MotoGP, Petrucci, a Portimao l'addio a Ducati: "Sono partito dai bassifondi"

"Penso di aver fatto un bel percorso, diventando il pilota ufficiale in MotoGP di quella che per me è la più bella fabbrica di moto in Italia. Ricorderò quando gli operai si fermavano in catena di montaggio per salutarmi"

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Il lungo addio tra Danilo Petrucci e la Ducati è giunto alla fine del suo cammino. Una stagione vissuta da separati in casa, che ha regalato ad entrambi gioie e dolori dopo un matrimonio durato sei anni in MotoGP e che ha portato ai trionfi di Mugello e di Le Mans, due perle che rappresentano la ciliegina su una torta che ormai è alla sua ultima fetta. 

Chiamatelo voi fato, destino, fortuna o come più vi piace, ma è di certo singolare che sia proprio Portimao il posto in cui Petrucci e la Ducati si saluteranno per la seconda volta. Un saluto che già avvenne nel 2011, quando Danilo vinse a Portimao con la 1098R il titolo Superstock per poi passare nel 2012 in MotoGP in sella alla Ioda. Solo che quello fu un arrivederci, mentre oggi risulta difficile inquadrare questo saluto in modo diverso rispetto ad un addio. Petrucci è però positivo e soprattutto emozionato, mentre racconta cosa di questi sei anni passati assieme si porterà nel cuore. 

"Mi porterò dietro i risultati, quelli belli - ha raccontato Petrucci-  la Ducati mi ha permesso di vincere in MotoGP, ci sono stati tanti momenti difficili, anche delusioni. Potevo arrivare alla vittoria magari prima, ma come ho detto tante volte è facile dire dopo dove si poteva far meglio. Mi porterò dentro il fatto di aver visto davvero cosa è l’azienda, aver visto gli operai in catena di montaggio che si fermano e ti salutano perché tifano per te. Essere il pilota di riferimento di una fabbrica che è la più bella per me in Italia, soprattutto dopo essere partito facendo il collaudatore delle moto di serie. Sono arrivato ad essere il pilota ufficiale in MotoGP, penso di aver fatto un bel percorso. Sono partito non dai bassifondi, ma proprio da dietro al capannone (ride di gusto, ndr). Sono veramente contento per questo, mi porterò dentro questo affetto. La cosa bella è che ormai negli ultimi anni quando andavo in Ducati mi riconoscevano al cancello ed alzavano la sbarra senza neanche fermarmi". 

Un saluto in una stagione strana e proprio su una pista su cui hai corso ed anche vinto con la Ducati in Superstock.

"E’ stato un anno strano, con tante gare una dietro l’altra. Sono contento di essere arrivato a questo punto, c’è anche una coincidenza particolare e cioè che la mia ultima gara nel 2011 in Stock con la Ducati fu qui a Portimao. Poi sono passato in MotoGP con la Ioda. Questa volta resterò in MotoGP, ma con un’altra fabbrica. E’ stato un caso incredibile! Quella volta ho vinto, ma questa volta sarà difficile. Mi piacerebbe fare una bella gara e salutare il team con un sorriso". 

Il 2020 è stato davvero imprevedibile. Cosa ti è mancato per fare meglio?

"Nessuno si aspettava una situazione di equilibrio come vista in questa stagione. Bastava essere al 99% invece che al 100% per avere difficoltà ad entrare in zona punti. Probabilmente è mancato un po’ la capacità di adattarsi a questa gomma. Guardandosi dietro è facile capire dove abbiamo sbagliato e dove abbiamo fatto bene. Ho fatto errori in qualifica, ma sono soddisfatto di quello che sono stati i miei sei anni con la Ducati". 

Oggi hai scattato una foto con gli altri vincitori in questa stagione. Un paradosso essere tra loro proprio in una stagione così complessa per te?

"Non è un paradosso essere tra i vincitori di una gara in MotoGP. Io avrei pagato da bambino per essere in questo paradosso. Avevo vinto anche nel 2019, quindi sono ancora capace di vincere. Poi farlo tutte le domeniche non è stato possibile per tanti, ma come ho detto sono contento. Volevo fare altre belle gare e ci sono anche state, solo che partivo dietro e non si sono viste tanto. Avrei voluto finire meglio in campionato, ma ormai è andata. Posso puntare ad andare forte in questa ultima gara e poi vedremo. Almeno sono contento di aver vinto una gara in questa stagione". 

Cosa ti aspetti da Portimao con la MotoGP?

"Girare a Portimao con la MotoGP è un grande punto interrogativo. La pista piace a tutti adesso, ma in realtà le piste che piacciono ai piloti sono quelle in cui vanno forte. Bisognerà capire come si comportano le nostre moto su quest’asfalto nuovo e vedere se è davvero divertente per la MotoGP. Io vorrei divertirmi in questo ultimo weekend della stagione". 

Dovizioso ha detto che la Suzuki ha vinto perché è una moto semplice. Secondo te in Ducati si è cercato troppo la sofisticazione dimenticando la semplicità?

"La Suzuki è sembrata una moto completa, ma solo nella seconda parte della stagione perché dopo Jerez avevano tutti l’idea che la moto da battere fosse un’altra. Sicuramente Ducati ha fatto il massimo per quello che erano le sue conoscenze, ha portato evoluzioni che sono sempre state copiate dagli altri. Penso all’aerodinamica, al device che abbassa la moto. Oggi ce l’hanno tutti, prima lo avevamo solo noi. Però è chiaro che ad ognuno piacerebbe avere, per dire, il telaio della Suzuki o il forcellone della Yamaha. A tutti piacerebbe avere la botte piena e la moglie ubriaca. Ducati ha lavorato su quelle aree in cui era più forte, noi piloti possiamo solo trasferire le sensazioni. La cosa difficile la fanno gli ingegneri, quando trasformano quelle sensazioni in qualcosa di pratico e soluzioni sulla moto. Quello non è affatto facile e quest’anno è stata più dura perché non abbiamo praticamente fatto test, non abbiamo provato cose diverse". 

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