Moto3, Borsoi: "Anche Rossi con il suo talento faticherebbe contro i giovani d'oggi"

Con Gino alla scoperta della scuola Aspar: "abbiamo vinto Mondiale, CEV e Talent Cup formando talenti e lasciando i genitori fuori dai box. Senza il gatto Marquez gli altri piloti ballano, ma ho sempre creduto in Mir. Incredibile lo spirito di Valentino"

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C’è una squadra che lo scorso anno ha fatto una tripletta, lanciando tre giovani piloti ed è il team Aspar. Nel Mondiale ha vinto il titolo in Moto3 con Albert Arenas, con Izan Guevara ha fatto suo il CEV e, ultimo ma non ultimo, con gli stessi colori David Alonso ha fatto suo l’European Talent Cup. Non è un caso che il team di Jorge Martinez abbia avuto questi successi, perché la sua struttura è a tutti gli effetti un Academy, una scuola in cui i giovani talenti crescono.

Quando Gino Borsoi, il team manager, risponde al telefono sentiamo il suono dei motori in sottofondo, è impegnato in una giornata di allenamento in pista con i suoi piloti. “Facciamo degli stage e, anche se il Covid ci ha rovinato tutti i programmi, l’idea è quella di farne un paio tutti i mesi - ci spiega Oggi siamo su un circuito di kart e si alleneranno con le moto su asfalto, domani invece faranno flat track”.

Quanti sono in tutto?

Abbiamo due piloti nella Talent Cup di cui uno è italiano, Edoardo Boggio, e altri quattro nel CEV Moto3, di cui 3 sono gestiti direttamente all’interno nel nostro team mentre il quarto è appoggiato a una squadra esterna, MTR, che è italiana. Poi i quattro che corrono nei Mondiali Moto3 e Moto2 e altri due nella MotoE”.

Nel 2020 tanto lavoro ha pagato.

“L’anno scorso abbiamo vinto il Mondiale Moto3 con Arenas, il CEV con Guevara e Alonso la Talent Cup, è stata una stagione straordinaria, abbiamo vinto tutti i campionati a cui abbiamo partecipato, sarà difficile ripetersi (ride). Quando hai piloti che vanno forte, in queste giornate di allenamento il livello aumenta perché si spingono l’uno con l’altro”.

"Ora i piloti sono obbligati ad allenarsi e possono crescere molto velocemente"

Per un pilota è più facile o più difficile arrivare al Mondiale rispetto a quando avevi iniziato tu?

Da un certo punto di vista è più facile, perché hanno più strumenti e strutture dove allenarsi, come la nostra o quelle di Valentino o Leopard, e confrontarsi con i piloti del Mondiale, questo gli consente di migliorarsi velocemente. Inoltre si gira molto di più in moto, i giovani sono molto più preparati fisicamente, mentre prima si andava solamente ogni tanto in palestra e sul supermotard, mentre adesso quasi tutti hanno il loro preparatore atletici fin da piccoli, si allenano tutti i giorni e usano moto molto simili a quelle con cui corrono. La preparazione aumenta in tempi piuttosto brevi”.

E dall’altra parte?

È più difficile, perché tutti si allenano in questo modo e se non  lo fai il tuo livello non migliora così velocemente e ti trovi fuori dal giro. Sei obbligato a seguire questi sistemi perché il livello di preparazione dei piloti è talmente alto che vanno tutti forte”.

"Quello che fa Valentino è incredibile, non so dove trovi voglia e spirito per lottare ancora"

È molto diverso da quando avevi debuttato tu in 125, al Mugello nel 1996. Anche Rossi era entrato nel Mondiale lo stesso anno, con la differenza che lui corre ancora. Ogni tanto ci pensi?

Spesso (ride). Quando vedo Valentino che continua a lottare per il podio, mi viene in mente: è incredibile. Non so dove continui a tirare fuori questa voglia e questo spirito per continuare a lottare e rischiare tutte le domeniche”.

Qualche rimpianto?

Sono contento così, a volte mi chiedono di provare qualche moto ma non giro più. Diversi anni fa ho provato una SBK e mi sono reso conto di fare veramente pena, mi sono talmente rattristito che mi sono tenuto lontano dalle moto (ride). Avevo iniziato ad andare sul Kart, un paio di anni fa ho perso il campionato valenciano per solo un punto. Andare forte con quattro ruote, a un certo livello ovviamente, è più facile, su due ruote devi avere lo spirito e la testa giusti altrimenti rischi solo di farti male”.

Come fa allora Rossi?

“È incredibile che a più di 40 anni abbia ancora la velocità per lottare con piloti che sono nati con una cultura diversa. Valentino all’inizio forse passava davanti alla palestra una volta al mese, fisicamente non era preparato, cosa che adesso è per stare al livello dei piloti più giovani. All’inizio il suo talento era più che sufficiente per stare davanti, probabilmente oggi gli basterebbe ugualmente ma qualche gara, a volte, la perderebbe perché gli altri sono più preparati”.

"Non puoi insegnare l'istinto animale a un pilota. I genitori? Fuori dal box"

Cosa guardi in un giovane per capire che potrà fare strada?

Vedi come si allena, quanto gli piace, quanto si impegna e quanto tempo dedica a questo sport. Quando sono piccoli hanno tutti voglia, partono con uno spirito positivo, poi crescendo possono cambiare: c’è chi inizia andare in giro con gli amici, quelli che vogliono studiare e così via. È veramente difficile, quando sono così piccoli, vedere il futuro di un pilota, vedi però il modo di comportarsi e la voglia, se uno lo fa perché gli piace veramente o perché viene spinto dal padre”.

In pista però si intravedono già le caratteristiche di ogni pilota?

La cosa più difficile da imparare quando sei giovane è la frenata, essere aggressivo, attaccare le curve. Se un pilota ha questo istinto naturale, allora il processo di crescita è molto più facile e veloce, ma se non hai quell’istinto animale, alla Marquez o alla Valentino, non lo puoi insegnare.

Non sono cambiati solo i piloti, ma anche i team: sono diventati delle Academy.

Negli anni abbiamo capito quale fosse la strada per trovare e formare nuovi talenti, la squadra diventa così una scuola. È un modo per formare il pilota con il carattere e lo stile della squadra e si insegna non solo a loro, ma anche ai genitori”.

Mamma e papà possono diventare un problema?

Bisogna fare capire loro di non intromettersi, perché il nostro è uno sport in cui è il pilota che deve gestire le gare e migliorarsi. Il ruolo del genitore è quello di portare il figlio in pista, alla fine non ha l’esperienza né la conoscenza delle moto, deve essere un semplice accompagnatore. Quindi spieghiamo subito ai genitori che non possono entrare nel box e prendere decisioni e noi siamo fortunati perché hanno capito subito il nostro sistema”.

"Con il Covid gli sponsor tagliano i budget, spero in un paddock aperto a metà stagione"

Le squadre Moto2 e Moto3 sono i veri team privati del paddock, come ha influito sul vostro lavoro l’epidemia del Covid?

Siamo stati condizionati dall’aspetto economico. I team della MotoGP sono coperti, fino a un certo punto, dai costruttori, mentre noi viviamo grazie all’appoggio degli sponsor. Quando c’è una crisi economica, una delle prime cose che le aziende tagliano è il budget per le sponsorizzazioni. Alla fine si lavora sempre uguale, con le stesse spese, ma i soldi sono sempre meno. Però bisogna mantenere un certo livello se vuoi vincere e non puoi fermati, altrimenti non fai più risultati e quindi non puoi offrire neanche quell’immagine che attira lo sponsor”.

Si sta cercando di riaprire il paddock, quanto sarebbe importante avere almeno gli ospiti quest’anno?

È uno dei punti fondamentali per tutti, portare gli sponsor nel paddock è una delle armi principali. Spero vivamente che le cose possono migliorare, io sono abbastanza positivo anche se so che non sarà facile. Dorna si sta muovendo in un modo eccellente, lo scorso anno ha fatto un lavoro impressionate, più di quanto mi aspettassi e migliore di quello della Formula1. Anche quest’anno non sarà facile, ma vedo che sono sempre pronti con un piano B”.

Accetteresti un calendario simile a quello dello scorso anno?

Il problema è sempre quello del budget, quindi logicamente mi piacerebbe una stagione normale per gli sponsor. Senza gente del paddock va da sé che la situazione non è buona. La speranza è ritornare alla normalità da metà stagione, cosa succederà però non lo sa nessuno”.

"Senza il gatto Marquez gli altri piloti hanno ballato, ma è un problema per il motociclismo non averlo in pista"

A fine marzo inizierà il Mondiale e non si sa ancora se ci sarà Marquez. Che idea ti sei fatto di quello che gli è successo?

So quello che sanno tutti, non molto di più, non so cosa sia successo realmente. Avere perso per un anno Marc è un grande problema per lui e per tutto il nostro sport, speriamo rientri il più velocemente possibile, la mancanza della sua figura è difficile da accettare. Però quando non c’è il gatto i topi ballano e l’anno scorso lo hanno fatto molto (ride). Il Mondiale MotoGP lo scorso anno è stato bellissimo e interessante”.

Ti aspettavi che Mir vincesse il Mondiale?

In Joan ho sempre creduto, nel 2014, se ricordo bene l’anno, stavamo per prenderlo perché era rimasto a piedi e ha rischiato di non correre al CEV, ma poi non è andato in porto purtroppo. Sinceramente non avevo pensato che potesse vincere il Mondiale, ma che fosse uno dei piloti più forti della MotoGP sì”.

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