questa moto.

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