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MotoGP, Ducati e Ferrari: Stoner e Raikkonen iniziano ad essere ricordi sbiaditi

Per una incredibile coincidenza, il 2007 è stato l’anno dell’ultimo titolo per entrambe. Tanti cambiamenti, piloti spesso scontenti e la voglia di riportare l’Italia al top

MotoGP: Ducati e Ferrari: Stoner e Raikkonen iniziano ad essere ricordi sbiaditi

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Ducati e Ferrari. Rosse, italiane e veloci. Belle come solo la passione può renderle tali, affascinanti come una storia bellissima che incanta sempre al primo sguardo. Vorremmo anche dire vincenti, ma negli ultimi 14 anni, vincenti lo sono state solo a sprazzi. Risale infatti a ben 14 anni fa il momento in cui l’Italia si è ritrovata orgogliosamente in cima al mondo nelle due massime specialità motoristiche, la Formula 1 e la MotoGP. 

Casey Stoner, l’incredibile talento australiano, prese per mano una Desmosedici GP7 800 che solo lui riusciva ad interpretare al meglio e la condusse sul tetto del mondo. Kimi Raikkonen accolse la pesantissima eredità di Kaiser Michael Schumacher e riuscì ad approfittare dell’autentico caos generato da un imberbe Lewis Hamilton contrapposto alla furia Fernando Alonso. Quella gara finale ad Interlagos resterà per sempre negli incubi di Ron Dennis, ne siamo certi.

Il 2008 sembrava l'anno della consacrazione per Ferrari e Ducati, e invece...

Sembrava di trovarsi di fronte all’inizio di una nuova era, un periodo di potenziale dominio per Ducati e Ferrari. La storia è andata diversamente. Anche nel 2008 Stoner riuscì a restare in lizza per il titolo, ma Valentino Rossi tornò al vertice dopo due anni di digiuno, e la batosta di Laguna Seca cambiò gli equilibri tra i due, con l’australiano che lottando per andare oltre i limiti della moto commise diversi errori. Quei limiti erano davvero difficili da superare, per maggiori informazioni basta chiedere a Marco Melandri. 

Dall’altra parte Felipe Massa sembrava destinato a proseguire la scia di vittorie iniziata con Raikkonen, ma sempre in quella Interlagos che aveva regalato una gioia immensa agli uomini di Maranello, ecco materializzarsi una tra le delusioni più cocenti della storia dello sport. Hamilton inizia l’ultimo giro ad oltre 15 secondi da Glock, sembra destinato a perdere il mondiale in favore di Massa. Ma Glock rallenta, annaspa sulla pista bagnata. Massa taglia il traguardo in prima posizione ed è campione del mondo. 38 secondi. Tanto è durato l’unico titolo iridato di Felipe Massa, perché dopo 38 secondi da quella bandiera scacchi che sanciva la vittoria Ferrari, Hamilton transitò sul traguardo in quinta posizione. Lewis vinse il titolo per un punto. Lacrime. Sipario.

Il 2008 fu dunque durissimo, ma sia Ducati che Ferrari furono grandissime protagoniste. I problemi però stavano solo arrivando. Da quella stagione in poi infatti iniziarono a fioccare problemi su problemi, errori su errori. Tecnici, umani, di qualsiasi genere. Stoner restò il vero faro della Ducati fino al 2010, lasciando il testimone ad un certo Valentino Rossi, chiamato alla grande impresa di riuscire a vincere anche con Ducati dopo esserci riuscito con Honda e Yamaha. Un fallimento su tutta la linea. Rossi ci mise pochi giri a capire che con quella moto non avrebbe vinto niente. Due anni di inferno, un progetto rivoluzionato e soprattutto la decisione di Filippo Preziosi, il padre di tutte le Desmosedici fino a quel momento, di lasciare. Dopo arrivarono nell'ordine Dovizioso e Dall’Igna. Ducati decise di rivoluzionare tutto e nel 2015 arrivò una Desmosedici completamente diversa, interamente disegnata da Gigi Dall’Igna. 

Ducati sbaglia tutto con Rossi, perde Filippo Preziosi ma guadagna Gigi Dall'Igna

Nel 2016 le prime vittorie, nel 2017, 2018 e 2019 Dovizioso lotta con Marquez per il titolo, che però non arriva. Dovizioso viene affiancato da Lorenzo nel 2017, una decisione che costò a Ducati oltre 25 milioni di euro in due anni. Sembrava sbagliata, o almeno lo è apparsa fino al Mugello del 2018, quando poi Jorge di colpo si scoprì migliore interprete della Rossa. Troppo tardi. Intanto cresceva anche il malcontento di Dovizioso, che non si sentiva davvero al centro del progetto e soprattutto sentiva che le sue indicazioni erano ignorate nel determinare la strada per sviluppare la moto. Tanto per contribuire all’autostima di Dovizioso, Ducati cerca anche di riportare a metà 2019 Lorenzo a Borgo Panigale nel 2020, magari in Pramac. Mossa impossibile da attuare, ma che di fatto indispettisce ulteriormente il Dovi. 

Il 2020 doveva anche essere l’anno del titolo finalmente, con sua maestà Marc Marquez azzoppato dal terribile infortunio di Jerez. Ma la Michelin prepara una bella sorpresa agli uomini di Borgo Panigale sotto forma di una nuova posteriore che la Desmosedici trova particolarmente indigesta. Il risultato è stato la separazione poco consensuale avvenuta nel 2020 tra Dovizioso e la Casa di Borgo Panigale, con Ducati che ha scelto di puntare sui giovani per il futuro. Una scommessa affascinante, ma pur sempre una scommessa. 

In Ferrari ci prova Alonso e quasi ci riesce. Un quasi chiamato Abu Dhabi

Ma se la Ducati soffriva, la Ferrari non rideva. Dopo il 2008, Raikkonen e Massa non sono più gli stessi ed in Ferrari nel 2010 arriva l’uomo della provvidenza, ovvero Fernando Alonso. Lo spagnolo è in grandissima forma, ed anche la F10 sembra una vettura nata molto bene. Vince cinque gare, sembra poter diventare campione del mondo battendo Webber e la Red Bull. Ma al muretto sbagliano clamorosamente tattica nell’ultimo GP ad Abu Dhabi e il mondiale finisce nelle mani di Sebastian Vettel. Il primo di quattro consecutivi. Alonso sfiora il titolo altre due volte, è nel periodo migliore della sua carriera, ma non riesce a vincere e spesso si lamenta di come la Ferrari stia gestendo le cose in F1. Lascia Maranello a fine 2014, lasciando spazio ad un altro grande campione, ovvero Sebastian Vettel.

IL PODIO DI INTERLAGOS 2007

Il tedesco si conferma un grandissimo campione, tiene testa ad Hamilton ed alla Mercedes. Nel 2019 ci sono anche dei pesanti sospetti sulla regolarità dei motori di Maranello. Ma la Ferrari semplicemente non è all’altezza delle frecce d’argento e l’incredibile entusiasmo di Vettel si spegne gradualmente, fino ad estinguersi quando arriva al suo fianco Charles Leclerc. Il monegasco si rivela spesso più veloce del tedesco, la gestione dei rapporti fra i due non è ottimale ed il risultato è che la coppia scoppia. Vettel vola verso la Aston Martin a fine 2020, in Ferrari al fianco di Leclerc arriva Carlos Sainz Jr. 

14 anni senza titoli: troppi per le Rosse a due e quattro ruote 

Avanti veloce, eccoci al 2021. Quattordici anni. Vale la pena scriverlo per esteso, resta più impresso anche se non riteniamo sia necessario perché per i tifosi l’attesa si trasforma sempre di più in un’agonia. Oggi è stata svelata la Ferrari chiamata ad azzerare questo conteggio, la vettura nata per battere l’invincibile armata Mercedes. Ducati ha fatto dei passi in avanti con la Desmosedici ed ha per la seconda volta l’assist rappresentato dall’assenza di Marquez in pista, il divoratore di mondiali che almeno per la prima parte della stagione non sarà di certo al top, ammesso che rientri davvero molto presto. 

Il 2021 potrebbe dunque essere l’anno del riscatto per entrambe, ma troppe volte abbiamo scritto questa frase. Sono rosse, italiane e veloci. Le rivogliamo entrambe vincenti. 

 

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