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Kawasaki ZXR 750 1991 | Perché Comprarla Classic

Evoluzione del progetto ZX-7R Stinger, la Kawasaki ZXR750 del 1991ha gettato le basi anche per le evoluzioni successive

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Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio di quelli ’90, la Kawasaki ZXR 750 è stata una delle moto sportive più iconiche perché capaci di traghettare su strada – e in larga scala - i concetti delle vere moto da corsa come le conosciamo.

La sigla ZXR fece la sua comparsa sul mercato nel 1988 con il nome ZX-7R Stinger, conosciuta anche come H1 grazie alle sigle identificative attribuite dalla Casa ad ogni modello/anno di produzione. La moto era sportivissima per l’epoca, dotata di telaio in alluminio e un design fortemente ispirato alle corse.

Pregi e difetti

Il motore era un quattro cilindri a 16 valvole derivato dalla serie GPX 750R, modello sportivo sì ma concettualmente ben meno orientato alle sfide tra i cordoli di un circuito.

Nel 1991 arriva la “nostra” ZXR 750 J1, che proponeva un motore e una ciclistica profondamente rivisti rispetto alle prime versioni, confermando una linea imponente e marcatamente racing che ha segnato la strada per i modelli della Casa di Akashi che l’hanno seguita negli anni. È nata quella che sarà una vera icona moderna di sportività.

Il nuovo propulsore manteneva l’architettura originaria ma proponeva un progetto totalmente nuovo, misure più compatte e la catena di distribuzione posta lateralmente anziché al centro.
Anche il telaio doppio trave fu profondamente rivisto, tanto da assicurare ben 4 kg di risparmio sul peso della struttura anche grazie all’assenza della culla inferiore di supporto motore.

Venne confermato invece il sistema di induzione d’aria sul cupolino, con i caratteristici “tubi” (snorkel) posti proprio di fronte alla strumentazione che contribuivano a donare un aspetto davvero “pronto gara” senza compromessi.

L’evoluzione successiva, datata 1993, fu quella più fortunata dal punto di vista sportivo, arrivando ad aggiudicarsi il Mondiale Superbike con il funambolo americano Scott Russell ma anche la celebre 8Ore di Suzuka, con lo statunitense in coppia con il neozelandese Aaron Slight.

Linea smaccatamente sportiva e spartana, esattamente come andava di moda una trentina di anni fa per le superbike. Pochi fronzoli ma tanta sostanza, con una grinta che si sprigiona da qualsiasi angolazione si guardino le sue forme.

La ZXR 750 era disponibile anche in versione monocromatica, in blu oppure bordeaux, ma la livrea con il classico verde Kawasaki era, è e senza dubbio rimarrà quella più entusiasmante.

Il cockpit colpisce per l’aspetto massiccio e razionale, a cominciare dall’intrigante colpo d’occhio assicurato dalla piastra di sterzo in alluminio da cui spuntano gli steli della forcella rovesciata da 43 mm completamente regolabile.

La strumentazione è ovviamente di tipo analogico e ripropone lo schema più tradizionale per l’epoca, ovvero un grande contagiri posizionato al centro, il tachimetro sulla sinistra e l’indicatore della temperatura sulla destra, con un compatto cruscotto di spie posizionato in basso.

Come da consuetudine per quegli anni la carenatura lascia appena intravedere cosa c’è sotto: si può apprezzare così il telaio a doppio trave, in alluminio ma verniciato in grigio chiaro, mentre la meccanica appare quasi totalmente celata dalle sovrastrutture.

Sono in alluminio anche il forcellone e le pedane poggiapiedi, per il pilota e il passeggero. Passeggero sì, perché seppure la ZXR nascesse con un evidente ambizione corsaiola la moto è disposta, di tanto in tanto, anche a scorrazzare due persone.

Per il secondo, tra l’altro, vi è anche un pratico appiglio posteriore, che a dirla tutta è l’unica concessione al comfort su strada.

In tema di ciclistica spiccano all’anteriore i due dischi freno da 320 mm di diametro su cui lavorano pinze a quattro pistoncini, mentre il posteriore vede protagonista un disco da 230 mm con pinza a due pistoncini. I cerchi in alluminio a tre razze da 17 pollici ospitano pneumatici dalle dimensioni generose, 120/70 anteriore e 180/55 al posteriore.

Se è vero che con la ZXR750 Kawasaki ha voluto ribadire la sua fortissima personalità sportiva, con linee tese e massicce, della moto si apprezza anche l’ergonomia in sella, tanto che il pilota si sente giustamente inserito “dentro” la moto, ricavandone la rassicurante sensazione di avere davvero tutto sotto controllo.

I manubri non sono così spioventi come ci si potrebbe aspettare e anche l’angolazione delle pedane non impone grossi sacrifici.

Il quattro cilindri in linea è un marchio di fabbrica per Kawasaki, soprattutto in ambito sportivo. A partire da questa versione, l’evoluzione del motore è stata incessante fino all’arrivo della prima Superbike a cilindrata piena di 1000 cm3 nel 2004.

Il motore è da 749cc 16 valvole bialbero a doppio camme in testa, raffreddamento a liquido e alimentazione affidata a 4 carburatori Keihin da 39 mm. La potenza massima è di 105 cv a 10.500 giri, mentre la coppia raggiunge i 8,1 Kgm a 8.500 giri. La velocità massima, che all’epoca veniva dichiarata, è pari a 245 Km/h.

Tra le particolarità di questa moto spicca uno dei primi sistemi di frizione antisaltellamento di serie, già collaudato sulla versione 1989.

La prima, primissima sensazione in sella è quella di una moto dura e impegnativa, e in effetti da fermo o in manovra lo è, ma bastano davvero pochi metri per entrare in sintonia con la Settemmezzo Kawasaki.

E’ strano da raccontarsi ma è proprio così: le sue forme sportive e minacciose lasciano intendere quel che in realtà non è, tanto da trovarci tra le mani una moto davvero facile e intuitiva.

Ce l’aspettavamo impegnativa, se non proprio faticosa, e invece ti stupisce per l’immediatezza con la quale traduce i comandi del pilota, in modo fluido e razionale, senza mai scomporsi. Va guidata, questo è certo, non ha l’agilità di una supersport moderna, ma non è neppure muscolare.

È piacevolmente svelta nello scendere in piega, forte di un appoggio davvero sicuro, soprattutto sull’anteriore. In appoggio il gommone posteriore restituisce il feedback e la sicurezza giusti per prendere in mano il gas con prontezza, senza il timore di essere perdite di grip.

195 kg di peso a secco si nascondo benissimo, anzi, contribuiscono a plasmare un carattere neutro e mai troppo reattivo che ti consente davvero di spingere senza particolari apprensioni. Sul veloce la moto è stabile, potremmo dire imperturbabile. Il perfetto inserimento del pilota nel corpo della moto ti invita in modo naturale ad una guida fatta di grandi movimenti in sella.

Le sospensioni sono sportive, questo è certo, ma il set-up come lo troviamo oggi non è neppure troppo rigido. Offrono il giusto sostegno senza risposte troppo secche che possano inficiarne la precisione. Davvero ottimo il comportamento dei freni, vigorosi nell’azione ma anche perfettamente modulabili.

Il temperamento del propulsore è fluido e regolare già da un bassissimo numero di giri. Si può tranquillamente riprendere dai 2000 giri con i rapporti lunghi e questo contribuisce a rendere la ZXR davvero amichevole nel primo contatto.

Questo quattro cilindri tira fuori il meglio di sé superati i 5000 giri con una netta entrata in coppia che in un attimo porta la lancetta del contagiri quasi a quota 11.000 giri.

Rispetto alle sportive moderne manca l’effetto “wow”, l’adrenalina della cavalleria quasi indomabile o i picchi di potenza a regimi stellari; tutto vero, però la ZXR 750, per contro è davvero piena e gustosa a ogni regime, ricambiando il pilota con la facilità con cui si lascia interpretare. E questo mette davvero a proprio agio, anche quando si spinge un po’.

Il cambio, invece, rispetto ad unità più recenti mostra il fianco a qualche critica: appare lungo nella cora della leva e anche leggermente contrastato negli inserimenti.

Quanto costa

Non è un pezzo da collezionisti facoltosi come la concorrente dell’epoca Honda RC30 e neppure un oggetto dal carattere esclusivo come una Ducati 888; tuttavia la ZXR vanta da sempre una nutrita platea di appassionati che ancora oggi la identificano come la vera superbike di Kawasaki.

Sfogliando gli annunci le ZXR750 non mancano, e questo contribuisce a rendere questa moto un affare alla portata di molte tasche, anche se la selezione dev’essere fatta ricercando un esemplare davvero in condizioni esemplari. In questo caso, le quotazioni arrivano anche a sfiorare i 5000 euro.

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