Moto2, Sandi: "Bastianini può fare tutto, anche sfidare i campioni della MotoGP"

Il capotecnico del team Italtrans a ruota libera: "ho fatto capire a Enea che doveva sfruttare il suo talento. Nel 2021 vorrei una stagione con Marquez. Rossi? Rimane uno dei migliori 5 piloti della MotoGP"

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Giovanni Sandi è un uomo pieno di fuoco: “la passione, io sono uno che di passione, per questo lavoro, ne ha ancora tanta”. Ma il capotecnico del team Italtrans è anche uno pieno di sentimento, di dolcezza“ogni volta c’è una gara la paura c’è sempre e ogni volta, dopo un risultato importante, mi emoziono ancora, ci tengo. Perché sai, tu li vedi lì, conosci cosa rischiano i piloti. Non so se chiamarla paura, ma è comunque apprensione. Come se fossero figli”.

Otto titoli mondiali, una carriera al fianco di piloti del calibro di Biaggi, Lorenzo, Harada, un’energia eccezionale, a 71 anni Sandi si gode ancora la brezza del successo. Quello di Enea Bastianini in Moto2 è solo l’ultimo. E’ passata qualche settimana, ma certe cose si incidono dentro. “Questa è stata un’annata costruita dalla stagione precedente, un anno prima. Abbiamo visto che Enea poteva fare grandi cose, cose importanti. La stagione era partita con i presupposti giusti, lo sapevamo”.

"Già dopo la prima gara avevo capito che Bastianini poteva vincere"

Hai riflettuto sulla vittoria?

Sì, e dico che vincere non è mai scontato, non è mai banale. Enea nei test era andato forte, e quando siamo andati in Qatar ho visto una determinazione importante. A parte il terzo posto, quel GP mi ha fatto capire che si poteva puntare in alto”.

Poi il lockdown. Hai tentennato?

Un po’ mi ero preoccupato. Ma quando siamo arrivati a Jerez ho visto che era pronto, preparato. Lì abbiamo iniziato a costruire quello che pensavamo. Però è stato difficile lo stesso. Ci sono tante cose che non è così facile tenere insieme, devi considerare qualche stop, la possibilità di non essere competitivi”.

Qual è stato il momento decisivo?

Ok vinciamo’ l’ho pensato subito dopo le prime gare. Solo dopo Barcellona e Le Mans ho riflettuto un momento, lì abbiamo sofferto. Ho pensato: ‘Qui dobbiamo rimboccarci le maniche’. Ma sono stati due episodi a sé”.

"A Enea ho detto: se non vinci rimarrai uno come tanti altri"

A Bastianini in privato che cosa hai detto?

Con Enea ho sempre parlato. Io e lui, da soli. Tante volte. Quello che gli ho voluto far capire è stato che doveva sfruttare bene il suo talento perché fino a questo momento non l’aveva mai fatto con la determinazione, con la grinta, la voglia. Gli ho detto: ‘Enea, se non vinci con il talento che hai rimarrai uno come tanti altri. Uno di quelli che non hanno vinto niente'. Questo gli dicevo. ‘Dài che ce la facciamo, Enea’. Cose così”.

I giovani hanno bisogno di motivazioni diverse e continue?

Questi sono ragazzi che non la prendono sempre di punta, non sempre capiscono seriamente quello che fanno. Gli viene facile, corrono, si divertono. Ma se vuoi diventare un campione ci vuole di più. E’ una generazione di ragazzi che vive sulle nuvole. Corrono, hanno tutto, si divertono, e quindi gli manca quella fame, quella determinazione che ti fa fare la differenza sugli altri”

La tua com’era?

Più povera, per fare quello che avevano in mente dovevano fare sacrifici più importanti. Non tutti si potevano permettere nemmeno gli allenamenti. Ma è anche giusto che sia diverso, adesso si vive con un altro benessere, in un altro modo. Però quando fai certi sacrifici ci metti qualcosa in più”.

Cosa ti ha fatto diventare così? Il tempo che passa, l’esperienza…

Le esperienze di vita, l’età, tutto. E allora cerchi di trasmettere un tuo vissuto, qualcosa di importante. Anche il papà di Enea più volte me l’ha detto: per suo figlio sono stato come un secondo padre”.

"Il campione lo riconosci subito. Un talento sprecato? Mattia Pasini, è stato troppo generoso"

Come si riconosce un pilota vero, un campione da uno bravo e basta?

Lo vedi subito. Sulla moto c’è il pilota e lo capisci senza tante storie. Con gli anni che ho, adesso sono in grado di capire e giudicare se uno è un talento nel momento in cui comincia a lavorare. Lo vedi subito se uno è bravo. Capisci se è un talento o se invece è costruito, cioè se ha bisogno di essere messo insieme da tante cose, e gli manca quel talento naturale”.

Chi è il talento che hai visto buttare tutto all’aria?

Pasini ha sprecato parecchio, lui ha parecchio talento, e purtroppo a volte si è fatto prendere un po’ troppo buttando via risultati importanti. Mattia ha avuto diverse disavventure, è uno troppo generoso. Se anche lui avesse calcolato un po’ di più, se si fosse accontentato di un piazzamento, avrebbe fatto anche di più”.

"Bastiani può fare qualsiasi cosa ora, giocarsela con i grandi campioni"

Bastianini, invece, dove può arrivare adesso?

Enea può fare qualsiasi cosa. In MotoGp c’è più elettronica, più cavalli, altre gomme e l’adattamento a tutto questo fa più differenza. Ma per quanto riguarda la moto e il suo talento, Enea può giocarsela con i grandi campioni.

"Il mio Mondiale più importante? Il primo, con Harada"

Otto mondiali, se ne trova sempre uno più importante di altri?

Il primo, negli anni Ottanta, è stato importantissimo. Abbiamo vinto con giapponese che usciva dal suo Paese per la prima volta. Quello con Harada è stato un stato un gran bel Mondiale. L’anno dopo all’Aprilia abbiamo vinto tre mondiali consecutivi e anche quelli sono stati importanti. Un altro momento fondamentale è stato quando sono passato alla Cagiva, lì sono entrato in un giro importante, e sicuramente c’è stata una svolta”.

Italtrans che cosa rappresenta per te?

“E’ una bella realtà, una famiglia vera. Quando sono stato chiamato da loro, all’inizio l’avevo presa come una sfida. Volevo vincere il Mondiale anche in questa categoria. Poi ho capito che si poteva fare di più, costruire un progetto, un percorso. Credetemi, in Italtrans ci sono persone meravigliose. Anche con delle possibilità economiche, certo, altrimenti non arrivi a fare quello che abbiamo fatto. Ma loro sono di più, persone fantastiche che meritano tutto quello che sono, tutto il successo che hanno avuto. Sono a posto, persone di cuore”.

A cominciare da Laura Bertulessi, la Signora Italtrans.

Germano, il cognato, è il primo appassionato. E poi c’è lei, sì, che dirige tutto. Lei è veramente un team manager. Team manager, io la chiamo così. E’ il nostro punto di riferimento. Laura è una con le palle, una che veramente sa cosa vuole, cosa serve, ha quella determinazione che ti spinge a dare il massimo. E’ bravissima”.

Che stagione sarà la prossima?

Io spero nella crescita di Lorenzo Dalla Porta. A parte il finale di stagione, per lui speravo e pensavo qualcosa in più. Ma adesso sono speranzoso nella sua crescita. E poi c’è Roberts”.

Da lui cosa ti aspetti?

E’ stata una scelta nostra perché ci crediamo. Penso possa fare grandissime cose. Al primo test è andato forte. Subito. Abbiamo una squadra forte anche quest’anno”.

Il mondiale del prossimo anno come lo vedi?

Per noi, in Moto2, sarà un anno bello ma difficile, confermarti non è mai facile. Ma certamente daremo tutti il massimo, vogliamo continuare a lavorare nel modo migliore come abbiamo fatto”.

"Nel 2021 vorrei un Mondiale con Marquez. Rossi rimane uno dei migliori 5 piloti della MotoGP"

E in MotoGP?

E’ difficile per le condizioni che stiamo vivendo, ma spero torni a essere un mondiale normale, cioè con gare extraeuropee, con tutte le gare. E con Marquez. Bisogna vedere quando e come rientrerà. Sarà un mondiale ancora un po’ così, strano. Però l’ultimo è stato divertente con tanti vincitori diversi, non è stato così male. Forse più divertente che avere un padrone solo al mondiale”.

Chi lo vince il prossimo?

“Non lo so. Per me Valentino è sempre uno dei migliori cinque della moto GP. E non sarà facile sostituirlo. Ci sono Morbidelli e Bagnaia, che sono dei campioni del mondo pure loro. Possono farcela.

Il Covid quanto incide? Ti fa paura?

Il Covid era una delle cose che ci poteva fermare. Con i miei sono stato molto determinato. Ho detto: ‘Ragazzi, bisogna che stiamo molto riservati, uniti, lasciar perdere le cose che non contano, non andiamo in giro, restiamo a casa’. Non è stato facile, sempre con la mascherina, e poi con la paura che è veramente stressante”.

Adesso Fausto Gresini sta lottando con il Covid.

“Dopo l’ultimo test siamo rientrati insieme. Sempre attentissimo, sempre scrupoloso. E’ un amico, è veramente dura. E’ una sensazione che va oltre, è più dura del lavoro, più forte delle gioie, più di tutto. Io mi sono rifugiato a Lugano. A Voghera ho tutto, anche molte delle cose che mi legano alla passione per le moto, però da quando è iniziata questa seconda ondata mi sono rifugiato a Lugano, mi sento più sicuro”.

La MotoGP si sta avvicinando alla Formula 1? Troppe regole?

Sì, da quel punto di vista si sta perdendo quello che è il vero prototipo della moto. Negli ultimi anni si stanno cercando di livellare le cose. Io le chiamo limitazioni, sono quelle date dalla troppa elettronica, anche dalle gomme. Quando c’è un unico costruttore non c’è competitività. Se non si mettono in competizione le case tra di loro per vedere il miglior prodotto alcune cose si perdono. Se fai qualcosa di diverso, poi tanto non va bene. La Ducati magari avrebbe dominato. Invece così non è possibile”.

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