MotoGP, Giovane e rossa, la Ducati cerca di scacciare il fantasma di Stoner

La Desmosedici è una certezza, i piloti una scommessa. Miller e Bagnaia sono al posto giusto nel momento giusto, ma arrivare 2° sarà già una sconfitta

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Rossa è rossa, come non la si vedeva da tempo. Giovane anche, come vuole il nuovo corso. La Ducati ha fatto ieri la sua passerella (virtuale) con tutti i buoni propositi che l’inizio anno richiede, in verità solo uno: vincere. È quello che a Borgo Panigale vogliono da 14 anni a questa parte e il titolo costruttori del 2020 non può essere che un’antipasto che ha accresciuto ancora di più la fame.

Del resto non si può vivere nel passato e quello legato a Casey Stoner diventa più remoto ogni stagione che passa. Dopo il magnifico australiano, sulla Rossa si sono succeduti nomi più o meno noti, dal Valentino nazionale al Dovizioso autore della risalita ma, con fortune alterne, il risultato per tutti è stato identico. Lo ha riassunto schietto Bagnaia: “sulla Ducati in tanti hanno provato a vincere, ma solo uno c’è riuscito”. Ed ecco riapparire il fantasma di Stoner e l’unico esorcismo per scacciarlo è rimettere quel numero 1 sulla carena della moto italiana.

Il Dovi ci è andato vicino, ma non c’è riuscito, quindi dalle parti di Bologna hanno deciso che era il momento di cambiare strategia. Del resto la moto ora c’è e la Desmosedici di Dall’Igna negli anni è diventata uno (quando non il solo) dei riferimenti in MotoGP. Gran motore e tanti optional poi copiati dalla concorrenza, dalle ali in poi, passando per cucchiai e abbassatori, senza contare gli altri segreti gelosamente custoditi dalla carena. “La base deve essere buona, ma le innovazioni possono fare la differenza” si è lisciato la barbetta da satiro della meccanica il direttore generale.

Perfetto, ma allora perché la D16 non è ancora stata vincente? “La moto arriva fino a un certo punto, poi deve essere il pilota a metterci una pezza” la risposta di Dall’Igna. Ed ecco tornare alla mente Stoner, uno che avrebbe potuto coprire con il suo talento anche una moto piena di buchi, cosa che la Ducati attuale non è, ma serviva altro e il programma per i prossimi anni è chiaro: via i senatori, arrivano giovani affamati e diversi per stile di guida e carattere, tutti nella mischia per dimostrare di essere il migliore.

Una strada già battuta da KTM e che ha dato i suoi risultati. Ora tocca a Ducati, che ha piloti freschi nelle sue tre squadre ma non sprovveduti. Su sei quattro hanno vinto almeno un titolo nelle categorie minori (Bagnaia, Zarco, Bastianini e Martin), gli altri due se lo sono giocato (Miller ai tempi della Moto3, Marini più recentemente in Moto2). Tutti sono affiancati da uomini interni che fanno cadere quelle barriere tra team ufficiale e satellite, basti pensare che Bastianini avrà come capotecnico Alberto Giribuola, uomo ombra di Dovizioso nella squadra ufficiale.

Altra strategia è quella di offrire a tutti un contratto annuale, un modo per dire: se vuoi restare devi meritartelo. Ma anche: se fai bene scalerai in fretta i gradini per vestirti in rosso. “Non è semplice, ma ti fa crescere” garantisce Miller, arrivato dopo tre anni in Pramac alla cima.

Ducati gioca quindi all’attacco, ma si prende anche i suoi rischi. Perché se adesso ha il miglior vivaio della MotoGP, non ha neanche una pianta formata che possa fare ombra quando il sole picchia forte. Fuor di metafora, togliendo i tre debuttanti, gli altri piloti hanno vinto in MotoGP una gara in tre (Miller, ai tempi della Honda, in un particolarissimo GP di Assen). Pensare di vincere la guerra con soldati che non hanno vinto ancora neanche una battaglia è un azzardo, ma neanche troppo grande nel motociclismo.

Mir non aveva vinto nulla all’inizio del 2020 e sappiamo come è andata a finire, Stoner (sì, ancora lui) quando varcò le porte di Borgo Panigale aveva solo un podio in bacheca. Entrambi, però, avevano già fatto veder di che pasta erano fatti e lo stesso si può affermare per Jack e Pecco.

L’australiano ha raggiunto la maturità giusta per essere uno dei protagonisti della MotoGP, l’italiano ha mostrato velocità ma deve trovare costanza. Sono entrambi nel posto giusto al momento giusto della loro carriera ed è tutto nelle loro mani. Dovranno dimostrare di sapere battere la concorrenza esterna, ma anche quella interna.

Intanto Ducati ha deciso di organizzare una sorta di stage aziendale per i suoi dipendenti più veloci. Tutti e 6 i piloti della MotoGP saranno a Jerez domani e venerdì, sulle Panigale V4. Un primo derby, per abituarsi che arrivare secondo è già una sconfitta.

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