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Triumph: i segreti della Trident 660 svelati da Andrea Buzzoni

Il DG di Triumph Motorcycles Italia conferma che la Trident è il primo di una gamma di moto da 660 cc e apre a una classica entry-level

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La Triumph Trident 660 rappresenta un modello importante per il costruttore inglese: dopo aver cavalcato l'onda (al momento ancora bella alta) delle modern classic, a Hinckley hanno avuto una intuizione: confezionare moto con un buon equipaggiamento a un prezzo competitivo per attrarre una nuova generazione di motociclisti e motocicliste.

In occasione della presentazione statistica, abbiamo intervista Andrea Buzzoni, da marzo 2019 direttore generale di Triumph Motorcycles Italia, dopo esperienze in BMW e Ducati.

La moto

Le aspettative sulla Triumph Trident 660 sono alte. Costruita in Thailandia, sviluppata e progetta nello stabilimento di Hinckley in collaborazione con il designer italiano Rodolfo Frascoli che si è concentrato sullo stile british e sulle linee minimaliste che evocano la storia di Triumph.

È dotata di componentistica di qualità, come le sospensioni Showa, i freni Nissin oltre a vantare un equipaggiamento tecnologico di alto livello, con un pacchetto completo comprensivo di riding mode a due modalità, controllo di trazione disattivabile e integrato con le modalità di guida, cambio Quick Shift bidirezionale, acceleratore ride by wire, display TFT da 7” a colori compatibile con la connessione “My Triumph” Connectivity System (disponibile su richiesta) e gruppi ottici full LED.

Al centro di tutto però c'è il motore, il nuovo motore tre cilindri da 660 cc, che non deriva dal tricilindrico della Street Triple S ma è stato appositamente progettato con 67 componenti inedite e un impianto di scarico e un set up elettronico dedicato.

Eroga una potenza di 81 CV a 10.250 giri e una coppia di 64 Nm a 6.250 giri disponibileal 90% già lungo la maggior parte dell'arco di erogazione.

Insomma, la Triumph Trident rispondere alle esigenze di una nuova generazione di motociclisti e di motocicliste, non solo giovani ma anche più maturi, che cerca una moto facile da guidare, agile, ma con le moderne dotazioni.

L'intervista

L'appuntamento è nella nuova sede di Triumph Italia di Segrate, inaugurata in pieno lockdown per il coronavirus.

L'ambiente è l'ideale per una chiacchierata rilassata sulla Trident, sul ruolo di Triumph Italia e sui modelli futuri.

Con la Trident 660 Triumph si affaccia in un segmento agguerrito ma comunque centrale del mercato: quello delle roadster medie. Che aspettative avete su questo modello?

Andrea Buzzoni: La Trident deve farci raddoppiare la nostra quota di mercato che al momento è del 7,5%. Vogliamo arrivare al 15% e siamo fiduciosi. Il prezzo è allineato a quelli della concorrenza, dalle quali però si differenzia per stile e caratteristiche. Ma puntiamo anche sul valore residuo che per le nostre moto resta molto alto.

Questo modello rappresenta una porta d'ingresso accessibile al mondo Triumph con un listino che ora parte da meno di 8.000 euro. Quanto è stato difficile mantenere gli standard qualitativi del brand dovendo comunque contenere i costi?

A.B.: Volevamo raggiungere un rapporto qualità prezzo interessante anche se sapevamo che non sarebbe stato facile, anzi è stato un impegno, una sfida difficile. Ma alla fine la Trident non è una moto diversa dalle altre Triumph per raffinatezza e rifiniture.

Il tricilindrico da 660 cc è il cuore di questo progetto e l'accesso alla fetta di mercato di cui parlavamo prima. Lo vedremo anche sulle adventure o su altre famiglie della gamma?

A.B.: Come abbiamo visto in altri casi, quando si progetta una piattaforma non lo fai per farla fine a sé stessa ma la riutilizzi. Quindi sì, in futuro verrà utilizzata per altri modelli.

OM: Dal tuo insediamento come Direttore Generale sono state molte le novità in Triumph Italia, quella più percettebile per i fan del marchio però è che l'Italia ha assunto un ruolo centrale anche ad Hinckley, e la collaborazione con Rodolfo Frascoli è il sintomo più forte. E' stato un cambio di passo spontaneo o hai dovuto puntare i riflettori sulla tradizione motociclistica italiana per spostare la rotta?

A.B.: Ho capito che i mercati, per ogni casa madre, non sono e non devono essere un semplice sbocco ma una importante fonte di informazioni, ma bisogna tener conto di due elementi importanti: la competenza e la pertinenza di quel mercato.

Se Triumph vuole avere informazioni sulle cruiser, non chiederà a noi ma a Triumph USA, il mercato più adatto per quel tipo di moto. Triumph Italia invece può fornire un feedback quantitativo e qualitativo sulle adventure bike.

Le nostre competenze ci permettono di avere ottenere la considerazione da parte di Triumph UK e di farci coinvolgere nelle strategie.

Inoltre, possiamo contare sulla più alta concentrazione al mondo di componentistica e questo aiuta molto.

Se le roadster tricilindriche rappresentano il lato più sportivo del marchio, c’è un altro segmento in cui siete leader e icone, quello delle modern-classic che negli ultimi anni hanno vissuto un vero e proprio boom di popolarità. Potremo aspettarci in futuro anche per le classiche di Hinckley un modello accessibile anche dai più giovani o rimarranno le Street Twin e Street Scrambler le entry-level di gamma?

A.B.: Non posso rivelare nulla al riguardo, ma è possibile che avvenga uno step strategico in quella direzione.

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