La Dakar ai tempi del Covid: il rischio di ritardi per la disorganizzazione

Obbligatorio il test PCR senza il quale non si sale in aereo e ancora meno si sbarca in Arabia Saudita, ma i laboratori indicati per farlo sono chiusi per ferie!

Share


di Filippo Edimburgo

Parafrasando il celebre scritto di Gabriel García Márquez, L’amore ai tempi del colera, con tutto il rispetto per lo scrittore colombiano vincitore tra l’altro di un premio Nobel, si potrebbe parlare della Dakar ai tempi del Covid.

Prima di tutto tanto di cappello a chi ha deciso di andare avanti con l’organizzazione di una gara – la Dakar oggi – che muove oltre tremila persone fra concorrenti, entourage e organizzazione in un momento così delicato per il mondo intero. La seconda ondata di Covid infatti, almeno in certi Paesi, si sta rivelando addirittura peggiore della prima e non è facile per molti uscire e volare fino in Arabia Saudita. Per questo motivo protocolli, test da effettuare, controlli e altro sono ormai diventati l’unico punto focale su cui si sta concentrando la gara perdendo di vista quelli che sono i suoi valori sportivi. Chi organizza e chi si occupa di organizzare per esempio i viaggi – all’interno di ASO esiste una società che si chiama VSO e che si occupa della parte ‘turistica’ della competizione, cioè viaggi aerei, shuttle bus e alberghi - sta letteralmente impazzendo e le regole che cambiano più o meno ogni due giorni, in ogni Paese del mondo, non aiutano.

Due app sanitarie di monitoraggio consigliate e create in Arabia Saudita...

Nel mese di novembre ASO, società organizzatrice della Dakar, aveva messo in piedi e condiviso con i concorrenti un protocollo estremamente dettagliato rivolto a tutti coloro che avrebbero preso parte, in un modo o nell’altro, alla gara. Le regole erano semplici  da spiegare: all’arrivo all’aeroporto di Jeddah ognuno avrebbe dovuto acquistare una sim card araba e scaricare una delle due app sanitarie locali consigliate e create in Arabia Saudita - Tawakkalna oppure Tettaman - per monitorare le persone e il virus. Una volta scaricata, e una volta raggiunto l’albergo, ci si sarebbe dovuti chiudere in camera per 48 ore in quarantena, segnalando alla App la propria posizione. Allo scadere delle 48 ore la App avrebbe inviato un messaggio indicando un centro dove andare a fare il test e ogni persona una volta effettuato sarebbe dovuta rientrare in albergo in attesa del responso, che poteva arrivare anche dopo 12 ore: totale ore in isolamento 60.

In caso di risultato positivo il malcapitato sarebbe stato isolato per sette giorni. In caso di risultato negativo si poteva uscire tranquillamente e affrontare tutte le operazioni tipiche dei preliminari di una gara come questa: andare al porto a ritirare i mezzi, entrare nel parco assistenza, affrontare le verifiche amministrative e tecniche, e tutto quello che segue.

...sostituite da un test PCR perché queste non funzionavano!

Con il passare dei giorni però si è appurato che le due app suggerite non funzionavano e così l’opzione è stata cancellata. Ora chi arriva in Arabia dovrà imperativamente presentare un test PCR effettuato nel corso delle 72 ore precedenti alla partenza del volo per Jeddah, ed ecco che qui scatta il primo paradosso. Dato che i mezzi al porto saranno accessibili nelle due giornate del 30 e 31 dicembre, dalle 8 alle 18 e dati i due giorni di quarantena obbligatori per tutti un partecipante, quale che sia il suo ruolo, dovrà arrivare a Jeddah almeno il 27. Il che significa fare il test fra il 24 e il 25 dicembre…in un Continente, l’Europa,  che festeggia il Natale. Praticamente impossibile. Non tanto per la data del prelievo, per alcuni il 24, ma per il referto. Peggio ancora se si parte il 28 perché allora in quel caso il test andrebbe effettuato il giorno di Natale, o almeno il 26, che è festivo, o ancora il 27 che cade di domenica.

La soluzione? Centri di analisi...ma chiusi per ferie!

Niente paura ci pensa ASO che ha prontamente diramato una lista dei punti prelievo PCR in ogni Paese. Comprende 14 Paesi in tutto il mondo e diversi punti di prelievo ma, per esempio, per la Francia c’è un solo centro, a Parigi che, a telefonata di richiesta appuntamento, ha risposto che saranno chiusi per Natale e che riapriranno il 5 gennaio. E in Italia? Praticamente la stessa cosa: compaiono tre città, ma il centro è solo uno, di Monza che a telefonata di prenotazione ha risposto che sarebbe stato chiuso dal 24 dicembre.

Problema: senza test PCR non si sbarca in Arabia Saudita...

Insomma la preoccupazione di tutti, ma davvero di tutti, in questo momento è il test PCR senza il quale non si sale in aereo e ancora meno si sbarca in Arabia Saudita.

Una volta risolto il problema ogni persona potrà andare nel suo albergo e aspettare di effettuare il secondo test PCR: per farlo occorre compilare un modulo ed essere inseriti in una lista curata da ASO. In base a questa si accederà poi allo stadio King Abdullah all’interno della Sport City di Jeddah e prima al porto per prelevare il proprio mezzo. Le verifiche, per gli oltre 300 mezzi iscritti si svolgeranno dal primo gennaio, alle 7,30 e fino alle 21,30 e il 2 gennaio dalle 7,30 alle 10,30: 17 ore complessive per fare un lavoro che di solito richiedeva due giorni e mezzo. Basteranno? Soprattutto tenendo conto che a differenza degli altri anni tutta la strumentazione – GPS, Iritrack, ecc ecc – non è stata montata come avveniva di solito al porto di imbarco e tutto dovrà quindi esser fatto allo stadio, al momento dell’entrata dei mezzi al parco assistenza.

Infine una prima voce lanciata e rimbalzata su Radio Bivouac: si mormora che qualcuno, dati i prezzi esorbitanti degli alberghi in Arabia Saudita e date le riduzioni di budget causate dalla crisi economica dormirà al parco assistenza, in tenda, cosa che al momento, stando così i protocolli, non dovrebbe essere possibile e neanche consentita.

 

 

Share

Articoli che potrebbero interessarti