Tesla investe 6,4 milioni di dollari per produrre 10.000 colonnine all’anno

L’azienda californiana ha stanziato un notevole investimento per aprire entro febbraio 2021 un nuovo stabilimento in Cina per aumentare la capacità produttiva annua delle colonnine rapide ‘Supercharger V3’

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Tesla sta pianificando di costruire un nuovo stabilimento in Cina per aumentare la produzione delle colonnine di ricarica veloce (fino a 250 kW) Supercharger V3. Originariamente, le colonnine rapide erano prodotte in California nello stabilimento di Fremont. Con il lancio del nuovo modello ‘V3’, la produzione è stata spostata, lo scorso anno, nella Gigafactory di New York dove sono prodotti anche i pannelli solari. La scelta ha permesso di aumentare la produzione e di espandere la rete di infrastrutture. Nel 2020, infatti, Tesla ha tagliato il traguardo dei 20.000 punti di ricarica dislocati in tutto il mondo

La rete di 20.000 colonnine Supercharger nel mondo

L’azienda di Elon Musk non vuole rallentare, anzi ha messo a bilancio un investimento da 6,4 milioni di dollari per costruire un nuovo stabilimento in Cina. La nuova sede avrà una capacità produttiva di 10000 colonnine rapide all’anno e si collocherà, fisicamente, vicino alla già esistente Gigafactory di Shanghai che produce le Model 3 (qui la prova) e dal 2021 anche il SUV Model Y. I processi produttivi cinesi, così come le grandi opere, sono noti per la loro velocità di esecuzione. Il nuovo impianto non fa eccezione ed è prevista l’entrata in funzione per il prossimo Febbraio. L’aumento delle vendite, nel mercato cinese, di auto elettriche necessita di un numero maggiore di punti di ricarica per soddisfare l’incremento della domanda. In questa ottica, per ridurre i costi della logistica, si cerca di localizzare la produzione vicino alla crescente domanda. Ovviamente un’azienda come Tesla applica strategie, non solo locali, ma anche su scala mondiale esportando vetture costruite in Cina in altri mercati. La stessa sorte potrebbe essere riservata per le colonnine ‘Supercharger’, che saranno prodotte in Cina e poi esportate altrove.

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