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MotoGP, Caso Yamaha: le valvole erano diverse, per durezza e geometria

Le ultime indiscrezioni gettano un'ombra sulle dichiarazioni dei vertici di Iwata: non si sarebbe trattata semplicemente di una partita di un altro fornitore

MotoGP: Caso Yamaha: le valvole erano diverse, per durezza e geometria

Yamaha è finita all’angolo degli imputati e, tutto sommato, se l’è cavata con poco, qualche punto in meno nelle classifiche costruttori e squadre, del tutto secondarie in MotoGP. La Casa giapponese è stata punita dalla FIM per essere intervenuta sui propri motori usati nel primo GP di Jerez per cambiare le valvole senza avere ricevuto il permesso degli alti costruttori.

Yamaha si è difesa dicendo che era stato un semplice malinteso sul regolamento, che non c’era nessuna volontà di prendere vantaggi, in quanto le valvole montate erano assolutamente identiche a quelle depositate con il motore campione, solo prodotte da un altro fornitore.

Secondo quello che è venuto a sapere Speedweek, questo non sarebbe del tutto vero. Il direttore tecnico Danny Aldridge ha infatti inviato all’Università di Padova i due diversi tipi di valvole per avere un parere da una terza parte. Le prove effettuate avrebbero mostrato una durezza del 50% inferiore per le valvole usate a Jerez rispetto a quelle omologate. Cosa che potrebbe essere essere stata la causa delle tante rotture in Spagna.

Non è però finita, perché anche il disegno stesso delle valvole sarebbe stato modificato, riscontrando una differenza di 5 gradi nella loro geometria.

Questi dati mettono in dubbio la spiegazione dei vertici Yamaha, che parlavano solo di diverse forniture, cosa che faceva pensare a una partita difettosa, invece sembra che il componente usato nella prima gara in Spagna sia molto diverso dalla versione depositata.

Queste valvole sono state usate solo a Jerez, poi si è tornati al componente omologato.

Bisogna inoltre sottolineare che Yamaha non è stata penalizzata per avere usato componenti irregolari, ma per avere violato il protocollo che prevede di avere il permesso degli altri costruttori per intervenire sui motori.

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