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Pronti, partenza, via! In MotoGP le gare si vincono al primo giro

L'ANALISI - Qualifiche e stacco giusto al semaforo sono diventati fondamentali: in 7 degli ultimi 16 GP chi era in testa al primo giro ha poi vinto

MotoGP: Pronti, partenza, via! In MotoGP le gare si vincono al primo giro

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Riflessi, occhio, sensibilità, un pizzico di fortuna e tanta elettronica: è tutto quello che ci vuole per una partenza perfetta in MotoGP. Tipo quella di Martin (da 14° a 4°) nella prima gara in Qatar o quella di Oliveira (da 12° a 4°) nella seconda. Ormai qualifiche e partenze sono tra gli incubi di ogni pilota, tanto che sembra che le gare si vincano al primo giro e non all’ultimo. Senza dubbio è un’esagerazione, ma non poi così distante dalla verità.

Anche gli ingegneri l’hanno capito e nelle ultime stagioni è stato un fiorire di sistemi per l’holeshot, la partenza perfetta. Ad aprire la strada erano state Ducati, con un sistema che abbassa il retrotreno della moto, e Aprilia, con un altro che fa la stessa cosa all’anteriore (già diventato l’oggetto dei desideri dei piloti Yamaha e Suzuki).

Partire bene è davvero così importante? Per capirlo ci siamo tuffati nei dati dei GP dello scorso anno e dei due di questa stagione, prendendo in considerazione le posizioni in partenza e al termine del primo giro del vincitore. Il risultato lo trovate riassunto nella tabella qui sotto.

Fatti i compiti, bisogna trovare una risposta alla nostra domanda. Non per spoilerare, ma è affermativa.

Su 16 gare, il vincitore è partito per 5 volte dalla pole position e per 10 dalla prima fila. Solo 3 volte il vincitore è partito dalla seconda fila, 2 dalla terza e una dalla quarta. Non è finita qui, perché per 7 volte su 16 chi è in prima posizione al primo giro ha poi vinto. Non solo: nel 2020 il vincitore si è sempre trovato nelle prime 5 posizioni al termine del primo giro. Questo significa che, anche nel caso del vincitore con la peggior qualifica (Alex Rins ad Aragon, 10° sullo schieramento), la partenza è stata fondamentale: infatti il pilota della Suzuki era 4° al primo passaggio sulla bandiera a scacchi.

Sembrano un po’ contraddire le cose i due vincitori di quest’anno, Vinales e Quartararo. Maverick era 6° al primo giro, Fabio 7°, ma le gare in Qatar sono state molto particolare, con un serpentone di piloti fino all’arrivo e infatti non è un caso che il GP di Doha sia stato quello con il minor distacco della storia all’arrivo (meno di 9 secondo dal 1° al 15°). Una sorta di eccezioni che confermano la regola.

Non è tutto, perché questa analisi fornisce anche altri spunti. Il primo riguarda la Suzuki, che ha vinto il titolo con Mir lo scorso anno ma solamente due gare. La GSX-RR è famosa per essere gentile con le gomme e temibile nel finale di gara, ma anche per non essere troppo incisiva nel giro secco, una pecca che, come abbiamo visto, può costare cara.

C’è anche un altro aspetto interessante, che dà ragione ai piloti Yamaha che, lo scorso anno, lamentavano la difficoltà in bagarre con la M1. Delle 6 gare vinte lo scorso anno, in 5 il pilota che ci è riuscito era 1° al termine del primo giro, segno che la moto di Iwata funziona molto bene quando ha pista libera davanti a sé. Le prossime gare ci diranno se è ancora così.

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