MotoGP, Domenicali: "Ducati ha sempre curato i piloti, ora anche più di prima"

VIDEO - Intervista esclusiva con il CEO di Ducati: "Jerez ci ha dimostrato che stiamo seminando bene. Le parole degli ex? A volte anche i media complicano le cose e le separazioni non sono mai facili"

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Claudio Domenicali è un grandissimo appassionato di moto, prima ancora di essere l'Amministratore Delegato di Ducati. D'altra parte stiamo parlando di una Casa che fonda il proprio DNA sulla pura passione per le moto, quindi l'uomo che ne è a capo conferma assolutamente quanto scritto indossando la tuta di pelle e scendendo in pista a provare le moto prodotte a Borgo Panigale ogni volta che ne ha l'occasione. 

In questa circostanza ha approfittato della presentazione stampa della nuova Ducati Supersport 950 per cimentarsi tra i cordoli di Vallelunga, dando prova di avere anche un gran manico. Prima ci siamo divertiti a battagliare in pista con lui e poi abbiamo approfittato della sua gentilezza per parlare della due giorni vissuta a Jerez dai sei ragazzi che correranno in MotoGP con le Ducati GP nel 2021 e che durante la sessione di allenamento con le Panigale V4s sono stati capaci di fermare il cronometro a poco più di due secondi dai tempi segnati da Michele Pirro in sella alla Desmosedici. 

"E’ stata una bella sorpresa anche per noi - ci ha raccontato il CEO di Ducati - perché in realtà hanno girato poco tutti, solo un pomeriggio. Sia le MotoGP, sia i nostri ragazzi che avevano le loro Panigale V4s da allenamento. Avrebbero dovuto girare due giorni, ma poi è piovuto quindi i tempi non sono di rilievo assoluto. Anche la MotoGP ha girato più piano di quello che avrebbe potuto fare, perché la pista era bagnata. Però di fatto c’erano Michele, poi c’era Bradl con la Honda. Certo non era una gara di mondiale, quindi i tempi non sono quelli, ma erano tutti nelle stesse condizioni. I nostri ragazzi erano lì per allenarsi, ma poi se le sono date di santa ragione perché alla fine allenamento si, ma poi girando tutti assieme e tirando un po’ di più hanno girato a due secondi dai tempi della MotoGP". 

Che sensazione regala il fatto di essere a capo di un'azienda capace di creare e vendere una moto che gira a due secondi da una MotoGP?
"C'è tanto orgoglio. E’ una moto che puoi acquistare tranquillamente dal concessionario. Stiamo parlando di una moto costosa, ma neanche particolarmente se pensi che costa meno di trentamila euro mentre una MotoGP costa diverse centinaia di migliaia di euro. Sulla Panigale V4s per fare quei tempi basta comprare lo scarico racing che è regolarmente in vendita, un kit di carene da pista magari. Pensa che c’era Zarco che aveva le carene originali con i fari montati. Due secondi sono molto pochi e noi siamo contenti del lavoro che i ragazzi dello sviluppo hanno fatto sulla moto di serie trasferendo tutto il know how della MotoGP. Chiaro che ci vuole qualcuno che la sappia anche guidare in quel modo, come i sei ragazzi che l’hanno usata. Non sono tempi alla portata di tutti, però sapere che la nostra moto può farli è una sensazione bella". 

Nel 2021 cambia tutto in MotoGP, con l'arrivo di quattro nuovi piloti su sei e Bagnaia e Miller promossi nel team ufficiale. Ducati ha voltato pagina. Il clima è apparso magnifico nella sessione di Jerez. 
"Per noi è un cambiamento importante. Chiaro che siamo in inverno, è un po’ come se fossimo in ritiro quindi è facile che adesso il clima tra i piloti sia così disteso. Certamente stiamo mettendo molto impegno come azienda per curare i rapporti con i piloti in un modo molto attento, davvero da vicino. I ragazzi sono giovani, ci stanno aiutando molto. C’è grande impegno da entrambe le parti, credo che stiamo cercando di curare non solo i due ragazzi del nostro team ufficiale, quindi Jack e Pecco, ma anche agli altri quattro. Da Zarco alle promesse che sono arrivate dalla Moto2 da campione e vicecampione del mondo. A Jerez è piovuto tutto il primo giorno e loro sono stati assieme nel box a parlare e conoscersi, in un clima molto positivo. Siamo però solo a febbraio, quindi penso che dal 28 marzo in Qatar le cose saranno leggermente diverse, intanto noi stiamo seminando bene. Davide Tardozzi, Paolo Ciabatti e Gigi Dall’Igna in qualche modo sono molto orientati  verso questa direzione, quindi vediamo. Un passo alla volta". 

Come hai reagito alle parole degli ex che hanno un po' criticato il modo che ha avuto Ducati di trattare i piloti, ti hanno infastidito?
"Io credo che quando le cose non vanno bene in una squadra sportiva in generale, che sia di MotoGP o di calcio o di Formula 1, diventa tutto più complicato. Mantenere un clima armonico e positivo è molto difficile, tanto di più quando poi ci sono situazioni in cui le strade si separano. Lo stesso in un matrimonio, quando finisce è molto difficile mantenere un ottimo rapporto. In alcuni casi ci si riesce in altri casi è più difficile. Alcune volte poi vengono anche riportate cose che non corrispondono pienamente alla realtà, vengono scritte ed in questo i media secondo me non hanno aiutato in certi casi. Credo che alcuni comportamenti che abbiamo avuto verso i piloti non siano stati ben interpretati, magari non ci siamo neanche spiegati bene noi. Credo che non valga la pena in questo momento andare a commentare queste cose. Iniziamo il 2021 con una grande attenzione alla moto ed altrettanto alla squadra. Come e più di prima. Magari alcune cose ci hanno fatto anche riflettere. Sarei concentrato nel cercare di lavorare bene magari anche in silenzio, come magari ci hanno mostrato alcuni politici che si sono affacciati sulla scena, che stanno pensando a portare a casa i risultati".

Bagnaia e Martin hanno entrambi dichiarato più volte di avere un legame profondo con Ducati sin da bambini. Che effetto fa avere dei ragazzi in MotoGP che sono cresciuti nel mito Ducati?
"Credo che ognuno dei dipendenti Ducati si senta un po’ al servizio della Casa. Ducati è una Casa molto forte, orgogliosa. Quasi nobile da un certo punto di vista, ha una grande storia. Ha prodotto alcune moto come la 916, la Monster, che sono delle icone del panorama motociclistico. Quindi diciamo che è difficile che ci sia un appassionato nel mondo delle moto che non abbia avuto a che fare con Ducati in un modo o nell’altro. Tutti quelli che hanno lavorato in quest’azienda hanno contribuita a renderla grande, dai successi in SBK alla MotoGP. Non dimentichiamo che la Ducati è l’unica Casa non giapponese ad aver vinto un mondiale in MotoGP. Questo è molto bello, ma rappresenta anche una grande responsabilità. I nostri tifosi sono molto esigenti, si aspettano che ci siano risultati. Quello che possiamo dire è che siamo attenti come squadra ad ascoltare i feedback che avremo e c’è un grande impegno anche economico per portare avanti lo sviluppo tecnologico della MotoGP, che per noi è particolarmente rilevante per poter trasferire questa tecnologia sulle moto di serie. Parlavamo di quanto le Panigale di serie siano vicine alla MotoGP, ma tutto il software che c’è sulla Panigale di serie è di fatto un software proprietario sviluppato negli anni della MotoGP nel tempo, negli ultimi quindici anni. Questo credo che sia una cosa estremamente importante. Quindi direi che ci sentiamo bene, siamo contenti ad avere questi piloti così appassionati, ma anche molto impegnati e sentiamo la responsabilità, ma d’altronde quando si lavora per una Casa come la Ducati è normale". 

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