MotoGP, Dovizioso: "Dopo l'addio a Ducati mi sento leggero e incazzato"

"Mi sento ancora competitivo e vorrei correre, ma non volevo più farlo in questa situazione. Mi mancheranno la mia squadra e tante persone"

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Da domani, dopo 8 anni, Andrea Dovizioso non sarà più un pilota Ducati. Non sarà neanche più un pilota MotoGP a tempo pieno e forse inizierà una nuova fase della sua vita. Lo spartiacque è stata la gara di Portimao, finita con una battaglia per il 6° posto, l’ultima botta di adrenalina.

Andrea, cosa hai pensato quando sei passato sotto la bandiera a scacchi?

Non sono una persona che si emoziona facilmente, anche se negli ultimi anni sono un po’ cambiato. Però oggi ero completamente concentrato sulla gara e sul 4° posto in campionato, ero in lotta con altri 6 piloti, non ero più preciso nella guida, ero in sofferenza col braccio, pensavo solo se quel 4° posto fosse mio”.

E ora, come descriveresti le tue sensazioni?

Mi sento leggero e incazzato”.

Spiegati.

Non voglio dire che questa sia la mia ultima gara in MotoGP, ma solo la mia ultima gara con la Ducati. Mi sento ancora competitivo e non avere la possibilità di continuare a correre in un’altra situazione mi scoccia ma farlo in questo modo non è quello che voglio. Non ero d’accordo su determinate cose ed essere uscito da questa situazione mi fa sentire più leggero. Questo non significa che io sia contro tutto e tutti”.

Però...

Però, dopo 8 anni in questo sistema, oggi finisce tutto e non posso dire che lo vivo male. Non è giusto generalizzare, mi mancheranno tante cose, con la mia squadra ho avuto una relazione speciale e un buon rapporto con tante persone in Ducati. Però c’erano altre cose con mi piacevano e per questo motivo mi sento bene”.

Cosa vedi guardandoti indietro?

Quello che molti hanno dimenticato, ma non io. Qual era la situazione in cui eravamo 6 o 8 anni fa, se ci ripenso sono contento di quello che abbiamo fatto insieme. Purtroppo non siamo riusciti a vincere il titolo, sarebbe stato perfetto, e non siamo riusciti nemmeno a vivere gli ultimi 3 anni in modo non dico speciale ma solo normale”.

Sei entrato nel Mondiale giovanissimo, cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Ho imparato tanto, perché in questo mondo vivi in una bolla ma fai tante esperienze. Sei ancora piccolo quando inizi a confrontarti con persone più grandi di te, vivi e viaggi con loro, devi prendere delle decisioni, devi svegliarti. È pazzesco pensare quanto lo sport possa farti progredire velocemente, capisci che ci sono tanti modi per superare dei muri che ti sembrano invalicabili e quando ci riesci si apre un mondo. C’è sempre qualcosa da imparare, sopratutto in questo momento in cui sono arrivati tanti piloti giovani, che hanno meno esperienza ma che riescono anche a fare alcune cose meglio. Mi sento fortunato ad avere vissuto così, a essere stato costretto a migliorare costantemente, anno dopo anno.

Però questa non è stata la tua migliore stagione.

Prima che iniziasse non sarei stato contento per il 4° posto in classifica. D’altra parte, quest’anno non ho mai avuto delle belle sensazioni in moto, ero sempre indietro, in prova, in qualifica, in gara. Non ho potuto guidare come in passato, eppure ho ottenuto questo risultato, è la dimostrazione che il mio approccio funziona”.

Come sarà la tua vita da domani?

L’ho già detto, mi piace il cross e avrò più tempo per dedicargli ora che la mia vita non gira più intorno alla MotoGP. Non ho programmi e tanto tempo libero, ma non mi metterò sul divano a pensare al mio futuro”.

Ti piacerebbe avere una tua squadra?

Mai dire mai, però ho visto quante beghe ci sono a gestire una squadra, è una cosa da pazzi (ride). Più che avere un team, mi piacerebbe lavorare a livello tecnico con i piloti, ma non sono ancora pronto per farlo. Sappiamo quanto le cose cambino velocemente nel nostro sport, vediamo cosa accadrà”.

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