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MotoGP, Cecchinello: "Nakagami non è un kamikaze come i vecchi piloti giapponesi"

"Lavora tanto nel box, anche sui piccoli dettagli. Il suo punto debole? Deve imparare a gestire la pressione, ma lo ha capito"

MotoGP: Cecchinello: "Nakagami non è un kamikaze come i vecchi piloti giapponesi"

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Una delle sorprese di questa stagione è stato Takaaki Nakagami. Il pilota giapponese del team LCR si è trovato all’improvviso tutto il peso della Honda sulle spalle, con Marquez fuori dai giochi e Crutchlow alle prese con problemi fisici. Si può dire che non abbia sfigurato, anche se in gara ha fatto degli errori nei momenti più importanti che gli hanno tolto la possibilità di salire sul podio.

Per il 2021 si è guadagnato la moto ufficiale e dovrà dimostrare di potere fare l’ultimo passo che ancora gli è mancato. Lucio Cecchinello, suo team manager, è sicuro che ce la possa fare.

Ti sareste mai aspettati una stagione del genere per Nakagami?

"Mi aspettavo un miglioramento da parte Taka quest'anno perché aveva già dimostrato nella stagione precedente un potenziale molto buono. Soprattutto considerando che aveva la moto del 2018, che non era così competitiva come il modello del 2019. Lo si vedeva chiaramente dai dati e anche in pista. Ci sono stati alcuni punti chiave su cui lavorare quest'anno e mi aspettavo un miglioramento, ma non così significativo come quello mostrato nella seconda parte della stagione, quando ha fatto vedere di essere uno dei piloti più forti della MotoGP".

In quali aspetti è migliorato e in quali deve ancora fare un passo avanti?

"Taka è migliorato in un paio di aspetti importanti. All'inizio ha capito che c'è una nuova tecnica di guida da usare se si vuole essere veloci su una moto da MotoGP, specialmente con la Honda. Fondamentalmente bisogna iniziare a inclinare la moto in anticipo mentre si entra in curva e questo permette al pilota di utilizzare superficie di contatto dello pneumatico più grande e quindi di essere più performante nella fase di decelerazione. Un altro passo importante che ha fatto è stato l'aumento dell'angolo massimo di inclinazione che gli ha permesso di girare più stretto e di guadagnare tempo. Per quanto riguarda i miglioramenti che dobbiamo fare per il prossimo anno, guardando alle opportunità mancate della stagione 2020, credo che debba gestire meglio la pressione. Lo ha già capito e ne ha parlato in un paio di interviste. Sono fiducioso, questo arriverà con il tempo, con più esperienza".

Hai corso per molti anni al fianco di Nobby Ueda, In che cosa i piloti giapponesi sono diversi dai piloti occidentali?

"Sì, ho avuto Nobby Ueda come compagno di squadra. Era fantastico e un grande pilota. Nobby, credo, insieme agli altri piloti giapponesi della Honda degli anni '90 o dei primi anni 2000, era un pilota molto aggressivo. Tutti loro erano, molto forti. Non avevano mai paura. Avevano una sorta di mentalità da samurai o kamikaze. Credo che il punto di forza dei piloti giapponesi rispetto ai piloti occidentali sia che, quando i piloti asiatici rsoprattutto i giapponesi, sono concentrati su un obiettivo sono molto concentrati. Si approcciano ai loro obiettivi con una mentalità molto forte ed erano anche quasi pronti ad uccidersi per raggiungerli. Per me è stata un buona lezione. Vedo che Taka è un po' più calmo rispetto ai rider giapponesi degli anni '90, è più pragmatico ma sicuramente molto concentrato e determinato. La sua determinazione è fondamentale".

Qual è il suo approccio? E' diverso dagli altri piloti del paddock di oggi?

"Direi che abbiamo lavorato con molti piloti nei nostri 25 anni di storia della squadra e abbiamo capito che ognuno ha la sua personalità e il suo stile. Sicuramente, Nakagami è uno dei piloti più impegnati, passa il suo tempo nel box lavorando a stretto contatto con i tecnici del team, discutendo do ogni singolo aspetto che può essere migliorato: la sua posizione di guida, l'aerodinamica, i rapporti del cambio e molti altri piccoli dettagli. Quindi, oltre a guidare la moto, passa molto tempo a lavorare nel box e credo che questo sia molto positivo perché con le piccole differenze sul tempo sul giro in MotoGP al giorno d'oggi, solo lavorando come un maniaco si può fare la differenza".

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