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MotoGP, Dott.Costa: Per Marquez è finito il tempo del coraggio, serve prudenza

"Mi ricorda la storia di Doohan: gli feci saltare l'ultima gara della stagione per curare la gamba, poi vinse 5 mondiali. Sono certo che se Marc tornerà con un deficit nel braccio troverà forza nella sua ferita, proprio come Mick"    

MotoGP: Dott.Costa: Per Marquez è finito il tempo del coraggio, serve prudenza

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La notizia di questi giorni, che sono di fatto la vigilia del motomondiale 2021, è sicuramente l’ufficiale assenza di Marc Marquez per l’inizio della stagione. Dopo aver ricevuto l’ok per aumentare l’intensità dei suoi allenamenti l’otto volte campione del mondo è stato nuovamente fermato dall’equipe dei medici. La notizia sicuramente ha provocato un po’ di delusione nell’animo dei tifosi di Marc e di tutti gli appassionati di motociclismo che già assaporavano il rientro alle corse del fenomeno spagnolo dopo tre operazioni chirurgiche in meno di sei mesi. Il non-rientro di Marc Marquez è stato l’oggetto della nostra diretta di ieri sera, che ha avuto come ospiti Carlo Pernat, il primo a nutrire dei dubbi sul ritorno di Marc già in Qatar, e il Dottor Claudio Costa, “l’angelo dei piloti” che già più volte si era espresso insieme a noi di GPOne sulle condizioni ed il decorso medico di Marquez. 
“Io non conosco il quadro radiografico – ha esordito Costa in collegamento telefonico con il nostro BarSport – Ma questo è il momento in cui l’audacia ed il coraggio devono lasciare il posto alla prudenza, che in questo caso è una virtù. In questo momento l’equipe medica di Marquez sta aspettando che l’osso guarisca al meglio per far riprendere l’attività agonistica al pilota perché se la frattura non consolida poi si possono rompere le viti della placca e non sarebbe una cosa molto piacevole”. 

Quali sono le difficoltà che i medici hanno trovato in tutta questa vicenda?
“Le fratture dell’omero sono una rarità nel motociclismo. Quando abbiamo iniziato a lavorare sulla sicurezza dei circuiti abbiamo tolto tutti gli ostacoli tranne l’ultimo che in una corsa motociclistica non può essere tolto: la moto. Sono gli ostacoli a produrre questo tipo di fratture e nella mia carriera di traumatologo le fratture dell’omero che ho visto posso contarle sulle dita di una mano. Durante la prima operazione i medici hanno inserito una placca per non mettere un chiodo che sarebbe passato dalla spalla che era stata recentemente operata. A quel punto, però, avrebbero dovuto avere il coraggio di dire a Marquez che si sarebbe dovuto fermare per tre mesi e non dargli l’ok per salire su una moto dopo soli 5 giorni. Marc, in ogni caso, è stato operato secondo scienza e coscienza e tenendo conto del giuramento di Ippocrate, che fanno tutti i medici. Io in quel caso avrei guardato Marquez negli occhi ed avrei capito, probabilmente sottovalutando la spalla e mettendogli un chiodo molto forte, elastico ma forte”. 

Ora Marc Marquez dovrà attendere fino al 12 aprile per il prossimo controllo medico. Cosa potrà cambiare in un paio di settimane? 
“In due settimane la situazione non cambierà di molto secondo il mio parere. Ci sarà sicuramente più tempo per permettere all’osso di consolidarsi, ma la prognosi iniziale era di sei mesi, ne sono passati solamente quattro. Anche su questo andrebbe fatta una riflessione: quando Marquez non è tornato a Misano o ad Aragon si sarebbe potuta anticipare la terza operazione e ora non saremo qui a parlare del quando rientrerà. Un’operazione del genere, fatta a dicembre e su un osso che già più volte ha fatto capire di non aver molta voglia di guarire, potrebbe anche portarlo nelle condizioni di perdere un mondiale. Io voglio pensare al limite dei sei mesi, e non ad altro perché voglio molto bene a Marquez, questa è la prima volta, forse, che mi trovo alleato con la prudenza. Forse successe qualcosa di simile con Doohan”.

Nel finale di stagione del 1993?
“Si, lui cadde a Laguna Seca e si ruppe una clavicola ma mancava ancora una gara alla fine del campionato. Io lo presi e gli dissi “andiamo a San Francisco in ospedale”. Lui era stranito perché per una scapola non pensava che sarebbe stato fuori troppo o che dovessimo andare in ospedale. Io però pensavo alla gamba, che andava curata. Passai l’inverno con lui in Australia e all’inizio del campionato ancora la gamba gli scivolava e lui non era preparatissimo per via del suo corpo terribilmente ferito. Poi è successo che ha vinto 9 gare di fila e 5 mondiali”. 

 Ora, questa per Marquez potrebbe essere una batosta dal punto di vista psicologico. Questo “no” dei medici può influire sul recupero fisico?
“La questione psicologia è fondamentale in un recupero. Io penso che da questo brutto episodio Marquez ne uscirà più forte di prima. Io sono certo che anche se avrà un deficit del braccio userà la ferita per andare a scovare delle risorse, come fecero, per esempio, Doohan e Zanardi. In quel caso Marc troverà una nuova coscienza di sé stesso e questo lo renderà, anche se ferito, più forte di prima, ed in quel momento potremmo dire che saranno le ferite dell’eroe”. 

Marc potrà correre con la placca o andrà tolta?
“Può tenerla e se l’omero guarirà poi potrebbe essere rimossa a fine stagione”. 

Prima hai citato Alex Zanardi. Quali sono le sue condizioni? Non abbiamo aggiornamenti da qualche tempo. 
“Zanardi ha vinto la prima battaglia, quella per la vita. Ora ha finito tutte le operazioni di neuro chirurgia ed è passato al secondo tempo, quello della riabilitazione. La sua partenza è stata positiva e ci consola, pare che si possa lavorare sul cervello ferito di Alex e ci vorrà del tempo per arrivare al terzo tempo, quello di dargli una vita normale”. 

 

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