MotoGP, GP Teruel: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Morbidelli va in estasi e Dovizioso in depressione. Mir e Rins concreti e pericolosi, Quartararo e Vinales non pervenuti

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Dicono che la perfezione non esista, ma non hanno visto la gara di Morbidelli ad Aragon. Un’apnea lunga 23 giri, senza un inciampo, un’esitazione, una macchia in un assolo sempre in crescendo. Franco ha dominato il GP di Teruel, mostrato muscoli, intelligenza, precisione. Uno spettacolo che Rins si è goduto da vicino senza potervi mai partecipare, un po’ più indietro Mir, per cui un altro podio è un anche un altro gradino verso il titolo.

Tutti gli altri, si sono fatti raccontare la gara al traguardo. Vinales e Quartararo, semplici comparse, le Ducati e Dovizioso, arrivati in ritardo, quando il sipario era già chiuso.

Il campionato rimane incerto, tutto è ancora possibile. Anche l’impossibile. E adesso Morbidelli lo sa.

IL BELLO – Franco in the sky with diamonds. O meglio, sul podio con 25 punti in più in classifica, gli stessi che ora lo separano da Mir. Un viaggio pscichedelico indotto dall’alta velocità, al ritmo del 4 cilindri della sua Yamaha che graffiava come la chitarra di Hendrix, con una lucidità disarmante, impressionante. La scoperta di un’altra dimensione per Morbidelli è coincisa con la vittoria più bella e meritata della sua carriera. Non era un sogno, ma la realtà. E ci sono altri 3 GP per continuare a viaggiare.

IL BRUTTO – Quando un altro pilota vince con la tua stessa moto (anzi, più vecchia di un anno) le scuse stanno a zero. Quindi non ne hanno né Fabio Quatararo né Maverick Vinales, che possono solo cercare di non ripetere gli stessi errori a Valencia. Arrivati ad Aragon col piglio dei conquistatori, hanno lasciato a capo chino il deserto attorno al circuito che fa il paio con quello dei loro risultati.

IL CATTIVO – La legge non è uguale per tutti. Si inaspriscono le penalità per chi trotterella in pista in cerca di una scia, ma sono se guida una Moto3. Martin inscena con Bezzecchi un battibecco con tanto di spintoni e non vengono presi provvedimenti. L’unica certezza rimasta è la bandiera gialla: se sventola non significa che ci sia una serata danzante, ma che il tempo viene cancellato. “Fatta così è una regola stupida” ha spiegato Miller. Cattivo, ma giusto. 

LA DELUSIONE – Gomme che non vanno, motori che si fermano, setup che non si trovano, tutto il meglio del peggio in pochi giorni. Per vincere un Mondiale la regola è fare meglio degli altri, non meno peggio. La Ducati non la sta rispettando. Per trovare la strada servono una bussola, un navigatore satellitare, una mappa, qualsiasi cosa ma in fretta.

LA CONFERMA – La precisione giapponese, l’organizzazione italiana, il talento spagnolo, tutto frullato nel box della Suzuki. Gran moto, gran squadra e grandi piloti. Di nuovo sul podio, in testa alla classifica, favoriti nella volata finale. 

L’ERRORE – Tutto troppo bello per essere vero: il rinnovo, la pole position, un passo da record. Takaaki Nakagami ha fatto tutto bene, per poi cadere dopo una manciata di curve. Inutile infierire e neppure giusto, il conto pagato dal giapponese è stato troppo salato.

LA SORPRESA – Jaume Masia non aveva ancora vinto una gara in questa stagione prima di mettere a piedi ad Aragon. È tornato a casa con una doppietta. 

IL SORPASSO – Preciso e millimetrico come il taglio di uno chef pluristellato. Il coltello era la Honda, sopra c’era Alex Marquez, dall’altra parte della lama Vinales, il tagliere le ultime due curve. Gran bel gesto, peccato poi la caduta.

LA CURIOSITA’ – Honda ha festeggiato il suo successo numero 800 nel motomondiale. A metterlo in bacheca è stato Masia. Ecco gli altri piloti che avevano centrato le pietre miliari: 1° GP Tom Phillips, 100° Luigi Taveri, 200° Jimmy Filice, 300° Alex Criville, 400° Haruchika Aoki, 500° Valentino Rossi, 600° Dani Pedrosa, 700° Marc Marquez.

IO L’AVEVO DETTO – “In tasca ho un segreto che userò il gara” gongolava Nakagami. Non pensavamo fosse il tasto dell’auto-espulsione.

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