MotoGP, Dalla SBK ai successi con Rossi e Suzuki: Brivio, l'uomo dei miracoli

Renault lo vorrebbe per gestire la squadra con Alonso: una nuova avventura per Davide, che con le moto ha vinto ogni sfida

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A Davide Brivio le sfide sono sempre piaciute, soprattutto quelle ad alto rischio di difficoltà. Le ha affrontate tutte, con la giusta dose di umiltà e la consapevolezza dei suoi mezzi, e spesso e volentieri le ha vinte. Non è poi così strano che la Formula1 si sia accorta di lui, soprattutto dopo il capolavoro fatto con Suzuki. Da zero al titolo mondiale in poco più di 6 anni. “Non avevamo neanche un cacciavite” ama ripetere Davide.

Una storia nata dal nulla e arrivata al successo, che ricorda molto quello di Brivio, che iniziò la sua carriera in SBK. Era il 1990, il team quello in cui correva Fabrizio Pirovano, e Davide si improvvisò addetto stampa. Le sue qualità vennero subito a galla e divenne ben presto coordinatore del team e poi passare, dal 1995 al 2000, a tenere le redini di quello ufficiale Yamaha per le derivate di serie.

Il 2001 fu il suo primo anno nel motomondiale: naturalmente con la Yamaha, le 500 e Noriuky Haga come pilota. Fin qui il suo curriculum è già  di quelli giusti, ma il meglio arriverà qualche anno più tardi, in MotoGP e con Valentino Rossi.

Davide fu una delle persone a convincere il Dottore ad abbandonare la Honda e a scegliere Yamaha, una storia piena di successi. Brivio e Rossi, insieme, hanno vinto 4 titoli mondiale dal 2004 al 2009. Il suo rapporto si fece sempre più stretto e quando Valentino lasciò la Yamaha per la Ducati, anche il manager lo seguì. Diventò consulente del Dottore e della VR46 per 3 anni, dal 2010 a 2013, poi ricevette una chiamata da Hamamatsu.

Quella proposta affascinante e folle allo stesso tempo, di riportare la Suzuki in MotoGP e renderla vincente. I giapponesi avevano capito che Davide era l’uomo giusto e gli diedero carta bianca. Il reparto corse in Giappone e la sede del team in Italia, una miscela che si è rivelata vincente.

Davide si rimboccò le maniche e, insieme all’inseparabile Roberto, suo fratello, fecero nascere dal nulla quello che sembra un team dei sogni. Spesso con scelte controcorrente ed azzardate, come quella di puntare solo su giovani piloti non cedendo alla tentazione di campioni fatti e finiti per scalare l’Olimpo della MotoGP. Sembrava un’impresa impossibile, è stato un successo straordinario.

Merito di piloti e tecnici, ma il tocco di Brivio è sempre stato ben riconoscibile, creando quella che è sempre stata definita una ‘famiglia’. Una squadra non di nome, ma di fatto, in cui tutti hanno seguito il loro capitano fino alla meta.

Ripensandoci, era solo questione di tempo prima che la Formula1, il gotha del motorismo mondiale, si accorgesse di lui e, su questo non ci sono dubbi, che Davide volesse imbarcarsi in una nuova avventura, nuova e difficile. Anche perché le 4 ruote gli sono sempre piaciute e i trascorsi da navigatore nei Rally a fianco di Roberto ne sono la dimostrazione.

Dal prossimo anno troverà un mondo nuovo e un campione come Fernando Alonso - è attesa una conferma o quella che sarebbe una clamorosa smentita - i motociclisti sanno già per chi fare il tifo.

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