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Addio a Gianni Sandri, prima firma del motociclismo di Tuttosport

Se ne è andata una delle penne storiche del motociclismo: per Tuttosport ha seguito gli anni d'oro dei Rally ed i campioni delle due ruote strindendo con loro rapporti forti e raccontandoli con competenza

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di Enrico Biondi (*ex inviato de La Stampa)

La notizia mi è arrivata come una fucilata. Peggio ancora come uno di quei pugni che ti scagliano i pugili più abili e che ti lasciano senza fiato, ti devastano e contro i quali non puoi fare nulla se non accasciarti al tappeto. Gianni Sandri, classe 1945, per anni prima firma del motociclismo su Tuttosport, ci ha lasciato ieri sera. La notizia è arrivata con un breve messaggio di sua figlia lasciata sulla chat del giornale: “Scusate, sono la figlia di Gianni Sandri. Purtroppo vi confermo che mio papà è deceduto”. L’unica cosa che sono riuscito a sapere che questa volta il Covid non c’entra. Già malato da tempo, il suo fisico non ha retto all’ennesimo scherzo del destino.

Gianni ed io abbiamo vissuto insieme forse gli anni più belli della storia del motociclismo mondiale, che ha coinciso guarda caso, con le grandi vittorie dei campioni italiani. Sia io a La Stampa, che lui a Tuttosport, ci siamo trovati catapultati nel mondo delle due ruote dopo anni passati a scrivere dei trofei conquistati dalla Lancia nel mondo dei Rally. 

Guidati quasi per mano da quel mago del mondo delle due ruote che è Carlo Pernat, che ci ha introdotto ai segreti di un motociclismo che stava diventando progressivamente più serio e professionale, abbiamo girato il mondo in lungo e in largo per una ventina d’anni, sempre fianco a fianco. Sia in aereo che negli alberghi che prenotavamo badando bene di non essere troppo lontani tra loro. E poi sempre accanto in sala stampa, vicini a Maurizio Bruscolini, e magari due passi avanti o due indietro a quello dove sedeva Paolo Scalera, altra fonte inesauribile di notizie,in una press room che la grande Renata Nosetto aveva allestito come nessun’altra prima di lei e solo lei capace di tenere a bada  una spericolata masnada di 500 giornalisti (bei tempi…) più una tribù di fotografi che fuggivano come cavallette impazzite tra una prova e l’altra.

Gianni Sandri a casa di Max Biaggi a Montecarlo

Con Sandri ho assistito alle prime vittorie di Loris Capirossi, ai suoi trionfi mondiali e poi ai successi di Max Biaggi. Al proposito mi ricordo una battuta di Gianni in Germania, quando dopo aver fatto il miglior tempo al sabato, Max aveva stravolto la moto prima delle qualifiche riuscendo nell’impresa di piombare in decima posizione. Durante l’intervista della sera lo guardò dritto negli occhi e con il suo vocione roco, in perfetto piemontese, gli disse “Ma perché ‘tlas cambià tut? Lasla ste’ parei, sta moto, boia fauss!”, facendo morire dal ridere i colleghi, che di piemontese ne masticavano poco. E dopo gli allori con Max ecco il periodo dei mondiali a grappoli con Valentino Rossi con un ricordo particolare per la prima vittoria in quel di Welkom in Sudafrica quando il Dottore tornò in Yamaha. Quella sera facemmo tutti tardi, felici per il successo di Valentino. Al rientro volle guidare lui: “Lascia fare a me, ho una memoria fotografica io, arriviamo in un minuto”. Peccato che Welkom, come tutti i bacini minerari, fosse stata costruita con le strade tutte uguali, senza punti di riferimento che a Gianni piacevano molto. Dopo mezz’ora di giri a vuoto finimmo dritti filati in una di quei rioni dopo il colore più chiaro era quello di una candela… E lì mi disse candidamente: “Lo sai che mi sono perso?”. L’avrei voluto divorare. Prima di essere accerchiati da strani personaggi che si avvicinavano sempre di più, fummo salvati da due pattuglie di poliziotti che ci riportarono sani e salvi al cottage. Da quel giorno Gianni ha sempre voluto che guidassi io. Diceva che ero bravissimo…

Potrei scrivere per mesi di Gianni, di quanti granchi ad esempio riusciva a mangiare in una sola cena al Pescador di Cascais o delle ore rubate al sonno per raccontare le follie di personaggi come Randy Mamola, Marco Lucchinelli, Kevin Schwanz. Un piacere ascoltarlo soprattutto quando sul tavolino del giardino faceva capolino una spaghettata di mezzanotte preparata dalla signora Marisa, sua moglie, che spesso ci seguiva in capo al mondo e non so da dove riusciva a tirare fuori così tanti pacchi di spaghetti per sfamare piloti e meccanici che stranamente si trovavano a passare di lì in quel momento…

Altri tempi, belli, indimenticabili. Grazie Gianni per tutto quello che hai fatto per noi. E adesso che sei chissà dove, dai un saluto ai grandi del passato e a quelli che ti hanno preceduto da poco, salutaci soprattutto il Sic e Fausto e abbracciali per tutti noi!

A Marisa, la moglie ed a tutta la sua famiglia ed ai colleghi di Tuttosport le condoglianze di GPOne.com

 

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