All'asta la Isdera Commendatore: la supercar tedesca dedicata a Enzo Ferrari

Un pezzo davvero unico andrà all'asta da Sotheby's, creata da Eberhard Schulz e spinta da un V12 Mercedes che condivideva con la Pagani Zonda C12

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Sotheby's batterà all'asta un pezzo davvero particolare. Stiamo parlando della Isdera Commendatore, una vettura dal DNA tedesco che però ha il nome dedicato al mitico Enzo Ferrari. Una supersportiva unica, con una storia davvero particolare alle sue spalle che vae la pena raccontare per chi non conosce i segreti dietro questa auto che ha la forma di un proiettile ed è letteralmente nata da un sogno. 

Il sognatore autore dello stesso è stato Eberhard Schultz, che nel 1971 mostrò ai pezzi grossi di Porsche la sua prima creatura, ovvero la Erator. Non si trattava di un disegno magari realizzata con maestria dall'epoca giovane designer tedesco, bensì di una vera e propria vettura completa che riuscì ad impressionatre gli uomini di Porsche al punto da offrire a Schultz un impiego in azienda. 

Restò in realtà poco tempo in quel ruolo, prima di spostarsi armi e bagagli alla B&B GMBH & Co Auto KG di Francoforte. L'azienda permire a Schultz di continuare a lavorare sul proprio prototipo che all'epoca era denominato CW311 ed incarnava in un design moderno e spigoloso, con apertura delle porte ad ali di gabbiano. La vettura fu mostrata alla IAA di Francoforte nel 1978 e con una manovra di marketing e comunicazione piuttosto azzardata, riportava sulla calandra la stella a tre punte della Mercedes, tanto da confondere gli appassionati al punto da far pensare che si trattasse di un prototipo costruito da Mercedes stessa. 

La cosa non andò particolarmente giù agli uomini Mercedes, che fecero rimuovere i loghi dalla calandra della vettura, che però già si era ben impressa nell'immaginario collettivo. Nel 1982 Schultz si mise in proprio, fondando la Isdera che in realtà rappresenta l'acronimo di Ingenieurbüro fur Styling, DEsign und RAcing. Alla fine del 1983 fu lanciata sul mercato la Imperator 108i, che era spinta da un propulsore V8 Mercedes da 5 litri di cilindrata. La vettura era completamente costruita a mano e fu prodotta in circa 20 esemplari tra il 1983 ed il 1991, quasi tutti venduti a collezionisti giapponesi facoltosi. Ogni vettura richiedeva un anno per essere costruita. 

Il passo successivo fu dunque la Isdera Commendatore, la cui sigla era 112i. Il riferimento al titolo di Enzo Ferrari è ovvio e da un certo punto di vista si può considerare l'omaggio di un grandissimo appassionato quale era Schulz nei confronti di un mito come il findatore della Casa del cavallino rampante. In questo caso il motore scelto per spingere questa vera scultura si quattro ruote fu il Mercedes-Benz M120 da 6 litri, accreditato di oltre 400 cv. Accoppiato ad un cambio RUF Porsche a sei marce, la vettura sfiorava in sesta la punta massima di 340 km/h, un valore esaltante per i numeri dell'epoca. L'aerodinamica della vettura era palesemente pensata anche per un utilizzo nel mondo delle corse e basta dare uno sguardo alle sue proporzioni per farsi tornare alla mente vetture come la Mercedes CLR o la Porsche 911 GT1. 

Il sogno Le Mans e quel CX da riferimento

L'idea era quella di partecipare alla 24 Ore di Le Mans con la Commendatore ed il cx della vettura in configurazione stradale era appena 0,306. Un dato che prometteva benissimo in vista dello sviluppo di una veste aerodinamica studiata per la classica di durata. Nel 1993 però i sogni di gloria di Schulz si sciolsero come neve al sole in seguito alla crisi economica che attanagliò il Giappone e tagliò di fatto le gambe alla Isdera, che contava sul mercato nipponico per sopravvivere. 

Il progetto fu rilevato da un consorzio svizzero, per poi passare di mano diverse volte tra appassionati facoltosi soprattutto europei. Stiamo parlando dell'unica Commendatore esistente, che ha al proprio attivo circa 10,500 chilometri percorsi su strada ed è attualmente regolarmente targata in Germania. Di certo sarà interessante capire a che prezzo arriverà l'asta organizzata da Sotheby's, visto che valutare una vettura del genere è semplicemente impossibile. Potrebbe arrivare a cifre davvero da capogiro, perché rappresenta a modo suo una interpretazione personalissima di tutto ciò che doveva essere una supercar negli anni '90. 

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