MotoGP, Un titolo mondiale e sei piloti in lotta: ecco chi vincerà

Mir, Quartarato, Vinales, Morbidelli, Dovizioso, Rins: perché ognuno di loro potrebbe vincere il Mondiale, oppure perderlo

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Tre Gran Premi, 75 punti ancora da assegnare, 6 piloti in lotta per il titolo: sono i numeri per il finale di una stagione in cui ogni pronostico è stato regolarmente confutato. Così, quando mancano ancora due gare a Valencia e una a Portimao per assegnare l’iride 2021, la situazione è più che mai aperta.

Anzi, questi numeri non sono del tutto corretti, perché affidandosi alla mera matematica sono 14 i piloti che hanno ancora una speranza iridata, da Mir a Zarco, che con 73 lunghezze di svantaggio è in teoria ancora in gioco.

Considerando che tutto può succedere, i favoriti per l’alloro sono in sei: Mir, Quartararo, Vinales, Morbidelli, Dovizioso e Rins. Abbastanza nomi per potere affermare che un favorito probabilmente non esiste.

Allora, meglio chiedersi perché ognuno di loro può vincere o non vincere questo Mondiale.

Joan Mir (137 punti): la costanza che premia

PERCHÉ SÌ - Dopo l’errore a Brno ha decisamente cambiato passo e, con l’eccezione della gara bagnata a Le Mans, è sempre finito nei primi 5 al traguardo. Di più, negli ultimi 8 GP è stato sul podio 6 volte. Il suo ruolino di marcia è assolutamente il migliore e, in un campionato in cui gli altri e bassi sono protagonisti, la costanza di risultati è la migliore qualità. E Mir la possiede.

PERCHÉ NO - L’unico neo in questa stagione è la mancanza di una vittoria, che tutti gli altri suoi avversari hanno già conquistato. Senza nulla togliere a Joan, non riuscirci sarebbe una mancanza per un campione del mondo. Inoltre lo spagnolo è solamente al secondo anno in MotoGP e l’esperienza di alcuni suoi rivali è maggiore.

Fabio Quartararo (123 punti): attenti alla pressione

PERCHÉ SÌ - Tre primi posti, il francese è il pilota che ha vinto di più in questa stagione. La sua velocità quando tutto funziona a dovere è indiscutibile e Fabio ha dimostrato di sapere sfruttare al meglio la sua Yamaha. Anche e soprattutto in qualifica, partendo in prima fila 9 volte su 11 Gran Premi.

PERCHÉ NO - Il problema di Quartararo è la pressione, non solo delle gomme come capitato nella prima gara di Aragon. Questo lo ha portato a inanellare risultati deludenti, dimostrazione ne è il fatto che è salito sul podio solo quando ha vinto. 

Maverick Vinales (118 punti): genio e sregolatezza

PERCHÉ SÌ - Il talento di Maverick non si può mettere in discussione, è in una squadra ufficiale e ha l’esperienza giusta per puntare al titolo. Quando le cose girano come vuole, stargli davanti è un’impresa per tutti.

PERCHÉ NO - Il vero problema è che non si sa mai cosa potersi aspettare da Vinales. Sembra non conoscere le mezze misure e alterna domeniche da applausi ad altre dove sembra avere messo una controfigura al suo posto sulla M1. Per capire quale Maverick vedremo nelle ultime gare, non si può fare altro che aspettare.

Franco Morbidelli (112 punti): il più outsider tra gli outsider

PERCHÉ SÌ - Basta rivedersi l’ultima gara di Aragon per capire perché Franco ha tutte le carte in regola per lottare per questo campionato. Passo dopo passo Morbidelli ha raggiunto un’unione quasi perfetta con la sua M1 e gli altri sono rimasti a guardare. Viene da pensare dove sarebbe oggi senza la rottura del motore a Jerez e l’incidente con Zarco in Austria.

PERCHÉ NO - Di tutti i contendenti al titolo, Franco è l’unico che non dispone di una moto ufficiale. Vero che le differenze fra la sua M1 e quelle di prima fascia sono piccole, ma anche che in una stagione così tirata anche i particolari fanno la differenza.

Andrea Dovizioso (109 punti): favorito sulla carta, sfavorito nei fatti

PERCHÉ SÌ - Il Dovi si è conquistato sulla pista l’appellativo di anti-Marquez nelle ultime stagione e sarebbe abbastanza per darlo come favorito. Intelligenza e strategia sono due sue qualità, molto importanti quando il rush finale sembra una rissa per l’abbondanza di pretendenti. Senza dimenticare che fra tutti i piloti è quello con la maggiore esperienza.

PERCHÉ NO - In questo momento, Andrea sembra essersi già arreso, come se il campionato non fosse più nelle sue mani. Per i suoi standard, questo è stato il suo peggiore campionato negli ultimi anni. La nuova gomma Michelin gli è risultata indigesta, ha dato l’addio alla Ducati a poche gare dall’inizio, non ha mai trovato la giusta velocità. Se non troverà il modo di tornare quello che era, il Mondiale rimarrà una chimera.

Alex Rins (105 punti): meglio tardi che mai

PERCHÉ SÌ - Tre podi, di cui una vittoria, nelle ultime quattro gare dicono molto sullo stato di forma di Alex Rins. Aveva iniziato il campionato come la punta di diamante della Suzuki, ma l’incidente a Jerez aveva complicato tutto. Risolti i problemi fisici, lo spagnolo ha ricordato a tutti che la stoffa del campione non gli manca. È quello che arriva con il maggiore slancio nel finale.

PERCHÉ NO - La sua rincorsa parte da molto dietro, perché 32 punti non sono facili da recuperare. Ancora di più quando non è un testa a testa con un solo avversario, ma con cinque. La velocità e la bravura potrebbero non bastare, servirà anche fortuna.

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