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Top10: ecco le moto più belle del 2020

Quali sono le moto che ci hanno divertito di più del 2020? Le abbiamo messe in fila, una dietro l’altra. Ecco la nostra classifica

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Il 2021 è ormai alle porte, e come facciamo ormai da qualche anno ne approfittiamo per stilare la nostra classifica, senza posizioni ma in ordine rigorosamente cronologico, delle moto che più ci hanno colpito e soprattutto divertito durante il 2020. Eccola qui

BMW S 1000 XR

Detiene il trono di crossover adrenalinica e in grado di soddisfare anche il più sportivo tra i viaggiatori.

La S 1000 XR di BMW è ormai una certezza, e nel 2020 è tornata più tecnologica e cattiva, con il 4 cilindri derivato dalla superbike S 1000 RR che ora arriva a 165 CV. Un purosangue domato però, visto che rimane una tourer affidabile e piacevole al trotto.

Yamaha Tracer 700

Nel 2021 cambierà leggermente il suo nome, trasformandosi nella più concisa Tracer 7, ma la piccola sport-tourer di Iwata è quanto di più diretto, semplice e efficace non si possa chiedere ad una moto di questa cilindrata.

Il CP2 rimane una garanzia, la ciclistica è quella giusta e lo sguardo, con i DRL di nuova generazione, ora la rende ancora più imparentata all’ammiraglia R1.

Harley-Davidson Low Rider S

Una S, quella che campeggia accanto all’iconica nomenclatura del modello di Milwaukee, che mancava da tempo nei listini Harley-Davidson, e che finalmente è tornata.

Chi non apprezza o non conosce a fondo le peculiarità delle custom americane potrà pensare che la Low Rider S non sia altro che l’ennesima variante dei cruiser con il logo Bar&Shield sul serbatoio, ma si sbaglia di grosso.

Manubrio alto e largo, pedane centrali e un motore da oltre 1.800 cc (con una coppia da 150 Nm e quasi 100 CV di potenza), unite all’estetica Club Style ne fanno l’ammiraglia della gamma Softail.

KTM 890 Duke R

E’ un vero peccato che una moto del genere non abbia potuto godere di una presentazione adeguata.

Sì, perché dopo aver fatto bella mostra ad Eicma 2019, la media tutto pepe austriaca è dovuta rimanere ai box causa Covid-19, senza un press-test adeguato alle aspettative che si erano create intorno a lei.

Per questo appena ci è stato possibile abbiamo recuperato rendendola protagonista di uno dei nostri #perchécomprarla e ne è valsa la pena.

120 CV per 166 kg a secco, la sportività estrema che KTM sa condensare all’interno di una nuda e una facilità che la rende per tutte le manette o quasi.

BMW R 18 First Edition

Rimanendo in tema custom non può non essere citato un debutto di quelli importanti: ovvero l’ingresso di un colosso come BMW nel segmento con la R 18.

Il boxer dell’Elica ha trovato una nuova dimensione, letteralmente maxi e una serie di soluzioni tecniche che mixano sapientemente passato e presente, senza rinunciare a parte della tecnologia bavarese.

Forse provarla sulla Route 66 sarebbe stato stupendo, ma anche le “strade del vino” piemontesi dove ne abbiamo saggiato le qualità non sono state malaccio.

Aprilia RS 660

Si è fatta attendere, ma ne è valsa la pena: la RS 660 di Aprilia riporta in auge le sportive medie e lo fa unendo il passato, quello in cui il mercato premiava le carenate versatili, e il futuro del marchio di Noale.

Non una carenata da trackday, ma una sportiva capace di affrontare il commuting senza perdere il DNA Aprilia: il bicilindrico in linea è infatti derivato dalla bancata anteriore del V4 da 1.100 cc di Tuono e RSV4, e la ciclistica è affilata come solo i tecnici di Noale sanno fare. Il risultato? Una delle moto più agili e divertenti dell’anno.

Ducati Multistrada V4

Se parliamo di moto attese, beh, forse la Ducati Multistrada V4 è stata la regina dei rumors e delle anticipazioni.

Chi si aspettava una crossover corsara, come e più delle vecchie Multimoto bolognesi forse sarà rimasto deluso, perché l’ingresso del 4 cilindri a V nella gamma touring di Bologna ha segnato l’epoca della maturità.

Niente più 17” anteriore, addio al telaio a traliccio e al forcellone monobraccio: una rivoluzione che però non toglie nulla, ma anzi accresce il blasone di una dinastia che conta oltre 100.000 pezzi venduti in tutto il mondo.

Honda Forza 750

Non è una moto, è vero, ma neanche uno scooter nel senso più tradizionale del temine. Il Forza 750 di Honda prosegue la tradizione degli “ibridi” di Tokyo, dopo Integra e X-ADV e lo fa allargando la gamma dei suoi GT.

Il bicilindrico da tre quarti di litro si adegua alle normative Euro 5 senza perdere i suoi tratti distintivi: parsimonioso, con una schiena da riferimento e capace di lavorare in estrema simbiosi insieme al DCT, vera peculiarità della famiglia da settemezzo di Honda. Tanta protezione aerodinamica e un comportamento che è molto più da moto che da scooter fanno il resto.

Triumph Trident 660

Sfidare le giapponesi nel loro terreno di “caccia” preferito è impresa ardua, ma Triumph ha deciso di provarci convinta della sua arma: la nuova Trident.

Il nome è ispirato al passato, alla più blasonata tra le sportive di Hinckley negli anni ’70, che tornò con fortune alterne anche nella fine del XX secolo.

Oggi la Trident rimane una tricilindrica, ma diventa capace di accompagnare i meno esperti verso la piena coscienza motociclistica e stupire i manici più navigati con numeri che non fanno gridare al miracolo, ma riflettono tanta sostanza e la giusta dose di tecnologia.

Ducati Streetfighter V4 e KTM 1290 Super Duke R

Meriterebbero sicuramente menzione singola, ma siccome le abbiamo messe una contro l’altra pochi giorni fa ci è sembrato giusto tenerle vicine.

Sono le regine del 2020 se si parla di hyper-naked, e ognuna porta in dote tanti validi motivi per diventare la moto dei sogni. Inutile spendere altre parole, godetevi il video per capire quale fa per voi!

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