Moto3, Pedro Acosta, lo squalo con la macchinetta per i denti tifoso di Schwantz

Un secondo posto ed una vittoria in Qatar. Un inizio di carriera alla Fenati, ma il 16enne di Mazarron, figlio di un pescatore, ha l'istinto del predatore e ha ricevuto le congratulazioni di Marquez, Vinales, Quartararo...e Schwantz, di cui è tifoso

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Ha fatto scalpore la vittoria di Pedro Acosta in Moto3 partendo dalla pitlane. Il sedicenne spagnolo, così come Romano Fenati nell’ormai lontano 2012, ha iniziato il mondiale con un secondo posto in Qatar bissando poi il podio con una vittoria, che Romano ottenne successivamente a Jerez.

Non è sempre sinonimo di grandezza futura iniziare bene la propria avventura nel mondiale, ma insomma, vincere da quella posizione è inusuale: riuscì a Pedrosa, in MotoGP ma Pedro rimane con il piedi per terra e lo ha confermato in una bella intervista a Mela Chercoles su AS.

“Penso che avere tre giorni di test in quel circuito ha aiutato molto, ma anche avere la squadra che ho, perché dal primo giorno mi hanno aiutato molto. L'adattamento alla squadra è stato molto buono fin dall'inizio e penso che questo sia ciò che significa lavorare con professionisti e geni - ha detto Alcova  - Considero la mia squadra dei geni, tutta la squadra, dai meccanici al mio compagno di squadra, e quando dico geni intendo il telemetrista del team, Rubén (Moreno); il mio tecnico, Albo (Alberto Iotti); i miei due meccanici, Santi (Del Canto) e Adai (Cortés), che hanno fatto un ottimo lavoro. Avere tre settimane di test in Qatar e un'intera settimana di gare ha aiutato”.

Soprannominato lo squalo di Mazarron, visto che è figlio di un pescatore, a soli 16 anni il pilota del team Ajo KTM è un tifoso di Kevin Schwantz, anche se non era ancora nato quando il texano furoreggiava in 500.

“Mio padre aveva una Suzuki che guidava, una K7, e l'aveva dipinta con i colori della Pepsi. È lì che è iniziato tutto, mi mostrava i video di quando andava alle corse e mi mostrava i video di se stesso. Kevin era puro spettacolo. Oggi tutto è quasi basato sui social media o sulla TV e lui prima era puro spettacolo, perché era un ottimo pilota, ma sapeva anche cosa piaceva alla gente. In MotoGP parte della guida si basa sulla comprensione dell'elettronica della moto. Non era così ai tempi di Schwantz”.

Il mitico #34 era tutto istinto. Acosta sembra più un pilota freddo, almeno a giudicare da quanto ha fatto a Losail.

“In realtà sono un pilota che frena per istinto e apre l'acceleratore per istinto”, ha spiegato il sedicenne, che poi ha rivelato di aver ricevuto diversi messaggi di congratulazione dai colleghi più anziani. Schwantz incluso.

“Dopo la gara ho visto i messaggi di Márquez  e quando mi sono tolto la tuta e la Moto2 è finita ho visto tutti i messaggi di tutti i piloti di classe superiore che mi avevano scritto. È stato un grande sostegno. Quartararo, Viñales, gente simile che viene dal basso e non ha avuto tutto da quando era piccolo.Mio padre mi ha portato a provare quando avevo cinque anni e sono qui grazie a lui. Mi ha dato la tipica motina cinese che si compra nei negozi di biciclette e ho iniziato da lì, ma in velocità sono arrivato l’anno dopo.Mia madre non era molto contenta all'inizio, perché come si fa a far correre in moto un figlio di sei anni? Ho avuto due infortuni gravi, un'operazione su un omero e una tibia, una volta ho perso i sensi. Fa parte del gioco”.

 

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