MotoGP, "Mir ha qualcosa di speciale, l'ho capito la prima volta che l'ho visto"

Parla Frankie Carchedi ,il capotecnico di Joan: "non tutti credevano in lui. Essere campione del mondo gli farà cambiare approccio alle gare"

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Il 2020 è stato di certo l’anno della coppia Joan Mir – Suzuki che, insieme, sono riusciti a portare a casa il mondiale della top class. All’inizio della stagione, però, lo spagnolo non era tra i favoriti del campionato con Marc Marquez che sembrava proiettato verso un facile nono titolo mondiale con le incognite Quartararo, Vinales ed il solito Dovizioso a dare fastidio. Una volta tolto dalla lista dei pretendenti Marc Marquez, Quartararo sembrava l’indiziato n°1 per un mondiale da protagonista, dato il bottino pieno di 50 punti al termine della prima doppietta a Jerez ma poi tutto è cambiato ed il titolo è andato ad Hamamatsu e a casa Mir. 

Non tutti credevano in Joan ci ha detto il suo capotecnico Frankie Carchedi - ma noi l’abbiamo fatto perché fin dal primo giorno ho visto qualcosa di speciale in lui. Il suo obiettivo è stato chiaro fin dall’inizio, si è preparato per vincere il campionato del mondo, e non ha cambiato approccio durante la stagione. 

"Non aver vinto fino alla fine ci ha tolto pressione"

In cosa credi che sia migliorato Joan dal suo debutto in MotoGP?

“Sicuramente la frenata è la sua miglior arma, in tanti possono frenare nel punto in cui lo fa lui ma nessuno in quel modo. In queste due stagioni diventato più esigente, è maturato e ha capito che può sviluppare la moto secondo le sue necessità. Quando ha provato la MotoGP per la prima volta era davvero entusiasta e non faceva richieste particolari, ora capisce meglio l’elettronica e vari aspetti tecnici, credo che nel 2021 potrà essere ancora più completo”. 

Quali sono stati i punti di forza nel 2020 e che cosa bisogna migliorare per essere competitivi al massimo anche nel 2021?

"Le qualifiche sono di certo una cosa da migliorare, ma alla Suzuki l’idea è sempre quella di migliorare in tutto, non in un'area particolare. Si pensa al pacchetto nel suo insieme ma sicuramente sarà importante non perdere nulla in gara. Joan ha dimostrato di avere un grande stile di guida, sa sempre cosa deve fare e riesce a farlo nel modo corretto, in questo è migliorato molto perché fino a quattro anni fa era un pilota di Moto3. Lo scorso anno un altro punto di forza è stato non aver vinto nemmeno una gara fino alla fine, ci ha tolto pressione perché prima pensavamo a raggiungere il podio, poi a vincere e alla fine ci siamo trovati il lotta per il campionato”. 

"Non ci sono numeri 1 e numeri 2, è stato l'insegnamento di Brivio"

Uno dei maggiori vantaggi di Suzuki, però, è sembrato il gruppo creato da Davide Brivio. Il team, visto dall’esterno, è sempre somigliato ad una famiglia. Temete che l’assenza di Davide e la competitività tra Rins e Mir possano sgretolare questa “favola” nel 2021?

“In Suzuki non c’è un numero 1 e un numero 2 nel box. Se qualcuno vince, siamo contenti tutti anche se ovviamente io preferirei vedere Mir vincere il titolo mondiale. Questa è una delle cose che ci ha insegnato Brivio e la sua assenza sicuramente ci permetterà di lavoarare ancor di più con il Giappone e con ShinichiSahara”. 

Come avete gestito la pressione nei momenti caldi della stagione? Joan nel mezzo dei weekend di gara si è sempre mostrato molto rilassato ai giornalisti, soprattutto se confrontato con Quartararo, è una sua dote o ci avete lavorato insieme?

“In realtà abbiamo avuto più pressione il primo anno, quando le cose non funzionavano. Nel 2020 se c’è stata pressione è stata quella del Covid, ogni volta che ci arrivavano i risultati del tampone ed erano negativi dicevamo di essere sopravvissuti un’altra settimana”. 

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