Gillen: "La MV Agusta F3 è tecnologicamente più avanzata della Moto2"

Il direttore del dipartimento R&D: "l'equilibrio in un team è fondamentale, almeno che non hai Marquez o Stoner. L'erede della F4? Tutti la vogliono, ma non è il momento giusto"

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In occasione della presentazione della nuova MV Augusta F2 del team Forward Racing, tenutasi a Courmayeur, Brian Gillen, direttore dell’area ricerca e sviluppo di MV Agusta, ha espresso le sue considerazioni sul percorso della squadra negli anni, ma non solo. In un anno influenzato dall’emergenza sanitaria, causa COVID19, che ha decretato il congelamento dello sviluppo tecnico nel Motomondiale, Gillen ha svelato come un team possa trarre vantaggio da tale situazione per potersi preparare alla nuova stagione.

Cosa ne pensi della nuova MV Agusta F2 che avete presentato? E cosa ne pensi del progetto che avete portato avanti finora con il team Forward?
“Allora, questo è il terzo anno che siamo coinvolti in questa avventura. Possiamo dire che sia il terzo anno in pista perché siamo partiti esattamente quattro anni fa: quando si sono consolidati i nuovi regolamenti della Moto2 con il passaggio del motore dalla Honda alla Triumph. Siamo partiti subito con questo nuovo progetto. In tutta onestà, all’inizio il tutto prevedeva di fare questa attività lavorando con delle aziende esterne perché noi non eravamo dentro il mondo della Moto2, non la conoscevamo bene, come invece la Supersport che ha fatto nascere il reparto corse di MV nel 2014. Abbiamo avuto dei bei risultati in Supersport, quindi abbiamo deciso di analizzare bene i tempi rispetto a quelli della Moto2 e ci siamo resi conto che con qualche cavallo in più ce l’avremmo potuta fare anche in Moto2. Ci mancava la conoscenza delle gomme, dell’ambiente".

C'è un 'ma'?
"In tutta onestà, siamo molto meglio di quello che avremmo mai potuto credere. Siamo arrivati con molta umiltà e ci aspettavamo che gli altri fossero migliori di noi, poi ci siamo resi conto del contrario, soprattutto in termini di precisione, di montaggio e di pezzi, ma anche nel lavoro che facciamo in pista. Prestiamo molta attenzione ad ogni lavorazione meccanica, ogni singola saldatura, ogni raggio, questa cura l’abbiamo avuta sin dal primo prototipo. Quando siamo scesi in pista per la prima volta nei test di Misano ci siamo subito resi conto che non eravamo al punto in cui ci saremmo aspettati nonostante lavorassimo con aziende esterne importanti. Siamo ripartiti da capo nel fare il progetto con molta nitidezza, nella sua totalità: non è rimasta neanche una rondella, abbiamo rifatto tutto da zero. Abbiamo iniziato cercando di conoscere la moto perché non abbiamo avuto occasione di fare molti test fuori pista. I nostri test erano quelli che facevamo nei weekend di gara, abbiamo imparato a conoscere la moto in questo modo. Lo stesso vale per i tecnici e per Giovanni (Cuzari, ndr) o Milena (Koerner, ndr)".

Per quanto riguarda la scorsa stagione qual è il tuo giudizio?
"A Valencia, nel 2019, avevamo fatto un ottimo risultato con Stefano Manzi, eravamo arrivati quarti, a quel punto eravamo pronti per fare un ulteriore passo avanti tecnico con la moto e ci siamo ritrovati nel bel mezzo della pandemia, a causa della quale c’è stato un congelamento totale del progetto. Da quel momento ci siamo concentrati su tutti quei dettagli sui quali potevamo ancora intervenire, nonostante lo sviluppo fosse fermo da regolamento, e da una parte posso dire che ci ha fatto bene! Questa situazione ci ha dato l’opportunità di concentrarci di nuovo su tutte quelle sfaccettature che sono fondamentali in una categoria nella quale in un secondo passi da essere primo ad essere ventesimo. Con il tempo siamo arrivati a fare delle top ten in gara e abbiamo capito che non siamo lontani, sono i dettagli a fare la differenza e alcuni ci stavano sfuggendo, come per esempio la gestione dell’elettronica per sfruttare al massimo la performance del motore. Abbiamo capito che il motore raggiunge il suo massimo in una fascia molto stretta di temperatura e all’inizio non eravamo molto focalizzati su questo aspetto. La pandemia, e lo stop tecnico, ci ha costretto a fermarci su questi dettagli ed è stato fondamentale”.

Questo possiamo dire che sia un progetto che adesso sta trovando la sua maturità?
“Sì, sta avendo un’evoluzione. Parliamo di maturità sia della moto che di tutta la squadra che lavora intorno alla moto. Lavorare con i tecnici del team Forward ci sta dando una notevole soddisfazione anche grazie al nostro nucleo di conoscenze in CRC, la moto è stata costruita al 100% da noi: il telaio è nostro, tutto ciò che si vede è fatto da noi e in questo modo conosciamo l’intero DNA della F2”.

Nel 2021 quali risultati pensi si possano raggiungere?
“Non possiamo parlare solo della moto. Le corse si basano su tre elementi: la moto, il pilota e i tecnici. Se uno di questi tre è al top e le altre due sono ad un livello più basso non arriverai mai ai risultati. Almeno che non ti capiti tra le mani un Casey Stoner o un Marc Marquez, che sono dei fuoriclasse e guidano sopra qualsiasi problema. Però un pilota del genere ti crea altri tipi di disagi perché finisce con non riconoscere più quali siano i problemi della moto. In questo senso, il giusto sarebbe trovare un equilibruo tra i livelli della moto, del pilota e del team, soprattutto in una categoria talmente competitiva come la Moto2. Ogni weekend devi trovare l’equilibrio giusto se vuoi essere davvero in lotta per il campionato, devi lavorare in questo senso gara per gara, altrimenti fai un podio ma la gara dopo sei dodicesimo e non puoi aspirare a vincere il campionato, deve esserci continuità.”

La nuova F3 stradale verrà presentata a breve, quanto ci sarà della attuale F2 in quella moto?
“Non posso dire nulla, bisogna leggere tra le righe. Dico che la F2 che corre nel Mondiale ha gli stessi cavalli delle nostre moto omologate che girano in strada con tubi di scarico catalizzati che devo rispettare i livelli di rumore imposti per legge. La F3 800, che verrà presentata nel giro di qualche settimana, è molto avanti, è un progetto molto avanzato. Avrà delle soluzioni tecniche che non trovi sulla Moto2, avrà una piattaforma inerziale e il traction control, avrà l’anti wheeling. Stiamo cercando di fare una moto che ogni persona possa riuscire a guidare. È molto più difficile di una moto da corsa che devi adattare ad un numero limitato di piste ed è guidata da un pilota. Possiamo dire che siamo arrivati ad un punto in cui le moto stradali tecnologicamente sono avanti rispetto a quelle che corrono nel Mondiale. Per cadere, con questa tecnologia, devi fare qualcosa di incredibile. Al contrario, in un campionato come la Moto2 condivido la logica di far crescere i piloti e non la tecnologia per cercare di scremare e arrivare in MotoGP con i piloti con più capacità.”

Da tecnico non ti piacerebbe metterti alla prova in un’altra categoria?
“Certamente. Per quanto riguarda il divertimento sarebbe fantastico essere in una categoria in assenza di regole. Dal punto di vista tecnico quando ci sono dei regolamenti devi riuscire ad interpretarli e a quel punto scopri che non tutto è bianco o nero, ma che c’è sempre un’interpretazione tecnica di quello che è stato scritto. Non è detto che non ci siano delle sfide, sono solo molto più fini e devi cercare di capire come puoi utilizzare le parole a tuo favore per portare un vantaggio tecnico alla squadra.”

State lavorando per il 2023 su un modello con una motorizzazione innovativa, cosa mi puoi dire a riguardo?
“Abbiamo talmente tanti progetti. C’è una Adventure che arriverà a breve declinata in due diverse cilindrate: una media cilindrata e una 950, stiamo sviluppando un motore completamente nuovo, un tre cilindri, che non ha niente a che fare con quella attuale". 

In tanti chiedono l'erede della F4....
"Una mille è un progetto che è sempre nel nostro cuore, tutti i nostri designer, progettisti, ingegneri sognano di fare una nuova F4 però è la fascia di mercato che ha meno mercato. In un momento in cui è molto importante investire e crescere come azienda, dobbiamo essere sicuri che da qualsiasi somma investiamo poi avremo un guadagno per la nostra crescita, quel tipo di moto non ce lo permetterebbe. Puoi cominciare a pensarci quando hai tutto il resto della gamma in equilibrio. È difficile anche in ottica gara, se vuoi essere competitivo in SBK, come lo siamo stati in Supersport, devi arrivare subito con una moto molto avanzata. Venti anni fa potevi trasformare qualsiasi moto in una moto da mondiale Superbike, oggi il regolamento è talmente stringente che devi già avere una moto tecnicamente avanzata e non puoi svilupparla in corso. Pensiamo alla Ducati, ha fatto un lavoro eccezionale con la Panigale V4 non ha comunque vinto il mondiale. In tanti anni con la Panigale V2, che da tecnico posso dire sia una delle moto più belle di sempre, non sono riusciti comunque a portare a casa il titolo. Quindi anche investire milioni non ti garantisce sicurezze, perché l’anno seguente qualcuno fa uscire un’altra novità e la tua dell’anno prima non esiste più. Al momento giusto realizzeremo la nuova F4”.

Audio raccolto da Matteo Aglio

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