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MotoGP, Pirro: “Dovizioso ha lasciato una famiglia, gli mancherà, più che lui a noi”

L'INTERVISTA - “Ducati è stata l’unica squadra in MotoGP ad andare sempre avanti senza dovere fare marcia indietro. Il problema non è la moto, tocca ai piloti raggiungere l’equilibrio della Suzuki”  

MotoGP: Pirro: “Dovizioso ha lasciato una famiglia, gli mancherà, più che lui a noi”

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Lo abbiamo visto in azione con la moto stradale a Jerez, lo ritroveremo sullo stesso circuito tra meno di venti giorni, in occasione del primo test del nuovo anno sulla MotoGP. Stiamo ovviamente parlando di Michele Pirro, con cui abbiamo scambiato alcune parole in occasione dei test di Jerez della Superbike, dove il meteo ha stravolto non poco i piani.

Eppure, il collaudatore Ducati, insieme a Johann Zarco, hanno sfruttato il pomeriggio del giovedì per scendere in pista e togliersi un po’ di ruggine addosso dopo l’ultimo test in pista  di Misano a novembre. Con Michele abbiamo tracciato il bilancio dell’ultima stagione, che ha visto tra l’altro l’addio di Dovizioso a Borgo Panigale, ma al tempo stesso anche guardato al nuovo anno, il cui sipario si alzerà a marzo sul tracciato di Losail.

“Nonostante la pioggia e il meteo, alla fine siamo riusciti a togliere un po’ di ruggine nel pomeriggio di giovedì – ha esordito Pirro – è stato bello rivedere alcuni piloti della Superbike e anche Zarco, con cui abbiamo condiviso il box e scambiato diverse parole. Peccato per la pioggia, ma come ben sappiamo il tempo non possiamo comandarlo e questo fa parte dei test”.

Michele, qua a Jerez inizia il nuovo anno, anche perché a metà febbraio ci saranno poi i test MotoGP. Da dove si riparte?

“Si riparte da un anno complicato come il 2020, condizionato dal COVID, che ha sicuramente influenzato il lavoro di tutte le squadre del Motomondiale. In vista della nuova stagione si potranno però portare alcune novità  in pista, come telaio e carena, anche se i motori rimangono congelati. Non sarà quindi facile muoversi e fare particolari stravolgimenti, ma a Borgo Panigale stiamo lavorando. Nel 2021 anticiperemo tutto ciò che si può fare nel 2022, partendo dalla base del 2020 che è sicuramente solida”.

Il problema più grande resta però quella zona di confine tra il migliorarsi e compiere un passo indietro.

“Ormai le moto sono arrivate a un livello talmente alto, che se provi a fare quel passo avanti in avanti più del dovuto, rischi poi di farne tre indietro e compromettere quanto hai fatto di buono. Tra l’altro, non è facile nemmeno trovare un decimo in questa MotoGP. La cosa più importante, del lavoro fatto in casa Ducati, è che noi siamo sempre andati avanti nel nostro progetto, mentre altre Case come Honda e Yamaha, giusto per fare un esempio, a volte sono dovute tornare indietro. Questo in Ducati non è mai accaduto e deve farci riflettere in merito a quanto svolto”.     

Michele, nel 2020 le gomme hanno messo in difficoltà diversi piloti. Poi, a parte questo c’è il discorso legato al turning, da anni un nodo di Ducati.

“Io sinceramente non riesco a capire quando a volte si punta il dito contro la Ducati. È vero che ci sono alcuni aspetti da migliorare, come ad esempio il turning, ma ad oggi la Ducati è la moto più equilibrata della MotoGP. Guardate i risultati della scorsa stagione: in tutte le gare, ad eccezione di Aragon 2, c’è sempre stata almeno una Ducati in lotta per il podio o addirittura per le vittoria. Vorrei davvero sottolineare questa cosa e sarebbe bello che venisse fatto un pezzo in merito a questo aspetto, ovvero che Ducati è stata l’unica moto in grado di lottare per il podio praticamente in tutti i weekend di gara”.

Il titolo però l’ha vinto la Suzuki?

“La Suzuki è una moto equilibrata, con due  ottimi piloti, capaci di trovare molto velocemente il giusto bilanciamento. Il fatto è che nel momento in cui gli avversari riuscivano poi a mettersi a posto, erano allo stesso livello di Rins e Mir”.

Ducati deve quindi arrivare ad avere l’equilibrio della Suzuki?

No, la Ducati non deve arrivare ad avere l’equilibrio della Suzuki. Sono i piloti Ducati, che nel 2021, dovranno arrivare ad avere l’equilibrio di Rins e Mir. La Ducati, nel 2020, ha infatti mostrato di essere una moto competitiva con cui tutti i piloti possono puntare a ottenere dei bei risultati”.

A proposito di 2020. L’anno verrà ricordato anche per l’addio di Dovi.

“Bisogna essere coerenti. Dispiace sia finita così dopo tanto tempo. Dovizioso, nel 2020, ha fatto più fatica del solito rispetto alle stagioni precedenti. Come ha detto Gigi le storie nascono e finiscono. A me dispiace per Andrea, dato che io e lui siamo amici. Di sicuro ci sono state delle situazioni dove Gigi ha preso una posizione e Andrea un’altra”.

Quanto mancherà Andrea alla Ducati?

Secondo me sarà più la Ducati a Dovizioso. Detto sinceramente non mi sarei mai immaginato da parte sua una crescita come quella mostrata negli ultimi quattro anni. Tanto di cappello a lui per il lavoro svolto e la determinazione che ci ha messo. Al tempo stesso, sono dell’idea che senza la Ducati per lui sarebbe stato più difficile arrivare a quel livello. Dico così perché la Ducati è stata una seconda famiglia per Andrea. Forse lui non potrà dimostrare il contrario, ma da dentro abbiamo fatto tantissimo per lui, cercando di creare un ambiente favorevole per consentirgli di ottenere il massimo”.

Purtroppo non siete riusciti a vincere il Mondiale.

“Tutti noi abbiamo fatto il massimo, lottando contro un fenomeno come Marquez. Purtroppo, chiudere così, non è il massimo. Forse poteva finire in modo migliore. Adesso però dobbiamo pensare al futuro e provare a vincere questo Mondiale con dei piloti nuovi e giovani”.    

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